domenica 30 marzo 2014

CAMPO AI BIZZI (VI).
  
            Alla fine della guerra furono avviati i primi ed unici processi contro i criminali nazifascisti, uno per gli eccidi compiuti in Maremma e nella provincia grossetana e l’altro per quello contro i minatori di Niccioleta. Alceo Ercolani fu indicato come il maggiore responsabile delle stragi e nella sentenza presso la Corte d’Assise di Grosseto pronunciata il 18 febbraio 1946, furono emesse  condanne esemplari: De Anna, Maestrini, Pucini, Ciabatti, Gori: alla pena di morte per fucilazione; Ercolani e Scotti: 30 anni di reclusione. La Corte di Cassazione, alla quale fu appellata la sentenza, annullò le condanne e riaprì una nuova fase processuale nel mutato clima politico che si era instaurato in Italia coi governi democristiani appoggiati dalla destra neofascista, fino a giungere, nel 1954, alla cancellazione di molte pene e rinviando il giudizio definitivo  ad una nuova istruttoria  presso la Corte  di Perugia. Di fatto le pene furono tutte ridotte e annullate e gli imputati rimessi in libertà. Come saprete, molte di queste carte sono state per decenni occultate nei cosiddetti “armadi della vergogna” e soltanto da poco i medesimi sono stati aperti portando ai processi per  i nazisti della strage di Sant’Anna di Stazzema, processi ininfluenti sul piano effettivo delle pene, data la morte di quasi tutti gli imputati, ma di grande valore morale perché, come è noto, i crimini commessi contro l’umanità non cadono mai in prescrizione! L’unico fucilato fu Giovanni Nardulli, il comandante della GNR di Massa Marittima, al quale risultano addebitati molti delitti perpetrati nel territorio maremmano, fuggito al Nord il 9 giugno 1944, riparato ad Asti e processato dopo la Liberazione nella primavera del 1945. Risulta che Alceo Ercolani rientrò prestissimo al suo paese natale in provincia di Viterbo dove si godette la pensione della Repubblica Italiana tra l’amicizia e la stima della popolazione.
            A seguito dei fatti di Campo ai Bizzi, la Brigata di Mario Chirici, si divise in alcuni gruppi partigiani, uno dei quali, comandato da un massetano, Elvezio Cerboni, capitan Mario, si spostò nei boschi di Berignone  tra Volterra e Pomarance, mentre un altro, alla guida di Velio Menchini, si portò nell’area senese, da dove proveniva. Per profondi contrasti ideologici e strategici, anche un gruppo di partigiani comunisti e azionisti lasciò la Brigata del Chirici, e si installò sui monti della Carlina al comando di Bargagna e di Stoppa dando vita alla XXIII Brigata Garibaldi, mentre altre bande, tra le quali la “Camicia Bianca” comandata da Renato Piccioli, si sposteranno tra Massa Marittima e Suvereto, ed altre ancora tra Suvereto e la costa livornese. Tuttavia nuove forze arrivarono ad ingrossare la formazione di Mario Chirici fino a trasformarla in una vera e propria brigata, la III Brigata Garibaldi, Banda Camicia Rossa”.
            La complessa storia di questi avvenimenti, seguire azioni militari, spostamenti, sconfitte, errori e anche le drammatiche frizioni ideologiche all’interno delle Brigate Partigiane, non è adesso possibile esaminare e presenta ancora, per gli studiosi, molti lati lacunosi nonostante l’immensa mole di documenti e pubblicazioni, nonché la presenza in Toscana di importanti Archivi Storici della Resistenza e della Liberazione.
            E così, per merito dei suoi 1302 partigiani, dei suoi 1.568 patrioti, dei suoi 166 caduti per la causa della Liberazione, dei suoi 155 caduti in combattimento, dei suoi 4 dispersi, del suo altissimo e imprecisato numero di feriti, la provincia di Grosseto ha l’orgoglio di essere stata la prima in Italia a venir liberata dalle formazioni organizzate della resistenza. Gli alleati, quando arrivarono, trovarono quasi ovunque l’ordine, trovarono i governi locali funzionanti con alla guida gli uomini del CLN, e fu facile per il Governatore Alleato insediare il Sindaco e la Giunta, espressione democratica di tutti i partiti antifascisti.


                                                                                              (continua)





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