lunedì 18 giugno 2018




Sull’antica scala.

Sull’antica scala, sull’alto muro,
dove la mano non arriva,
svetta  il flessuoso bambù:
solitudine dei singoli steli
che il vento accarezza  incessante
e fa fremere, come il ricordo
di un’antico amore. 
Gli tiene compagnia l’esile
rosso papavero, fiore di una
breve stagione, mai sazia di sole
e di baci.  Ma non ci sarà
nessuno ad apprezzare
 l’evanescente idillio.

A. Cho-Dama

venerdì 15 giugno 2018












A CAPO NORD!

Il desiderio di viaggiare in Scandinavia è sempre stato in me fortissimo. Volevo arrivare a Capo Nord. Il primo tentativo fu nel 1986, avevo acquistato una Fiat 127 di terza o quarta mano a benzina alla General Cars gestita da un conoscente, partimmo, in tre, io, moglie e la figlia minore, in estate.  La bellezza della Danimarca ci catturò, e così girammo il paese in lungo ed in largo, con molte avventure piacevoli ed una pericolosa, perché rischiammo di rimanere “insabbiati”  viaggiando sulla spiaggia del Mar del Nord mentre stava sopraggiungendo l’alta marea. Alla meglio riuscimmo a disinsabbiarci alleggerendo il carico e mettendo sotto le ruote i rami degli alberi portati dalle maree; ma non eravamo i soli: molte auto si trovavano nelle nostre medesime difficoltà! Ricordo ancora la grande bevuta di grappa che facemmo per superare lo schok!

Il secondo tentativo, un po’ meglio preparato, fu l’anno seguente (12/7 - 3/8). Avevamo finalmente la nostra prima auto nuova una Seat Ibiza rossa. Sempre noi tre. In due o tre tappe, prendendo il traghetto a Elsinor , giungemmo in Svezia, pernottamento in casa di privati  a Skanes sulla strada per Stoccolma, con un bel sole e clima mite. I due giorni seguenti viaggiammo verso Stoccolma dove ci fermammo due notti visitando la città con un tempo splendido. Seguendo  la strada Ovest  sostammo ad Uppsala dove dormimmo in un Hotel per un meritato riposo. L’indomani sostammo a Rattvik assistendo a scene autentiche di folklore alla chiesa sul lago. Si dorme a Mora in uno chalet di legno. In piena campagna nei pressi di Ostersund. La notte non è mai buio. Si viaggia sulla Bla Vagen entro bellissimi paesaggi di montagne, neve e cascate giungendo in due giorni in Novegia a Mo-i-Rana e al Circolo Polare Artico. Oltrepassammo di pochi chilometri il Circolo Polare Artico e fummo presi dallo sgomento nel vedere quella strada stretta, tra montagne coperte dai ghiacci…eravamo abbastanza provati ed avemmo paura a proseguire. Facemmo marcia indietro e la famiglia che ci aveva ospitato a Mo-i-Rana rimase sorpresa nel vederci ritornare! Ci riposammo un giorno! E poi giù, verso casa, in un viaggio bellissimo che durerà ancora 13 giorni, vivendo esperienze meravigliose, ma…verso sud, con tre giorni di sosta nella città di Oslo! Percorremmo 9060 km su strade ed autostrade, prendemmo 7 traghetti e ci divertimmo tantissimo, ma il Nord rimaneva un sogno.

Infine, ecco il terzo tentativo, organizzato con più precisione. Intanto una novità, non saremmo stati soltanto noi tre. Partimmo per Capo Nord  il 9 luglio 1988. Una famiglia di nostri amici, che viaggiava con auto e roulotte, si sarebbe trovata in Svezia a Skelleftea ed in quella località l’appuntamento con noi era il per 13 luglio. Anche loro avevano la figlia minore. Appuntamento perfettamente riuscito! Da Skelleftea  a Rovaniemi (Finlandia) per Karasjok. Sosta a Oldefiord. Si lascia la roulotte e si prosegue con le due auto! Si traghetta sull’isola di Mogeroya e finalmente dopo gli ultimi pericolosissimi 50 km tra la nebbia ed il ghiacci si arriva a Capo Nord! Si cena e si brinda in 8 “amici” perché per strada si erano uniti a noi due giovani italiani, contenti di trovare un calore “familiare”. Si dorme in macchina in attesa del “sole di mezzanotte” che non si vede perché nascosto da una fitta nebbia gelata. Ci svegliamo, in una balugine atmosfera fredda e senza sole, tuttavia inconsueta e spettacolare, a Capo Nord. Ci avventuriamo per una escursione a piedi su un pianoro a strapiombo sul mare, riprendendo l’auto con un bel sole, verso il traghetto e Oldefjord, dove lasciamo gli amici che si riagganciano alla roulotte e proseguono per la via più breve verso l’Italia mentre noi  proseguiamo il giro lungo per Hammerfest, magnifica cittadina fiorita. E poi visitiamo molte capanne dei lapponi.  Arriviamo a Tromso e il vento della notte ha pulito il cielo. E’ un lungo e fresco tragitto (555 km.) tra fiordi, lapponi, neve e cascate. A Tromso ritroviamo gli amici della roulotte e, in parte con la funivia e in parte con un’ora di cammino a piedi su per la montagna che lo sovrastava si arriva a una notevole altezza dalla quale osserviamo il SOLE rimanere sempre sospeso al di sopra della linea dell’orizzonte fin dopo le 24,30. Si dorme in camping. Il mattino seguente si rimane nella cittadina di Tromso con un bel sole caldo, per visitare il museo del folklore e l’acquario. Lasciata Tromso, dopo 122 km., si dorme in un camping a Starstenner sul fiordo, per riposarci un po’. Il giorno seguente, una bella giornata calda, si parte per l’arcipelago delle Lofoten. Bellissimo viaggio su arditi ponti e traghetto auto fino a Svolvaer, capoluogo delle isole e si dorme da in una casa di privati. Cena in birreria e dopo cena la gentile signora padrona della casa dove pernottiamo ci porta in un locale a bere un caffè. Si rientra dopo la mezzanotte. Il mattino ci svegliamo in una bella giornata. Partiamo per una escursione all’arcipelago. Proviamo ad entrare nell’acqua marina ma è freddissima…osserviamo il nidificare degli uccelli e le grate dove vengono messi a seccare gli stoccafissi. Pranzo al sacco sulla spiaggia. Infine arriviamo sull’ultimo lembo di terra “A” e ci fermiamo in camping, proprio di fronte al mare dove si trova il mitico gorgo del Malestrom del racconto di Poe! Sulla tarda sera inizia a piovere e la notte fonda ci trova in viaggio sotto la pioggia fino a una sosta alle 24,30 in un camping per dormire a Bjernik, dopo visioni baluginanti dei fiordi, dei monti e dei villaggi deserti. Abbiamo percorso 494 km. Ci svegliamo sotto un cielo coperto e arriviamo a Narvik in mattinata. Si visita il Museo della guerra e si passeggia nel centro della città. Arriviamo a Fauske verso sera fermandoci dopo aver percorso 286 km. in una deliziosa casetta per un meritato riposo e una cenetta da noi cucinata. Da Fauske si riparte verso il Circolo Polare Artico norvegese, con una sosta a Bodo. Il percorso è bellissimo. Si giuge a Mo-i-Rana e si dorme nella stessa casa dell’anno precedente! Bellissima stagione. L’indomani si parte da Mo-i-Rana verso Trondheim e nel percorso facciamo una lunga escursione sulla montagna Mojesen ed alle cascate di Lakefoss. Ci fermiamo a Otta in un camping dopo 419 km. Sulla tarda sera inizia a piovere. Ci fermiamo per un giorno a Trondheim. Da Trondheim si prende la  Peer Gynt Strasse visitando sul percorso  il Museo all’aperto di Lillehammer, il più grande della Norvegia. Verso sera piove e fa fresco . Si dorme a nord di Oslo in un camping.  Oggi visita di Oslo, piccoli acquisti, la città è invasa dai giovani per un concerto di Bruce Sprignstin. Si dome presso Moss in camera privata. L’indomani si rientra in Svezia e si visita il grande centro archeologico di Tanum con le rocce rupestri preistoriche dipinte di rosso e il cimitero dell’età del bronzo. Si dorme a nord di Goteborg in una hytta cucinando spaghetti! Visitiamo la bella città di Goteborg sotto  la pioggia, e il magnifico Museo della Fotografia. Ci imbarchiamo per Helsingor osservando una grande luna e si dorme avventurosamente in una roulotte. Eccoci infine a Copenaghen, visita della città.  Da Rodby si traghetta per la Germania e il tempo si fa’ bello. Ci fermiamo a visitare il Lager di Berger Belsen dove morì Anna Frank, facendo poi sosta a Gersfeld, piccolo grazioso centro termale. Si dorme finalmente in una bella camera! dopo aver percorso 589 km. Proseguendo il viaggio verso sud ci fermiamo a visitare Rothenburg e il Castello di Fussen dove, dopo molte peripezie, si trova da dormire dopo 418 Km. Il giorno seguente (martedì’ 2 agosto) si visita il Castello Imperiale di Fussen e poi, con una corsa senza soste si arriva a casa alle ore 21 dopo aver percorso gli ultimi 750 Km.! In totale abbiamo percorso in auto 10.603 Km! Impossibile raccontare le tante piacevoli avventure e incontri di questo memorabile viaggio, che, purtroppo, non avremo più la possibilità di ripetere e, soprattutto, dopo 30 anni  non ritroveremmo la sua magia!  

Scandinavia, 1988.

Con la memoria ripercorro il lungo viaggio
in quelle terre dalla strana forma d’orso
che tanto avevo scrutato sulla mappa
appesa nell’aula delle scuole elementari,
dove abitavano genti bellicose,
e fanciulle  bionde dagli occhi azzurri,
le stesse di tanti film, nei quali,
squarciata la cortina di una perenne felicità,
forti contrasti esistenziali e profondi turbamenti
prendevano il sopravvento nei miei pensieri
e le suggestioni culturali di Ibsen,
Munch, Bergman e  Grieg, evocavano
tetre immagini di morte e di tristezza.

Società solo apparentemente semplici,
 con una sola chiave di lettura:
emancipazione sessuale, voglia di vivere
e la piena occupazione, ma, anche, alcolismo
non frenato dal proibizionismo
e una altissima percentuale di suicidi.

L’impressione più profonda e durevole
che è rimasta in me, quella del predominio
della natura, nei suoi multiformi aspetti:
di acque, nevi, ghiacci, selve, rocce, cascate
e cieli aperti su orizzonti sconfinati,
e luce che in estate pare eterna
e poi, viene il regno della tenebra, per mesi
a sottolineare questo antico dualismo
che è in tutte le cose,  Dio-Demonio,
Morte-Vita, Ebbrezza-Malinconia…
ed ha la fissità senza tempo
dei perduti giorni d’infanzia.

Il segno dell’uomo altro non è
che una live scalfittura sul corpo immenso,
ed anche dove esso appare più netto e profondo
si avverte tutta intera la sua fragilità, la provvisorietà.
Basterebbe una minima diminuzione della temperatura
delle acque marine perché la sua presenza
fosse nuovamente respinta
dalla banchisa e dalle tormente…
o un progressivo riscaldamento
per cancellare la vita nelle grandi città costiere.

Ed è forse in quest’estrema sintesi,
in questo continuo rimando alla conoscenza di noi stessi
che procurano le grandiose forme dell’ambiente esterno,
che hanno origine le malinconiche
e struggenti visioni di inutilità e transitorietà dell’uomo
e gli eccessi più sfrenati di gioia e voglia di vivere,
come ci si rivelano nelle magistrali opere
 di Munch di Ibsen, Grieg, Bergman
e dello scultore Vigeland al Parco di Oslo.

Si corre per migliaia di chilometri
entro sconfinate foreste, laghi e pianure al Sud
e poi per monti modellati dalle glaciazioni
che paiono altissimi e sui quali
si ergono piccole pietraie votive,
tra i ghiacciai ed i nevai eterni
accerchiati dall’effimera fioritura di erbe artiche,
in nebbie veloci e improvvise che nascondono
il precipitarsi di acque bianchissime in gole profonde,
verso fiordi sottili e intricati come scritture runiche,
che portano chiese e barche, luce, ciliegie,
fragole, mele, calore e vita quando meno te lo aspetti
e già disperi di trovare un rifugio e gente ospitale.

E poi la chiara notte senza luna e senza stelle,
con il carillon dei campani dei greggi bradi
erranti su rocce aspre dipinte dal vento e dai licheni,
pecore e renne e alci e le altre invisibili presenze
tra magia e realtà che da un immemore tempo sognavo:
il tempo, anch’esso magico e fiabesco,
di quando in pace entro noi stessi si stava
                senza paura dell’universo amico.

lunedì 11 giugno 2018




PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 97.

Questo nostro “giornalino”

Un “giornalino” che è giunto al suo 69° numero (al 70° considerando il numero “zero”) e al quale hanno lavorato e collaborato nel corso del tempo molti compagni, molti lavoratori. Esso è di tutti ed è aperto all’apporto e al contributo, anche critico, ma costruttivo e onesto, di quanti hanno a cuore la vita del sindacato e vogliono aiutarlo a crescere e migliorare. Per questo non ci stancheremo mai di invitare gli iscritti, i simpatizzanti, i lavoratori tutti, a partecipare con idee, suggerimenti, scritti, affinché il “giornalino” non sia solo quello strumento pure assai importante, di informazione e divulgazione degli avvenimenti sindacali e di fabbrica, ma anche e soprattutto un mezzo di formazione sociale e culturale che solo la partecipazione, la discussione, lo scambio di esperienze e di opinioni possono dare.
L’errore più grave che i lavoratori possono commettere, oggi più che mai, è quello di vedere e considerare solo il ristretto interesse personale, di lottare per rivendicazioni e conquiste settoriali e corporative che, se pure momentaneamente importanti e appetibili, li allontanerebbero e dividerebbero da tutto il resto della società, spezzando così quella unità e solidarietà di classe che sola può far prevalere e vincere le forze del lavoro e progressiste su quelle padronali e conservatrici.
Sempre, dunque, accanto agli interessi particolari e specifici della categoria, dobbiamo tenere conto del panorama sociale ed economico che ci sta intorno, delle altre categorie di lavoratori, dei disoccupati, dei giovani, dei pensionati, e per tenerne conto dobbiamo sapere, parlare, confrontarci, discutere insieme. Dobbiamo, infine, abbattere completamente e definitivamente vecchi tabù e ataviche divisioni che purtroppo, spesso anche inconsciamente, continuano a separare ed allontanare persone che avrebbero tutte le caratteristiche per vivere, amare, lottare, vincere insieme.
Ed anche temi di più ampio respiro come droga, terrorismo, guerra, fame nel mondo, ci interessano e ci riguardano, poiché non ci saranno pace e sicurezza per nessuno se non ci saranno pace e sicurezza per tutti e non verranno sanati gli enormi squilibri che oggi esistono tra Nord e Sud, tra paesi ricchi e paesi sottosviluppati, se non cesseranno le guerre di dominio e di sopraffazione, se le ricchezze non saranno più equamente e umanamente distribuite. Tutto ciò vogliamo continuare a trattare e sviluppare sul nostro “giornalino”, mantenendoci in stretto rapporto coi bisogni e le aspirazioni dei lavoratori ai quali chiediamo collaborazione e sostegno. In tal modo pensiamo di supplire, almeno in parte, a quella carenza di rapporto diretto che c’è oggi, purtroppo, tra sindacato e lavoratori, e che non ci stancheremo comunque di ricercare, stimolare e superare.
Il “giornalino” dunque continuerà a vivere, anche tra mille comprensibili difficoltà, ma sappiano i lavoratori che, mentre chi si sacrifica e si impegna per fini ambiziosi e personalistici, non ha bisogno del sostegno e della comprensione di nessuno, chi invece lavora e si sacrifica per fini sociali e collettivi, nell’interesse dei cittadini e del Paese, ha molto spesso bisogno, per superare difficoltà e delusioni, di quel sostegno e di quella solidarietà che solo i lavoratori sanno e possono dare.
Come nostra consuetudine, dedichiamo questo numero di “Informazioni Fnle-Cgil” (dicembre1981), al riepilogo delle attività svolte nell’anno ed alla sintesi dei principali argomenti trattati, il tutto corredato naturalmente da nostre impressioni e valutazioni.
Ringraziamo sentitamente chi ci ha fin qui seguito e letto con attenzione e tutti quei compagni che sempre si sono prestati e prodigati alla stesura, stampa, preparazione e divulgazione del “giornalino”.

domenica 10 giugno 2018





PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 96.


Situazione iscritti alla Fnle-Cgil di Larderello (1982)

Raffronto con alcuni anni precedenti:            1976   n. 499
                                                                     1977   n. 523 (+24)
                                                                     1978   n. 534 (+11)
                                                                     1979   n. 540 (+  6)
                                                                     1980   n. 564 (+ 21)
                                                                     1981   n. 570 (+  6)

Il dato dell’anno 1981 si riferisce al 16/12/1981 e potrebbe subire, sia in aumento che in decremento, lievi variazioni. Esso non tiene conto di n. 9 nuovi iscritti che hanno già firmato la delega con decorrenza 1.1.1982.
Nel corso dell’anno 1981 si sono avute le seguenti modifiche: Nuovi iscritti n. 41, Dimissionari n. 2, trasferiti da Enel ad altre attività lavorative n. 2, trasferiti da Enel-Larderello ad altre unità dell’Enel n. 14, pensionati n. 7, deceduti, n. 1.
Nei 570 iscritti alla Fnle-Cgil di Larderello abbiamo considerato, ai soli effetti statistici, i compagni di Lago (GR) in quanto a seguito nuova ristrutturazione territoriale della Cgil, facenti parte della Fnle-Cgil delle Colline Metallifer- Follonica. Mancano invece circa 10 iscritti delle centrali geotermiche di Radicondoli-Amiata, facenti parte della Fnle-Cgil di Siena.
Pur non avendo conseguito l’obiettivo dei 600 iscritti alla Fnle-Cgil, limite mai raggiunto dalla Cgil a Larderello, ci siamo andati veramento molto vicino. Infatti se ai 570 iscritti del 1981 si sommano i nuovi iscritti con decorrenza primo gennaio 1982 e i 10 di Radicondoli-Amiata si toccano le 589 unità. Senza l’alto numero dei trasferimenti interni all’Enel (14 nostri iscritti sono partiti da Larderello nel 1981) l’obiettivo dei 600 tesserati sarebbe stato veramente raggiunto.
Invitiamo tutti i compagni a non trascurare gli aspetti organizzativi e del proselitismo poiché i lavoratori senza tessera sindacale sono ancora molti (oltre il 10% dei dipendenti), in particolare tra i Quadri tecnici, impiegati, donne. Siamo certi che l’area di adesione ideale al nostro sindacato va molto al di là dei pur brillanti incrementi di iscritti registrati negli ultimi anni. Questi risultati hanno una storia, non sono casuali, ma frutto di un lavoro paziente ed oscuro che tuttavia deve essere un vanto ed un impegno permanente di tutti i compagni!
Non c’è oggi nessun comparto produttivo, nessun organismo sociale, dentro la Fabbrica, che non ci veda presenti con un ruolo sempre più forte rispetto al passato. La Fnle-Cgil, grazie all’apporto di tutti i suoi militanti, si è profondamente rinnovata nelle sue strutture direttive, nei metodi di democrazia interna, e nei rapporti coi lavoratori, mantenendo lo spirito unitario, pluralista, umanistico che sempre l’hanno contraddistinta. Un saldo legame di amicizia e di stima caratterizza i rapporti tra i compagni del Comitato direttivo e, fatto non secondario, la trasparenza dei comportamenti individuali è sempre presente in modo da mettere al primo posto l’impegno verso i problemi degli iscritti e dei lavoratori tutti, a volte sbagliando nell’impostazione, o non approfondendo adeguatamente alcune questioni, o sottovalutandone altre…ma pronti a correggerci e aperti ai suggerimenti e alla critica.
Per questi motivi, mentre guardiamo con fiducia al futuro, cogliamo l’occasione di porgere un saluto fraterno ai pensionati e ai nuovi iscritti; i primi, ci auguriamo, presenti sul terreno dell’impegno sociale nei luoghi della loro residenza, anche attraverso la Federazione Italiana Pensionati della Cgil (SPI), i secondi nuova linfa di idee, entusiasmo, partecipazione sui posti di lavoro.
Un pensiero rivolgiamo anche ai compagni deceduti, sia pensionati che ancora in servizio. In ultima analisi è la somma di tutte le esperienze vissute, dei contatti umani, allacciati in lunghi anni, del ricordo, a farci essere quelli che siamo, la memoria storica che si fa presente e futuro ce li fa essere ancora vicini.

sabato 9 giugno 2018




PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 95.

Biblioteca di Larderello

 

In data 7 ottobre 1981 abbiamo ricevuto una lettera dal Cre di Larderello, indirizzata a tutte le oo.ss., in cui si chiedevano consigli e suggerimenti per aggiornare e migliorare la Biblioteca del Circolo, in modo da poter realizzare un servizio culturale più qualificato e più aderente alle esigenze dei lavoratori e dei cittadini. Come segretario della Fnle-Cgil ho ritenuto opportuno offrire un piccolo contributo, scaturito dalle ripetute conversazioni all’interno del “gruppo di lavoro del “giornalino”.

Spettabile Cre Larderello,
i problemi che riguardano il funzionamento delle Biblioteche pubbliche italiane sono da anni all’attenzione degli esperti. Proprio in questi giorni è stata ristampata dall’editore Einaudi di Torino un’opera utilissima per chi si occupa di formazione e gestione di Biblioteche: “AA.VV., Guida alla formazione di una Biblioteca pubblica e privata”, che prende in esame la famosa Biblioteca pubblica “Luigi Einaudi” di Dogliani. Per quanto riguarda lo specifico della Biblioteca del Cre-Larderello, si impongono alcune riflessioni:

1) accessibilità
2) indirizzo e specializzazione
3) finanziamenti

Per il primo punto pare che l’attuale sede decentrata impedisca la fruizione da parte di un numero più elevato di lavoratori. L’invio di cataloghi sui Reparti o nelle sedi periferiche del Cre innesca una procedura un po’ macchinosa che non sempre invoglia alla richiesta di un libro. Sede ideale sarebbe all’Ingresso dello Stabilimento di Larderello nelle sale del Palazzo de Larderel.

Per il secondo punto, la Biblioteca del Cre dovrebbe superare il limite della genericità, una delle non ultime cause della crisi delle biblioteche, e indirizzarsi verso alcuni filoni specializzati, quali, ad esempio:
a)     Biblioteca della cultura e delle tradizioni artistiche e popolari della Valdicecina e delle Colline Metallifere;
b)    Biblioteca scientifica sull’energia e sulla geotermia;
c)     Biblioteca storica del movimento operaio toscano;
d)    Biblioteca storica sulla “Larderello” e su “Larderello”.

     In questo senso occorrerebbe l’acquisizione di parte della Biblioteca Aziendale dell’Enel di Larderello e dell’Archivio Storico del Museo, anzi, sarebbe opportuno che l’attuale Museo passasse in gestione al Cre, per toglierlo dal negletto abbandono nel quale versa, e per operare una profonda ristrutturazione culturale dello stesso. Sui filoni di specializzazione la Biblioteca potrebbe dar vita a molte interessanti iniziative (stampa di un proprio bollettino, allestimento di mostre in Italia e all’estero, conferenze, proiezioni di audiovisivi, dibattiti, ecc.). Il tutto, naturalmente, legato alla quantità di risorse economiche disponibili. Mi rendo conto che attingendo esclusivamente al bilancio del Cre quanto sopra è irrealizzabile occorrendo, come minimo, 4-5 milioni all’anno. La ricerca dei finanziamenti dovrebbe coinvolgere gli Enti Locali, la Regione Toscana in primo luogo, il Ministero competente, le oo.ss. e i lavoratori attraverso una sottoscrizione. Importanza determinante avranno anche gli Organi di promozione e gestione dell’iniziativa, per i quali mi pare prematuro accennare in questa fase. La Fnle-Cgil si rende fin da ora disponibile ad un approfondimento di quanto esposto.

giovedì 7 giugno 2018


 Alfredo Gallistru





10 giugno 1944: ONORE E MEMORIA DEI PARTIGIANI DELLA III^ BRIGATA GARIBALDI “CAMICIA ROSSA” CADUTI IN COMBATTIMENTO  A MONTEROTONDO MARITTIMO (GR) NELLO SCONTRO CON UN REPARTO  DI UN BATTAGLIONE NAZISTA.

La notte del 9 giugno 1944, verso le ore 23, un gruppo di 60 partigiani della III^ Brigata Garibaldi, al comando del Maggiore  Chirici e del Tenente Gallistru, sollecitati dal CLN locale, entrarono nel paese di Monterotondo Marittimo accolti da un indescrivibile entusiasmo della popolazione.  Si trattava infatti di distribuire alle famiglie del paese ed agli sfollati piombinesi, olio e grano presenti all’Ammasso, il quale era già stato oggetto di rapina, in varie occasioni, da parte dei nazi-fascisti. La mattina  seguente vi fu uno scontro,  fuori del centro abitato, con un reparto tedesco. Nello scontro, oltre ad un numero imprecisato di soldati tedeschi, caddero in combattimento tre partigiani mentre rimase ferito gravemente il Tenente Gallistru, di ventidue anni, il quale morrà nella notte seguente trovando ancora la forza di inneggiare alla Patria libera e di incitare i compagni alla lotta. Questo eroe, medaglia d’Argento al Valor Militare, era un Ufficiale dell’Esercito Italiano, mandato allo sbando l’8 settembre 1943. Era nato a Ruinas, in Sardegna, di profonda fede cattolica, vice-comandante della III^ Brigata Garibaldi. E’ sepolto nel “Sacrario della Resistenza” nel Cimitero di Massa Marittima. Con lui caddero: Mario Cheli, Medaglia d’Argento, Gino Borsari ed Ercole Ferrari, due soldati modenesi che si erano uniti alla Brigata Partigiana. Rimasero feriti quattro partigiani, e poco dopo, sul versante opposto del monte, fu trovato il cadavere di Ateo Casalini, ucciso la sera stessa del 10 giugno mentre rientrava in paese con un mulo carico di armi.

mercoledì 6 giugno 2018




2-3 GIUGNO 2018 GRANDE FESTA DI PRIMAVERA A CASTELNUOVO DI VAL DI CECINA

Sono stati due giorni molto intensi, sia per il numero degli eventi in programma, sia per l’alta affluenza  di paesani, turisti, operatori commerciali e artigiani, nonché concerti musicali, esibizioni di atleti, mostra fotografica, spettacoli folcloristici , gastronomia  della tradizione locale e non, tutto come recitava il copione “VIVI CASTELNUOVO VAL DI CECINA: 2 GIORNI DI SPORT; BENESSERE; MUSICA BUON CIBO IMMERSI NELLA NATURA”.  TUTTO HA FUNZIONATO ALLA PERFEZIONE. GRAZIE A CHI SI E’ DATO DA FARE: CONFCOMMERCIO, AMMINISTRAZIONE COMUNALE; DIPENDENTI COMUNALI,  ASSOCIAZIONI LOCALI.

In Via della Repubblica, oltre agli stand di eccellenti artigiani, sia locali che non, ha aperto i suoi battenti l’atelier dei pittori Claudio Bruni e Rosalia Dell’Agnello in una delle due uniche  esposizioni che ogni anno i due artisti regalano ai visitatori, castelnuovini e forestieri. Insieme alla riproposizione di opere degli anni passati vi figuravano quest’anno, in modo particolare, le più recenti opere di Claudio Bruni, sorprendenti per vivezza di colori e per un dosato mixer di astrattismo e verismo, che fanno intuire le  grandi potenzialità creative di questo appartato artista. Davvero un “evento in più” al già ricco calendario delle attrazioni che questo piccolo Borgo ha messo in campo!