lunedì 18 settembre 2017

AI MIEI CARI AFFEZIONATI LETTORI!

Da domani 19 settembre 2017 e credo per una decina di giorni, sarò costretto ad interrompere il Blog a seguito di una operazione chirurgica che richiederà precauzioni visive. Credo che andrà tutto bene, trattandosi di un operazione di cataratta all'occhio sinistro al quale, però, purtroppo, ebbi una "trombosi retinica", quindi l'intervento sarà un po' più delicato. A presto e buona salute!
Carlo.

domenica 17 settembre 2017






La cumparsita


 Quando mi assale la tristezza senza motivo
apro un vecchio armadio che tengo in cantina,
accarezzo il tesoro che laggiù è ancora vivo,
scorrendo  le mie inesperte mani
sulla tastiera di madreperla screziata della
                                               Farfisa.

Mi par di sentirlo ancora battere il piede
su quel lucido pavimento di legno
della casa di Raspino, mentre le languide
note dalla finestra aperta, salivano
in cielo, tra i fioriti rami del ciliegio
                                               e del melo.

Non ho mai imparato a ballare il tango,
ma non invidiavo i miei amici acrobati
che si esibivano allo Chalet del Piazzone,
perché sotto i rami curiosi
che s’affacciavano sulla terrazza coperta,
su  quelle note sensuali stringevo
il mio amore segreto. Credo che mio padre,
suonasse solamente per noi,
per attutire i battiti dei nostri  cuori,
mentre sulle sue labbra sbocciava un lieve

                                               sorriso.

sabato 16 settembre 2017

PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 40.

 57. Inverno a Praga

          A Praga, si legge sui depliants pubblicitari della Cedok (l’Ente Turistico di Stato Cecoslovacco), è bello andare in tutte le stagioni tanti sono i motivi d’arte, di storia, di costume, che questa mirabile città contiene, ma è soprattutto in primavera, quando gli alberi da frutta della collina di Petrin sono in fiore, risplendono al sole le guglie d’oro dei campanili e la musica sinfonica di prestigiosi complessi invade giardini, vicoli e palazzi austeri, che si coglie tutto il fascino e l’essenza più profonda di questa città e di questo popolo.
         La “primavera di Praga”, una stagione magica che ci entusiasmò nove anni fa, che poi vedemmo violentemente soffocare e intristire in quel periodo oscuro chiamato “normalizzazione” che, come per tutte le “normalizzazioni” altro non significò se non l’arresto di un processo profondo di rinnovamento che non solo prefigurava il risarcimento di innumerevoli, tragici eventi storici, ma riaffermava quei valori umani di partecipazione, libertà, democrazia, sui quali si fondano le speranze di chi, anche nel nostro Paese, vuol costruire quella società a misura di uomo, che è la società socialista.
         Avevamo ed abbiamo ancora amici, compagni, in quella città e in quel Paese. Uomini laboriosi, onesti, patrioti. Alcuni, dopo aver militato nella Resistenza contro i nazisti, subirono discriminazioni e nonostante ciò rimasero fortemente convinti della giustezza dei loro ideali e del fatto che il nuovo “regime popolare” fosse, nonostante tutto, superiore a quelli precedenti. In quei sei-otto mesi del 1968 le loro lettere divennero travolgenti: l’entusiasmo per il nuovo superava l’amarezza delle tante piccole e grandi angherie subite o delle quali erano stati testimoni, c’era una grande volontà di lotta per affermare nuovi modi di vivere e di governare senza rinunciare a quelle importanti conquiste sociali che pure avevano ottenuto.
         Poi le lettere si son fatte più rade, reticenti, allusive. E’ riapparso il sospetto, la paura che una frase, un pensiero potessero scatenare le ire dei guardiani dei “padroni del Palazzo” e quindi subire un danno, o fisico o morale, per loro stessi e per le loro famiglie. Abbiamo rispettato questo silenzio, anche nello stilare questa breve nota.
         Altri e di ben altra levatura stanno discutendo sulle cose fondamentali che hanno caUsato tali degenerazioni, sul rapporto tra democrazia e socialismo, su come deve essere una società pluralista, basata sul consenso e la partecipazione e che veda la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Noi, per le cose che sappiamo di quelle esperienze, cerchiamo sempre di superare, a livello individuale, il dogmatismo, l’intolleranza, la violenza per costruire rapporti nuovi con chi ci è vicino. Tutti i giorni. Nascono dalle piccole le grandi cose e la nostra testimonianza non sarà inutile. E pensando a quegli amici, a quei compagni ancora immersi “nell’inverno di Praga”, ci vengono a mente i versi di una canzone popolare spagnola (e può andar bene anche per la Cecoslovacchia), che dice:

In Spagna i fiori
che nascono d’aprile
non nascono per gioia
nascono per dolore
di tre anni di spari
di tre anni e mille
in cui il popolo ha resistito
solo contro il fucile.

In Spagna i fiori
non vogliono più vivere
perché il popolo spagnolo
morì d’aprile.

Ma i fiori ritornano
e chi li ha fatti morire
non sa che i fiori
sbocciano ad ogni aprile.

La Spagna non è morta
e mai potrà morire.
Il popolo e i fiori
non li ammazza il fucile.









venerdì 15 settembre 2017




Miracoli della Vergine. 
Testi volgari medievali, Einaudi, Millenni, 1999.

Lettura consigliata (e, se troppo impegnativa, per le 1293 pagine, andare a pagina 711 e iniziare a leggere i 375 miracoli  della Vergine Maria scritti dal re  Alfonso X El Sabio – i Cantigas de Santa Maria – tra il 1270 e il 1283). Anche se nella traduzione italiana, per quanto perfetta, si perdono in parte i suoni delle rime del testo scritto in galeo-portoghese, la lettura è assai semplice e…divertente per la tipologia dei miracoli fatti. Ad esempio, ieri sera prima di dormire ho letto lo spassoso “miracolo” : Come Santa Maria salvò la badessa incinta, che si era addormentata  piangendo davanti al suo altare”. Le varie strofe di questo sorprendente miracolo sono accompagnate, come un ritornello, da queste parole:

Dobbiamo amare con tutto il cuore
santa Maria e pregarla
che mandi su di noi
la sua grazia, perché il demonio
svergognato non ci faccia

cadere in errore né in peccato. 

lunedì 11 settembre 2017



PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 39.


56. Si fa presto a dire fame. Un libro da non dimenticare.

Siamo andati quest’anno, in un pomeriggio grigio e ventoso di fine estate, sulla collina di Mauthausen per visitare ciò che rimane del tremendo Lager, oggi museo. Molto è stato fatto per cancellare, per abbellire: c’è erba verde tutto intorno, e ci sono snelli pioppi e lindi cortili asfaltati, le baracche, vuote, son tinte a nuovo, ci sono fiori e turisti. Tuttavia c’è quanto basta per riaccendere i ricordi sopiti, per stringere il cuore d’angoscia e di muto dolore: i forni crematori, le camere a gas, le celle degli esperimenti, il muro del pianto, la scala della morte e le celle di tortura...ci sono fotografie di tanti italiani, di seimila compagni, lavoratori del nostro Paese che non sono più ritornati. Di questo triste “Campo”, modello agli altri che furono disseminati in tutta Europa dalla follia nazista, ce ne dà una viva rappresentazione Piero Caleffi in un suo antico, bellissimo libro che proprio in questi giorni, al ritorno, ho letto e che consiglio in particolare ai più giovani lavoratori onde riflettere su inquietudini nuove (che la fuga di Kappler, accolta con malcelata soddisfazione dall’opinione pubblica tedesco-occidentale ha evidenziato), che mi fanno venire in mente alcuni famosi versi di Bertolt Brecht:

...per poco costoro non dominarono il mondo.
I popoli li fermarono. Ma intanto
non vorrei che voi celebraste il trionfo:
il grembo che li generò è ancor fecondo.

Il libro di Caleffi è stato scritto nel 1954, a nove anni dalla sua tremenda esperienza di prigioniero nel Lager di Mauthausen dove era stato rinchiuso per la coerente militanza progressista e antifascista. Il carattere, il tono del libro, risente di questa impostazione ideale, è pervaso cioè dal continuo sforzo di comprendere il fenomeno dei “Campi di sterminio”, tenendosi ugualmente lontano dal facile vittimismo, come dall’altrettanto facile odio per i diretti persecutori, ma facendo risalire al sistema nazifascista la responsabilità di tanto barbara repressione, unica nella storia.

         Un ammonimento, quindi, una esortazione a sfuggire alle tentazioni dell’esercizio della violenza, dell’umiliazione dell’avversario, del fanatismo, dell’odio, che furono fattori fondamentali della logica che condusse ieri al nazifascismo e ai campi di sterminio e che potrebbero oggi, in condizioni storiche diverse, ma assai complesse e difficili, far precipitare di nuovo l’umanità nella regressione e nella barbarie. Piero Caleffi, Si fa presto a dire fame, Ed. Mursia, Milano, 1974[1].



[1] Pubblicato sul n. 6, 5 ottobre 1977, a cura di gc.