martedì 25 luglio 2017



In aprile ho pubblicato La farfalla", con l'immagine delle sue verdi ali.  In luglio ecco il giallo delle stoppie, poi a novembre ci sarà il colore della terra, bruno; spero infine veder la magia bianca della neve!

La farfalla.

Da quattro lati guarda la mia casa:
a sud il crinale con le seghettate cime degli abeti,
luogo che mi riporta agli anni
della breve e sognante giovinezza;

a nord la torre fumante di bianco vapore
che indica la direzione del vento,
 a sua intensità ed anche l’alta o la bassa pressione
foriera di un cielo sereno o di pioggia imminente;

ad ovest, il più soleggiato, dov’erano un tempo
i campi di grano e la grande quercia antica,
ci sono quattro palazzi e una via
con due panchine, dove giocano
i bambini, stanno le comari a frascheggiare,
e cicaleggiano immigrate albanesi e marocchine.

Al di là, verso il monte, 
ed oltre quello il mare, un cippo
al piede d’un fico dottato,
ci ricorda quattro partigiani fucilati
dai nazisti, ma più mi opprime una
finestra buia, dove due cari amici
trovarono la morte per non sapersi amare;  

ad est, il lato a me più caro,
quello, per capirci, dove ammirare Cassiopea
e il profondo cielo stellato, il sorger  misterioso
della luna e, talvolta, il dolce color d’oriental
zaffiro che nel mattino sereno d’inverno
brilla sulle innevate vette del Casentino.

Affacciati al balcone ho mostrato
a una giovane amica, la grande farfalla
fuggita dal cielo, con le ali aperte,
verdi di grani, in questa stagione di boschi
ancora spogli, ma saranno poi gialle
e dopo brune, infine bianche di neve e brina;
essa scandisce il tempo mio che il cuore
non affanna, e solo il ricordo infiamma.

Stupita di questo segno arcano
che non gode da una via di città serrata,
ma che non può condividerlo,
troppo lontana,timidamente m’ha sussurrato:

sei fortunato amico mio e chi t’ama.

domenica 23 luglio 2017


PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 25.


40. Ai compagni attivisti[1]

         L’attuale fase storica in Italia vede sul tappeto i grandi problemi di fondo della società, tra i quali si evidenzia quello dell’unità organica dei lavoratori e delle Organizzazioni sindacali. E’ pertanto necessario compiere un serio sforzo per estendere la presenza sindacale in tutti i posti di lavoro, per elevare la coscienza politica dei lavoratori, e in particolare dei delegati di reparto che dovranno diventare sempre più la vera struttura sindacale unitaria dentro la Fabbrica.
         Siamo consapevoli della volontà unitaria della Cgil e della Fidae e pertanto un rafforzamento del nostro sindacato può accelerare, in un momento nel quale si profilano serie difficoltà all’interno della categoria, questo processo. Abbiamo conseguito negli anni 1973 e 1974, come Fidae di Larderello, grandi successi reclutando 235 nuovi iscritti e passando, nel reclutamento, al secondo posto in Toscana, preceduti solo da Firenze. Complessivamente in Toscana abbiamo incrementato di 635 iscritti la forza della Fidae che rafforza così la sua maggioranza (55%) rispetto alla Flaei (38%) e alla Uilsp (6%).
         In tutte le province, tranne Pisa, siamo il sindacato maggioritario segno che intorno alle nostre proposte unitarie, alla nostra intraprendenza organizzativa, alla nostra coerenza nelle lotte, si allarga sempre di più il consenso dei lavoratori e, in particolar modo, dei giovani. Da questa forza ci derivano notevoli responsabilità alle quali potremo far fronte solo con un impegno maggiore da parte di tutti gli iscritti, ma soprattutto degli attivisti e con un ulteriore allargamento della base organizzata. Dopo i successi riportati notiamo un rallentamento nell’azione di reclutamento, azione che deve essere, come sempre, condotta alla luce del sole, senza demagogie e false promesse, rispettosa delle idee dei lavoratori ed estremamente corretta nei confronti delle altre Organizzazioni sindacali. In questo spirito vi invitiamo a riesaminare attentamente sui posti di lavoro l’impegno organizzativo per fare compiere un nuovo balzo in avanti alla Fidae-Cgil, nell’interesse generale di tutto il movimento.


 41. Noterelle sui problemi della geotermia (settembre 1975)[2]
  
1)    Per il concatenarsi di numerosi recenti avvenimenti, il principale dei quali resta la maggiore difficoltà per il nostro Paese di disporre di prodotti energetici d’importazione a basso costo, si è risvegliato un generale interesse per le fonti nazionali di energia, e in particolare per quella d’origine geotermica, fonte che da sempre ha rappresentato per l’Italia un primato mondiale.
2)    Questo generale interesse ha coinvolto sia il mondo scientifico, sia quello politico, sia l’opinione pubblica e gli organi di informazione hanno dato molto spazio alla questione energetica (Il Popolo, Il Corriere della Sera, Il Messaggero, L’Unità, L’Europeo, La Nazione, Il Sole 24 Ore, Il Telegrafo, Paese Sera...).
3)    Generalmente la stampa non ha risparmiato critiche al Governo ed all’Enel. In primo luogo per la subordinazione della politica energetica italiana alle multinazionali del petrolio, in secondo luogo per non aver sviluppato le risorse nazionali (acqua, gas, geotermia). A detta dei commentatori l’Enel ha gestito la geotermia in modo burocratico ed apatico, causando dequalificazione a livello scientifico e perdendo il primato che la società “Larderello” aveva conquistato su scala mondiale (Produzione: 1971 2,664 Mdi/kw/anno; 1972 2,582; 1973 2,480, 1974 2,502).
4)    Attraverso una struttura organizzativa inadeguata, causa permanente di conflittualità interne, l’Enel ha cercato di emarginare la geotermia, relegandola a fenomeno quasi folkloristico, del tutto trascurabile e di limitate potenzialità produttive, comunque una risorsa non suscettibile di contribuire al superamento del gap energetico.
5)    La stesura del “Piano energetico nazionale” ha trovato l’Enel impreparato a formulare validi e credibili programmi a medio e lungo termine. Per il breve termine, purtroppo, non c’è più nulla da fare. Nel settore geotermico assistiamo ad un perdurante vuoto di idee e iniziative concrete.
6)    Il fatto nuovo è la possibilità che l’Enel perda il monopolio nel settore della geotermia. Infatti nella bozza di “Piano energetico” vengono attribuiti compiti importanti all’Eni.
7)    Vi sono molte ragioni per ritenere che la forma mista Enel-Eni, joint-venture, così  come tratteggiato dal “Piano” sia causa di ulteriori conflitti, di sprechi e di ritardi operativi perdurando l’attuale quadro politico alla direzione del Paese.
8)    Può l’Enel affrontare seriamente, con successo, la ricerca, la coltivazione e lo sfruttamento su scala nazionale delle risorse geotermiche, assolvendo il ruolo di operatore unico che anche il “Piano energetico”, ambiguamente, introduce? Pensiamo di si, se si realizzeranno le seguenti condizioni:
a)     struttura unitaria che sia preposta alla geotermia nell’ambito Enel. Potere decisionale e sufficienti investimenti. Adeguamento degli organici per i settori della ricerca, perforazione, manutenzione, produzione. Rinnovamento dei macchinari elettrici. Acquisto di nuovi gruppi generatori. Potenziamento parco sonde e parco logistico.La struttura di Larderello, unificata, dovrebbe costituire il nucleo principale dell’organismo geotermico nazionale.
b)    elaborazione di un ampio programma di ricerca delle forze geotermiche sul territorio nazionale che preveda la collaborazione del Cnr, delle Università, dell’Eni e delle Regioni.
c)     elaborazione di un programma di sfruttamento che contempli:

-         le possibilità di produzione di energia elettrica dal vapore surriscaldato;
-         le possibilità di produzione di energia elettrica da miscele vapore-acqua;
-         le possibilità di produzione di energia elettrica da acqua calda.

Questo programma dovrebbe essere attuato in collaborazione con il Cnr, i Centri di ricerca universitari ed il Settore elettromeccanico a proprietà pubblico-privata.

d)    elaborazione di programmi per la messa a punto di tecnologie avanzate nella creazione di campi geotermici
 artificiali, in collaborazione con gli esistenti Istituti pubblici, italiani e stranieri.
Programmazione dello sfruttamento a fini non elettrici dei fluidi geotermici da attuarsi con apposite convenzioni tra l’Enel, Regioni interessate e le Aziende pubbliche (Eni), operanti quest’ultime nel settore chimico.
e)     democraticizzazione dell’Ente, suo decentramento e ruolo partecipativo delle Organizzazioni sindacali alle scelte strategiche. Controllo attento del Parlamento sull’Enel e sull’Eni.
f)      rilancio della politica geotermica a partire dalla formazione di nuovi quadri tecnico-scientifici all’interno delle Università; dall’elevazione professionale del livello dei lavoratori; dalla riconsiderazione dei ruoli fondamentali della ricerca e delle tecnologie avanzate; da rapporti di collaborazione internazionale volti a porre di nuovo in campo mondiale la preminenza del peso dell’esperienza italiana in tutti i settori dello sfruttamento delle risorse geotermiche per consentire nuovi sbocchi di mercato ad importanti Aziende nazionali.
9)    Le Organizzazioni sindacali, le forze politiche e sociali della “Regioni Boracifera”, hanno una ricca tradizione di lotte e di impegno per conseguire lo sviluppo delle “forze endogene”, sviluppo non visto circoscritto ai Comprensori toscani, ma considerato quale componente di notevole importanza per l’economia nazionale.
10)           Un filo rosso lega le lotte per la nazionalizzazione della ex “Larderello SpA” a quelle per la democraticizzazione dell’Enel, per una piena valorizzazione delle risorse geotermiche e per l’incremento occupazionale.
11)           Al pari di altri comparti industriali ed agricoli e delle riforme sociali, il problema del mancato sviluppo della geotermia deve collegarsi a precise scelte politiche, di come cioè è stata governata l’Italia negli ultimi trenta anni.
12)           Uranio, geotermia, lignite, gas, sole, maree, vento, centri di ricerca, sviluppo della ricerca scientifica pura: sono stati sacrificati ai monopoli del petrolio, alle collusioni politico-economiche delle società multinazionali, alla dipendenza dai paesi capitalistici dominanti (Usa).
13)           L’Enel, l’altro grande imputato, oltre al Governo, non è stato che l’emanazione diretta di queste scelte politiche, l’esecutore di un piano suicida che ha portato l’Italia verso la più grave crisi energetica della sua storia. Ci sarebbe inoltre da valutare quanto abbiano pesato l’inefficienza tecnica, l’impreparazione, la corsa alle poltrone ben remunerate: caratteristiche di una classe dirigente pasciuta nei pascoli del sottogoverno democristiano.
14)           Oggi, in un quadro politico profondamente mutato, di fronte alla gravità della crisi economica e non solo economica, anche i margini delle scelte dei gruppi dominanti si sono ristretti. E’ possibile incidere su questi gruppi, cambiare i rapporti politici, gli indirizzi economici e produttivi sotto l’azione congiunta ed unitaria di un ampio schieramento di forze sindacali, sociali, politiche.
15)           E’ pertanto indispensabile che la Fidae-Cgil e soprattutto le strutture orizzontali della Cgil, si impegnino a fondo ricercando il più ampio momento unitario, per imporre alla controparte di Governo e dell’Enel un piano energetico che preveda il totale e razionale sfruttamento delle risorse geotermiche.
16)           Senza poter affrontare un discorso tecnico vorrei ricordare che oggi lo sfruttamento del calore terrestre non è più un problema locale, di Larderello, ma un problema internazionale. Tale importanza nello sfruttamento del calore non soltanto è rapportabile a quanto già realizzato in alcuni Paesi, ma dalle immense potenzialità energetiche delle risorse geotermiche per molteplici settori di applicazione (produzione di energia elettrica, serricoltura, calore per processi industriali e civili).
17)           Non è casuale che negli Usa le grandi compagnie petrolifere  abbiano messo le mani sopra le più promettenti aree geotermiche del paese prevedendo, specialmente dopo l’anno 2000, l’energia geotermica alternativa a quella nucleare. Infatti in questi ultimi anni la tecnologia e la ricerca di queste fonti hanno compiuto un notevole progresso. Non ci si limita più a ricercare il “vapore che c’è”, come siamo da sempre abituati a fare a Larderello, ma si stanno mettendo a punto progetti nuovi che artificialmente creano campi di vapore.
18)           Non è più pensabile che un solo Ente gestisca l’immenso e vario potenziale geotermico italiano. Occorrono rapporti nuovi di collaborazione tra gli Enti di Stato (Enel, Eni, Cnen, Iri) e tra questi e la ricerca applicata (Cnr) che deve avere i capitali necessari per portare a termine progetti finalizzati e con la ricerca pura (Università), nonché con le Aziende elettromeccaniche e metalmeccaniche per la messa a punto di idonee attrezzature e macchinari (Tosi, Ansaldo, Nuova Pignone, Asgen...).
19)           Gli effetti positivi per l’economia del Paese non sarebbero certamente trascurabili. Ma altri benefici non trascurabili deriverebbero al nostro Paese da un ruolo guida a livello globale nella esportazione di idee e tecnologie avanzate nel campo geotermico, considerando che ad oggi circa cinquanta nazioni si stanno attivamente interessando alla ricerca geotermica.
20)           In questo quadro è impensabile ottenere risultati positivi senza la più vasta unità, a tutti i livelli, e la mobilitazione dei lavoratori e dell’opinione pubblica, a partire dallo sciopero regionale proclamato per il 19 settembre.
21)           A mio avviso c’è stata, fino ad oggi, una sottovalutazione dei problemi dell’energia e, in particolare, dell’energia geotermica, anche da parte del nostro sindacato.
22)           Abbiamo considerato la geotermia coi vecchi parametri tecnico-scientifici, i vecchi schemi empirici dei praticoni. Se l’esplosione del soffione “Travale 22”, e le note problematiche che ne sono seguite, non ci avessero dato una mano, forse tutto sarebbe rimasto inalterato, circoscritto a problematiche esclusivamente territoriali, non certo teoriche, della “Regioni Boracifera”. L’episodio del “Travale 22” è stato emblematico per far comprendere come si sia affrontato, con l’Enel, lo sfruttamento delle forze endogene.
23)           Come Organizzazioni sindacali abbiamo elaborato documenti unitari ancora validi, e intendiamo ottenere un confronto diretto con il Governo per discutere la collocazione della geotermia nell’ambito del “Piano energetico nazionale”. Deve essere chiaro che non esistono due o tre geotermie: quella di Larderello, quella nazionale, quella internazionale, ma c’è una sola geotermia. Abbiamo anche affermato che la geotermia  non può essere soltanto patrimonio esclusivo dell’Enel, ma un bene pubblico di tutta la collettività
24)           Crediamo che le Regioni e gli Enti Locali, le Comunità Montane, le forze sociali, abbiano un ruolo, non solo di stimolo per la verifica dei programmi dell’Enel, ma di gestione delle risorse geotermiche suscettibili di sfruttamento per fini diversificati da quello elettrico, essenzialmente per una agricoltura altamente specializzata.
25)           Democraticizzazione dell’Enel vuol dire no alle passerelle regionali del suo Presidente e si ad un rapporto di pratica collaborazione con gli Enti Locali. Sappiamo bene quali e quante resistenze, politiche e burocratiche, si frappongono da parte dell’Enel a questo rapporto. Ma a nostro avviso esistono anche ritardi da parte degli Enti Locali (Regioni) non giustificabili.  Anche in questo caso c’è stata una sottovalutazione del problema che occorrerà superare.
26)           C’è una politica Comprensoriale dell’Enel che deve subire radicali cambiamenti. Intanto, in una  zona così potenzialmente ricca di risorse energetiche, quale quella a cavallo delle Province di Pisa, Grosseto e Siena (Sesta-Montalcinello-Travale) si può constatare l’inefficienza e lo sperpero organizzato di una immensa ricchezza capace di dare occupazione, infrastrutture,  sviluppo ad una vasta comunità. La lentezza, a passo di tartaruga, nelle perforazioni, il boicottaggio al soffione “Travale 22”, lo spreco di acque in ebollizione,  la chiusura di sondaggi con grandi portate di gas, l’abbandono delle ricerche delle fonti geotermiche e delle possibili soluzioni di sfruttamento, contrassegnano le scelte dell’Enel in quest’area. Le scelte in tutto il “Comprensorio Boracifero” poiché proprio in occasione dell’incontro con la Direzione Enel del Compartimento di Firenze ci è stato confermato che ancora non sono stati ordinati i nuovi gruppi generatori, da tanti anni occorrenti ed a noi sempre promessi. Richiediamo pertanto interventi precisi, che possiamo genericamente indicare in:

a)     sfruttamento completo di tutto il vapore disponibile per la produzione di energia elettrica, predisponendo l’acquisto di turbine della generazione più avanzata, anche mobili;
b)    sfruttamento completo del vapore non idoneo per la produzione di energia elettrica attraverso una convenzione con gli Enti Locali (Regioni) per usi agricoli;
c)     sfruttamento delle acque calde disponibili per produzione agricola, riscaldamento civile dei paesi ed usi termali con convenzioni tra l’Enel e gli Enti Locali interessati;
d)    programma finalizzato per la ricerca delle forze geotermiche applicando: tecnologie nuove, sondaggi profondi, fratturazione strati compatti, alimentazione rocce secche-calde;
e)     studio per costruzione gruppi generatori in modo da sfruttare fluidi  bassa entalpia[3], freon, turbine gravimetriche;
f)      potenziamento degli organici con concorsi di assunzione previsti nell’ambito delle Comunità Montane 17 e 18 ed il Comune di Chiusdino, da effettuare senza preselezione;
g)     qualificazione del personale da attuare attraverso appositi corsi teorico-pratici;
h)    abolizione degli appalti per i lavori relativi alla grande manutenzione e costruzione nuovi impianti per i quali si ravvisi un’infrazione alla legge n. 1369 e siano compatibili con l’esecuzione diretta.

Nell’ambito nazionale è evidente che si dovrà realizzare, almeno per l’Enel, una struttura  unitaria nel settore geotermico: ricerca-coltivazione-produzione. E tale organismo assumerà un ruolo strategico pregiudiziale, anche ai fini riassunti in questo documento.





[1] Lettera dts. di gc agli “attivisti” della Fidae-Cgil dell’Enel di Larderello.
[2] Appunti e riflessioni dts. di gc per gli Organi direttivi della Fidae-Cgil di Larderello.
[3] Fluidi a bassa entalpia: vapori ed acque con temperature tra i 50 ed i 130 °C.

giovedì 20 luglio 2017









ARTE A CASTELNUOVO
15 luglio – 15 agosto 2017.

Abbiamo a Castelnuovo di Val di Cecina, tra le tante cose belle, un complesso edilizio di grande suggestione, del quale una parte importante si affaccia sulla via principale, Via della Repubblica (facciata e prospettiva del giardino sullo sfondo degli alberi secolari del Serrappuccio), ed un’altra parte, più nascosta, alla quale si accede dal “Vicolo del Serrappuccio”,  che offre la visione di una prospettiva insolita sia del bosco che del  sapiente recupero urbanistico del complesso edilizio e del centro paesano. Si tratta di uno dei palazzi più notevoli dell’Ottocento e risulta posseduto da un ramo della famiglia Birelli, della quale Leopoldo, fu per decenni Sindaco del Comune. Le iniziali L-B, si possono osservare ancora sul ferro battuto del cancello di ingresso al giardino.  Ho passato molti anni della mia vita in queste case e boschi, anzi sono nato in una casupola del Serrappuccio e vi sono tornato ad abitare negli anni ’50, fino al 1964. Ero un inquilino di Lorenzo Dell’Agnello, allora proprietario, mio collega di lavoro e amico. Nonostante la differenza di ceto la famiglia Dell’Agnello è sempre stata in amicizia con la nostra.  Ho lavorato all’Ufficio Geologico della Larderello con Lorenzo e poi  a stretto contatto nel Settore Minerario. Ho avuto un simpatico rapporto con lui, e può sembrare strano per quei tempi di forti contrapposizioni politico-ideologiche, in quanto io ero un giovane comunista e lui uno dei pochi iscritti al Partito Liberale Italiano! Era un uomo buono, simpatico, ricco di storie e aneddoti, e insieme abbiamo fatto tante risate.
Adesso, dopo la sua morte, il complesso edilizio è passato alla figlia, Rosalia, che amava tanto. Rosalia è laureata e pittrice. Suo marito, Claudio Bruni, laureato in lettere, è un noto pittore che ha partecipato fin dagli anni ’90 a numerose personali e importanti mostre collettive. Hanno sempre vissuto a Castelnuovo. In Via della Repubblica al n. 53 si apre uno dei grandi “fondi” del palazzo, nel quale, ormai da anni, i due artisti espongono le loro opere più recenti, insieme ad alcune del passato. Il grande salone è stato recentemente ampliato e presenta un magnifico colpo d’occhio!  Le opere si potranno ammirare dal 15 luglio al 15 agosto 2017. Esse si inseriscono in un vasto ambiente sapientemente e sobriamente arredato, entro magnifiche cornici che mettono  ancor più in risalto la luminosità dei colori e la bellezza dei dipinti di grande formato.
Quelle di Claudio sono opere figurative e astratte, dipinte su tela con tecniche  tradizionali (olii) e tecniche miste (smalti, tempere, acrilici…); si tratta  per lo più di opere nuove e inedite che abbracciano gli ultimi due anni (2016-2017); quelle di Rosalia appartengono in parte all’ultimo periodo creativo ed in parte ripropongono un confronto con quelle del passato. In questo caso le opere, su carta, con motivi floreali, marini e di paesaggio, son dipinte con pastelli o olio, e i colori chiari risaltano deliziosamente sui fondi neri.

I due artisti sono principalmente persone riservate e gentili, ed offrono ogni anno, ai paesani ed ai turisti e amanti dell’arte, la gioia di poter ammirare i loro lavori in un ambiente inconsueto ed unico. In più non assillino gli ospiti con quotazioni e proposte di vendita, ma desiderano condividere con i visitatori le loro emozioni.  E’un’occasione da non perdere!

mercoledì 19 luglio 2017



PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 24.


38. Incontro con la Direzione Enel del Compartimento di Firenze (15 gennaio 1975)

         La partecipazione al recente convegno sindacale sulla geotermia da parte dei vertici dell’Enel deve essere salutato come un fatto positivo. Ci attendiamo adesso, oltre i pronunciamenti, un grosso sforzo per il Settore Geotermico che coinvolga in prima persona l’Ente stesso e i propri Organismi: Co.Fi, Dsr, Crg, Geomineraria, Smi, ma che, al contempo, allarghi la collaborazione organica ad altri Istituti e Centri di ricerca (Università per la ricerca pura, Cnr per quella applicata) dando vita al “Centro Operativo ricerca e sfruttamento” come richiesto da tempo da parte delle Organizzazioni sindacali.
         Certo, allo stato attuale, non vediamo come sia possibile, date le strutture disponibili, affrontare in modo più incisivo e nuovo la ricerca geotermica su scala nazionale e la coltivazione nelle zone tradizionali.
         E’ mancata una valida politica delle assunzioni, una adeguata preparazione del personale, che, insieme alla carenza di attrezzature ed a difficoltà di rifornimento di materiali, fanno dubitare sulla realizzazione dei programmi operativi a noi presentati.
         Noi crediamo che non siano sufficienti le lettere natalizie del prof. Angelini, con quello di positivo, ma anche folcloristico che contengono, per affermare che finalmente l’Enel ha una “politica geotermica”. Se oggi si pensa ad un sistema alternativo per riscaldare Roma, noi diciamo che sono anni che nella “Regioni Boracifera” abbiamo avanzato proposte di impiego plurimo dei vapori endogeni e delle acque calde, onde poter dare notevoli contributi economici ed occupazionali alla intera Valdicecina ed alle Colline Metallifere Toscane.
         Oggi è forse finito il tempo delle denunce sulle cose che potevano essere fatte e non lo sono state. La crisi energetica ha messo al nudo un tipo di conduzione Enel profondamente errata e non rispondente alle esigenze del Paese. Sarà difficile uscirne fuori senza un ricambio degli uomini che gestiscono l’Ente ed un rinnovamento delle linee politiche generali, sul piano economico, tecnico e morale.
         La geotermia, relegata per tanti anni all’ultimo posto tra le fonti energetiche, vive il suo momento magico. L’occasione non deve andare perduta per incapacità, reticenze o per quel tipo di mentalità, assai diffusa, sempre contraria alle sperimentazioni, alle innovazioni, al futuro, per custodire una “poltrona” o un interesse ristretto.
         Le oo.ss., come hanno dimostrato in questi anni, saranno sempre disponibili a dare il loro apporto per andare avanti, in una visione globale e nell’intresse della collettività. Saranno anche disponibili, credo, a dare fiducia ai “quadri tecnici” che operano in geotermia, ma sicuramente non per quel cambiamento che vuole lasciare tutto uguale. In tal caso le responsabilità sarebbero veramente non solo assurde, ma ingiustificabili.

39. L’unità sindacale[1]

          Brevemente voglio esprimere il mio punto di vista sulla relazione presentata unitariamente a questa Assemblea, riferendomi in particolare ai modi di realizzazione dell’unità sindacale. La relazione è un valido contributo non solo al dibattito, ma alla crescita dei rapporti unitari in una sempre maggiore chiarezza e la condivido pienamente valutando l’impegno profuso per uscire dalle secche di rigide contrapposizioni ideologiche.
         Tuttavia, mi sembra di avvertire, nella relazione e nell’intervento dell’amico Lando Cellai[2], una preclusione di fondo al progetto unitario: cioè la paura di una egemonia politica, partitica, sul sindacato. Credo che nessun sindacato unitario potrebbe vivere in presenza di tale condizione, e mi pare che dal 1969 ad oggi molta strada sia stata percorsa per stabilire rapporti di corretta collaborazione tra sindacato e partiti politici, Enti Locali, Governo. Il sindacato elabora e porta avanti sempre più autonome linee di politica sociale ed economica. Certo, non tutte le condizioni ottimali si sono verificate. Permangono ancora all’interno di alcune Organizzazioni sindacali divisioni in correnti, talvolta c’è acquiescenza alle linee governative, talvolta si avvertono influenze di varie forze politiche. Per come si sono formate le Organizzazioni sindacali in Italia, per la storia stessa degli ultimi trent’anni, queste condizioni negative non spariranno ad un colpo di bacchetta magica. Il sindacato è fatto da uomini, i suoi quadri dirigenti si son formati spesso fuori dalle sue strutture, e non è pensabile ad un totale sdoppiamento tra impegno sindacale ed impegno politico. Ma è sul campo dell’azione, che il ruolo del sindacato deve essere autonomo e collocarsi esclusivamente a difesa degli interessi della classe lavoratrice, comprendendo in questo termine tutti i ceti produttivi del nostro Paese.
         Non possiamo attendere che tutte le condizioni favorevoli all’unità siano realizzate al momento della partenza. Non partiremmo mai. Le condizioni si realizzeranno solo nel comune impegno unitario, lungo il cammino, in un confronto aperto, rispettoso delle diversità di ideologia e di impostazioni strategiche. Per questo è opportuno accelerare la costruzione di strumenti di democrazia di base, i Cud i Cdz, e dare loro funzionalità ed autonomia.
         Non credo si possa porre oggi, subito, il problema di considerare come unico rappresentante del sindacato il Cud per quanto riguarda la Fabbrica ed il Cdz per quanto riguarda il territorio, ma è certo che dovremmo porci, nei prossimi mesi l’obiettivo di una graduale eliminazione delle strutture storiche delle Organizzazioni sindacali (Confederazioni, Patto federativo, Camere del Lavoro ecc.), dando spazio a nuove strutture elettive con la partecipazione di tutti i lavoratori, iscritti o non iscritti al sindacato.
         L’unità della classe operaia sta troppo a cuore ai lavoratori, è un progetto troppo importante perché si possa ancora rimandare nel tempo la sua realizzazione. I lavoratori hanno sperimentato sulla loro pelle cosa vuol dire essere divisi per interessi di ristretti gruppi dirigenti, tenacemente abbarbicati sugli opposti steccati.
         Non possiamo negare che c’è nel Paese un confronto di posizioni sul tema dell’unità. Lo abbiamo visto ai lavori dei Consigli Generali Cgil-Cisl-Uil in svolgimento. Ci sono anche nemici giurati dell’unità sindacale (che non vogliono, a nessuna condizione), come ci sono coloro che vogliono l’unità, ma soltanto a parole. Infine ci sono anche lavoratori e dirigenti onesti che pur volendo l’unità non la ritengono attuabile a breve termine, che chiedono maggiori garanzia di democrazia ecc. ecc. Ebbene, con questi lavoratori, con questi dirigenti noi dobbiamo discutere apertamente, collaborare, costruire pazientemente giorno per giorno l'unità, senza lanciare scomuniche.
         Forse dovremo tutti spogliarci da preconcetti ideologici per dare ulteriore slancio al cammino unitario che ritengo irreversibile (e qualora così non fosse gravi danni deriverebbero ai lavoratori ed alla nostra democrazia) e imparare a stimare “gli altri”, non perché la pensano come noi, ma per le idee diverse di cui sono portatori.
         L’estensione e l’autonomia degli Organismi elettivi dal basso (Cud, Cdz) è il cammino obbligato per misurare, al di là delle parole, la volontà unitaria di tutti noi. Per questo dobbiamo parlare chiaro ai lavoratori, pena pericolosi disorientamenti, anche se ciò potrà suonare con una certa durezza verso talune posizioni pretestuosamente antiunitarie, ma non dobbiamo dimenticare, e i fatti di Milano e di Firenze[3] ce ne danno tragica conferma, che procedere sulla strada dell’unità significa anche tagliare al fascismo e al terrorismo l’erba di cui si nutrono.



















[1] Intervento di gc all’assemblea dei Cd delle oo.ss Fidae-Flaei-Uilsp di Larderello e dei delegati di reparto con la Federazione Cgil-Cisl-Uil territoriale dell’Alta Valdicecina, svoltasi  a Pomarance il 18 aprile 1975.
[2] Lando Cellai (Lucca,      - Volterra      ), valido tecnico alle dipendenze della “Larderello SpA” e poi dell’Enel, dirigente sindacale della Flaei-Cisl, è stato da sempre, fino alla sua prematura morte, uno dei miei migliori e più cari amici.
[3] Il 16 marzo viene ucciso a Milano, dai neofascisti di Avanguardia Nazionale, il diciottenne Claudio Varalli. Seguono dure proteste e scontri con la polizia e Giannino Zibecchi, insegnante di educazione fisica, sarà travolto ed ucciso da una jeep. Il 18 marzo, durante le manifestazioni di protesta che si svolgono in tutta Italia, è ucciso a Firenze Rodolfo Boschi, di 22 anni, iscritto al Pci.

sabato 15 luglio 2017



PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 23.

36. Saluto alla delegazione dei sindacalisti di Polonia in visita a Larderello[1]


         Cari compagni amici polacchi,
il sindacato Fidae-Cgil di Larderello vi porge un caloroso e fraterno saluto e si augura che la visita agli impianti geotermici sia stata per voi interessante e piacevole. Lo sfruttamento del vapore endogeno per la produzione di energia elettrica e la ricerca di nuovi campi geotermici sono oggi più che mai all’attenzione dei governi di tutti i paesi che presentano condizioni geotettoniche favorevoli. Le forze geotermiche, calore, vapore, acqua calda, possono offrire un notevole contributo al potenziamento delle risorse energetiche di numerosi paesi in via di sviluppo e per il loro relativamente basso costo, purezza e molteplicità d’uso vengono intensamente ricercate anche dai paesi che possiedono già grandi potenziali energetici, quali Usa, Urss e Giappone.
         Il sindacato Fidae-Cgil, le Associazioni democratiche della Valdicecina e i lavoratori, conducono da anni una vigorosa azione affinché anche in Italia le forze geotermiche siano valorizzate, partendo in primo luogo da una vasta e sistematica ricerca su tutto il territorio nazionale. Già oggi, comunque, con 2,6 miliardi di KWh/anno, esse rappresentano il 50% dell’intera produzione toscana e il 2,6% della produzione nazionale. Gli impianti che avete visitato o intravisto, le opere sociali e gli impianti sportivi ad uso dei lavoratori di Larderello, un tempo proprietà padronale, poi monopolio privato, sono state nazionalizzate nel 1963 a coronamento di una impegnativa lotta politica. Prima della nazionalizzazione le condizioni economiche e sociali all’interno della Fabbrica erano molto peggiori e le Organizzazioni sindacali e le forze politiche di sinistra discriminate. Oggi possiamo dire che per il nostro impegno, per il grado di unità sindacale raggiunto, per la maturità della classe operaia, non solo è impensabile ritornare a quei tempi, ma è possibile andare ancora avanti sulla strada delle conquiste sociali e tecnico-scientifiche.
         Come sapete, compagni, c’è ancora in Italia chi non ha abbandonato folli illusioni di riportare al Governo il fascismo. E c’è purtroppo chi, anche all’interno dei partiti democratico-borghesi, con lo scopo  di isolare il Pci e di ostacolare l’avanzata della classe operaia alla direzione dello Stato, ha creduto utile appoggiarsi alle forze di destra collocando e proteggendo i suoi uomini nell’apparato statale medesimo. Il fascismo, condannato dalla storia e respinto dalla stragrande maggioranza degli italiani, ha potuto così mantenersi in vita fino a seminare una lunga serie di violenze e delitti. Negli ultimi mesi, a Brescia e sul treno Italicus, decine di inermi cittadini sono stati assassinati dai fascisti. Ma il fascismo non ha ottenuto i risultati sperati e più forte s’è alzata dalle fabbriche e dal Paese la richiesta di annientare gli esecutori e i mandanti protettori dei fascisti.
         Amici, parlando dei nostri problemi vogliamo ricordare e rendere omaggio anche ai comunisti, ai lavoratori, ai resistenti polacchi che caddero lottando contro i nazifascisti ed ai soldati dell’Armata Polacca che combatterono valorosamente in Italia a fianco degli Alleati, da Montecassino a Bologna, contro i tedeschi. Il sacrificio del popolo polacco non ha paragoni nella storia per le vite umane e le distruzioni sofferte e bene dice quel bambino ebreo polacco, prossimo alla morte: “se il cielo fosse carta e il mare inchiostro non basterebbero per descrivere la nostra sofferenza”.
         Ho potuto rendermi personalmente conto, visitando nell’ottobre scorso a Milano i padiglioni della Polonia, ospite d’onore al Festival Nazionale dell’Unità, del grandioso sforzo e dell’avanzamento compiuto in tutti i campi dal popolo polacco.
         La Polonia socialista rappresenta una sicurezza di pace per tutti i popoli europei, e molto apprezzate sono le posizioni espresse dal ministro Rapacky sul disarmo, la sicurezza, e la distensione. Naturalmente, propri di ogni epoca storica, esistono anche da voi i problemi, talvolta difficili, che tuttavia occorre non nascondere, ma affrontare e risolvere. Il socialismo apre all’uomo strade nuove e libera energie immense, ma non elimina automaticamente gli squilibri preesistenti e le contraddizioni sociali. Per le analogie con la società italiana siamo interessati alla costruzione del socialismo in Polonia, al ruolo delle forze cattoliche, dei ceti medi e della funzione che esercitano i sindacati e altre associazioni di massa.  Siamo altresì interessati al rafforzamento dei vincoli di amicizia, di collaborazione tecnico-scientifica, artistica, economica tra l’Italia e la Polonia e anche i rapporti che tra i Sindacati dei lavoratori elettrici si sono instaurati da alcuni anni testimoniano questa volontà.
         Compagni, facendo nostre le parole che scrisse il diplomatico Guarino, Ambasciatore del Duca di Ferrara alla Corte di Polonia, “i luoghi sono lontani, ma le anime vicine”, a nome dei lavoratori di Larderello e del sindacato Fidae-Cgil che ho l’onore  di rappresentare vi auguro un felice soggiorno in Italia sperando che questo incontro possa rinnovarsi nel futuro e augurando al popolo polacco i migliori successi nell’edificazione del socialismo.


37. Risoluzione del Comitato direttivo Fidae-Cgil di Larderello (27 dicembre 1974)

          Il Comitato direttivo della Fidae-Cgil di Larderello, riunito il 19 dicembre 1974, ha esaminato la situazione politico-sindacale del Paese alla luce delle vertenze in atto per la difesa del potere di acquisto delle masse popolari, per il miglioramento delle pensioni più basse, della contingenza e per la realizzazione delle riforme ritenute prioritarie: casa, trasporti, sanità.
         Il Comitato direttivo sottolinea il merito dei lavoratori italiani per aver contribuito nel corso di queste settimane, con grandi lotte e dando prova di accresciuta coscienza politica, a contrastare efficacemente gli attacchi delle forze padronali e conservatrici tendenti a scaricare sui lavoratori, sulle grandi masse popolari e sui ceti medi, le conseguenze della crisi, eludendo i gravi problemi economici e sociali del paese ed esasperando tutte le tensioni esistenti nella società italiana. Ancora una volta il movimento sindacale ha dimostrato di essere una componente essenziale nella lotta per la piena affermazione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana e un baluardo contro l’eversione fascista.
         Il Comitato direttivo ha esaminato inoltre la vertenza che abbiamo aperto da mesi nei confronti dell’Enel, sia per la riduzione delle tariffe, per la politica energetica e per la parte economico-normativa del contratto di lavoro. I risultati fino ad oggi conseguiti, dopo 26 ore di sciopero, sono insoddisfacenti. Innanzitutto dobbiamo rilevare l’assoluta mancanza di responsabilità da parte dell’Enel, che ha nuovamente tentato di scaricare tutto il suo potere decisionale sul Governo – dove è stato peraltro possibile conseguire l’accordo sulle tariffe - e su una intesa politica ancora da precisare nei dettagli, per i problemi energetici. Oltre a ciò permane una totale chiusura sugli altri aspetti della vertenza.
         Il Comitato direttivo ritiene che vada fermamente respinto il disegno di chi vuol mortificare  la categoria sulla parte normativo-salariale che, dopo il rinnovo del 1973 (lire 16.000), si è vista tagliare una grossa fetta di salario dall’inflazione. Questo vale in particolar modo per tutti i neo-assunti o inquadrati nelle categorie più basse che ammontano ad oltre il 50% dell’intero personale. Ritiene inoltre che, nelle linee tracciate dalla Federazione Fidae-Flaei-Uilsp e dalla Federazione Cgil-Cisl-Uil, occorra mobilitare tutte le energie di lotta dei lavoratori elettrici in modo da stringere i tempi della soluzione della vertenza, dandogli una maggiore articolazione e rifuggendo da visioni paralizzanti che altro non porterebbero se non la rottura dell’unità di classe con tutti i lavoratori italiani, oggi faticosamente raggiunta.
         In particolare, il Comitato direttivo ha esaminato la situazione del “Geotermico” di Larderello, rilevando come la partecipazione alla lotta sia stata assai diversa nei due Gruppi: Minerario ed Elettrico. Al Gruppo Minerario infatti c’è stata una notevole flessione nel numero degli scioperanti, causata dall’alto numero degli impiegati che vanno regolarmente al lavoro e dal sistema paternalistico adottato dalla Direzione che, attraverso gli straordinari e la concessione di ferie, ha portato un profondo elemento di insoddisfazione tra tutti i lavoratori. Il Comitato direttivo denuncia con forza questo sistema e invita la Direzione al pieno rispetto del contratto collettivo di lavoro, in modo particolare per quanto attiene l’effettuazione degli straordinari, che hanno registrato a Larderello la colossale cifra di 100.000 ore in un anno. Altrimenti saremo costretti a ricorrere ai nostri legali. Il Comitato direttivo ritiene comunque che siamo in presenza a un notevole impoverimento della coscienza di classe, a un diminuito senso di responsabilità e dignità da parte dei lavoratori che non solo fanno volentieri lo straordinario e prendono la feria il giorno dello sciopero, ma ricorrono in modo massiccio alla Cassa Mutua ed ai permessi più svariati per evitare di partecipare alle lotte, cioè per puro egoismo. La libertà e la democrazia conquistate dai lavoratori sono un patrimonio collettivo che va difeso e ravvivato.
         Il Comitato direttivo della Fidae-Cgil non sarà perciò disponibile a portare avanti le istanze di chi sistematicamente boicotta le lotte, danneggia i propri compagni, di chi cerca esclusivamente una sistemazione personale. Il Comitato direttivo denuncia altresì con forza tutti quei lavoratori che guardano al proprio lavoro con senso di disprezzo, dando origine a sprechi, abusi, infrazioni negli orari, assenze immotivate, violazioni delle più elementari norme antinfortunistiche, fino a mettere in pericolo la propria e l’altrui vita.
Il Comitato direttivo rivolge pertanto un pressante appello a tutti i lavoratori affinché adottino un costume di responsabilità e di serietà verso l’attività lavorativa che non è solo la fonte delle loro condizioni economiche e sociali, ma è un bene di tutta la collettività.
Il Comitato direttivo fa proprio il programma di lotte varato dalla Segreteria della Federazione Fidae-Flaei-Uilsp, che vedrà impegnata la categoria fin dal 24 gennaio 1975. Il successo di queste lotte è legato allo spirito unitario dei lavoratori elettrici che, insieme a tutta la classe operaia, saranno chiamati tra breve ad una ampia mobilitazione per il rilancio del processo di unità organica che dovrà essere conseguita per dare a tutta l’azione sindacale un ben più ampio e mordente respiro. Come Fidae-Cgil siamo fin da ora disponibili a discutere con tutti, non per fare referendum pro o contro l’unità stessa, ma per affrontare liberamente, scevri da qualsiasi pregiudiziale, il tema dell’unità dei lavoratori che sia base fondamentale per un miglioramento del livello di vita e per una maggiore giustizia sociale della classe operaia e del popolo italiano.
Il Comitato direttivo porge, in questo spirito, un caloroso augurio ai propri iscritti e a tutti i lavoratori elettrici che facendosi carico dei problemi generali lottano per trasformare la società italiana.





















[1] Prolusione di gc al pranzo offerto ai sindacalisti polacchi, Motel Conti, Castelnuovo V.C., 1974.

lunedì 10 luglio 2017



PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI, CAP. 22.

34. La strage di Brescia (29 maggio 1974)[1]

Ci  troviamo ancora una volta riuniti pacificamente per protestare contro un atto di violenza omicida che ha stroncato, ieri, a Brescia, in Piazza della Loggia, durante un comizio sindacale, la vita di otto cittadini, lavoratori, donne, insegnanti, ferendo più o meno gravemente, altri novanta cittadini. Ormai è nota la dinamica di questo attentato, anche se, purtroppo, il tragico bilancio dei feriti è destinato a salire. Le Organizzazioni sindacali non vogliono fare di questa giornata soltanto un atto di cordoglio e commemorazione, ma la mobilitazione dei lavoratori indica che bisogna finalmente andare a fondo nel colpire esecutori, mandanti e “protettori” della trama nera che tiene il Paese, da cinque anni, in una situazione di innaturale tensione.
L’Italia ha con la Resistenza, con l’unità delle forze antifasciste che dette origine alla Costituzione, detto definitivamente No! al fascismo come alternativa politica. Ognuno di noi sa cosa vuol dire “fascismo” e “nazismo” e di quanti terribili lutti abbiamo segnato l’umanità intera. Eppure ci sono ancora oggi uomini e movimenti politici che si richiamano al fascismo ed al nazismo, che ne propagandano le idee di violenza, i metodi delle aggressioni, della divisione tra operai, popolo, studenti, i falsi e pericolosi miti del razzismo.
Purtroppo questi uomini e questi partiti siedono ancora nel nostro Parlamento, in quel Parlamento che si è formato proprio con la lotta antifascista. Ci siede un uomo, come Giorgio Almirante, persecutore di partigiani, firmatario del bando che costò la vita agli 83 minatori di Niccioleta, eccidio del quale proprio in quest’anno celebreremo il trentesimo anniversario.
Noi crediamo che questi movimenti e questi uomini non debbano restare né impuniti né tollerati nelle Istituzioni democratiche e che sia pericoloso per chiunque credere di poter cavalcare impunemente la tigre della tensione, cercando di mettere artificiose impalcature introno alle teorie di “opposti estremismi” che in realtà, qualsiasi sia il loro nome, “Brigate Rosse” o “Ordine Nuovo”, o “Sam” o “Avanguardia Nazionale”, hanno chiaramente una matrice antidemocratica, reazionaria e terroristica.
Ma il fascismo, forse, non si potrà estirpare con provvedimenti repressivi. Esso ha origini profonde. Nasce in ognuno di noi quando rifiutiamo solidarietà ai lavoratori in lotta, quando facciamo opera di razzismo, quando restiamo indifferenti a quanto avviene in Italia e nel mondo, quando siamo egoisti e chiusi nel falso benessere individuale, quanto più che alle forze dell’intelligenza e della ragione ci affidiamo ad istinti irrazionali.
Se il motto del fascismo fu “me ne frego”, i ragazzi di Barbiana di don Milani hanno assunto a simbolo contrapposto “I Care” (m’importa) e in questo m’importa sta la vera presa di coscienza che ogni cittadino ogni lavoratore a cui sta a cuore la democrazia deve ispirarsi. Il fascismo e la violenza si vincono inoltre eliminando nel nostro Paese le forme di “violenza sociale” e le ingiustizie che vi sono ancora largamente presenti. Si tratta di andare avanti su una coraggiosa strada di riforme sociali e di profondo rinnovamento morale della nostra società e della intera classe dirigente. Si tratta di concretizzare ovunque l’unità sindacale, l’unità tra lavoratori di ideologie diverse, ma tutti animati dall’ansia di pace, libertà e giustizia, per una più equa divisione della ricchezza e per una partecipazione più diretta e qualificante delle classi lavoratrici alla direzione dello Stato.
Sono questi i problemi e l’impegno che le oo.ss. intendono esprimere in questo tragico momento. Altrimenti le nostre lacrime, il nostro dolore, le nostre parole non avrebbero alcun valore e resterebbero malinconicamente sterili e vuote.
Davanti a queste nuove bare, a queste vittime di un disegno aberrante, non possiamo assolutamente permettercelo.


35. Risoluzione del Comitato direttivo della Fidae-Cgil di Larderello (2 agosto 1974)

Il Comitato direttivo della Fidae-Cgil di Larderello conferma il suo giudizio negativo nei confronti dei provvedimenti congiunturali attuati dal Governo e appoggia la decisione della Federazione Cgil-Cisl-Uil di agire con l’azione di massa contro il tentativo, male impostato e inaccettabile, di far pagare ai lavoratori e ai ceti meno abbienti, tra cui i pensionati, il costo con il quale si pensa di far uscire il Paese dalle gravi difficoltà economiche.
Il Cd rivolge un plauso ai lavoratori del Geotermico che hanno aderito alle manifestazioni di lotta del 9 e 24 luglio, nonostante la situazione resa difficile dalla defezione di una Organizzazione sindacale allo sciopero del 9 luglio. I lavoratori elettrici hanno dimostrato, anche in quest’occasione,  di sentirsi impegnati, unitamente ad altri strati sociali ed alla classe operaia tutta, a sostenere concretamente l’azione sindacale per realizzare una politica di sviluppo produttivo, economico e sociale del Paese,  capace anche di stroncare la sempre più virulenta e vasta trama reazionaria che tanto sangue ha fatto versare ai lavoratori ed ai cittadini. Il Cd ritiene che anche nelle prossime settimane non debba affievolirsi la pressione dei lavoratori e che siano attuate molteplici iniziative di mobilitazione e di lotta.
Nel quadro della crisi economica, i problemi dell’energia ed in particolare dell’energia elettrica, assumono un’importanza decisiva. Non è infatti ipotizzabile una ripresa produttiva, né tantomeno lo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree depresse o della piccola industria, se non ci sarà energia elettrica sufficiente.
Dopo “dieci anni perduti” sembra che l’Enel, sotto le pressioni politiche e sindacali, stia elaborando programmi di notevole ampiezza per il settore geotermico, ma riteniamo che non dovranno essere gli stessi uomini che hanno emarginato la geotermia, che non vi hanno creduto,  che addirittura l’hanno boicottata, a svilupparla!
 C’è quindi bisogno di linee politiche e di uomini nuovi, di aggregazioni organizzative e non di divisioni, di un “Centro Operativo” per la ricerca e lo sfruttamento delle risorse geotermiche che metta fine al caos della miriade di organismi che, spesso in maniera inconcludente, stante le limitate possibilità di intervento, lavorano in questo campo. C’è bisogno di una politica seria verso i tecnici per un’effettiva valorizzazione di quelli in organico e per l’assunzione di nuovi; per un collegamento coi Centri di ricerca più avanzati a livello nazionale ed internazionale in modo da porre fine a quel provincialismo, a quello spreco di intelligenza che ha caratterizzato il nostro settore sotto l’Enel.
         La Fidae-Cgil di Larderello continua l’azione, a tutti i livelli, di pressione e chiarificazione intorno ai problemi della geotermia. L’unità tra le oo.ss. consente nutrire speranze per l’ulteriore sviluppo dell’iniziativa in corso che ha visto, a livello di Comprensorio, incontri con le forze politiche, le oo.ss. territoriali, gli Amministratori e che dovrebbe concretizzarsi con un incontro interregionale di approfondimento tecnico e politico.
Non sono altresì mancate iniziative a livello nazionale, sia verso il sindacato e sia verso il Governo, anche queste suscettibili di incremento. La vertenza in sede nazionale e regionale aperta con l’Enel dalle oo.ss. prevede l’impiego differenziato delle risorse energetiche esistenti e piani concreti da attuare a livello territoriale. Invitiamo fin da ora i lavoratori (tra breve uscirà un documento unitario sulla vertenza Enel in Toscana) a discutere e sostenere l’azione delle oo.ss. che è, per il settore geotermico, molto importante.
Il Comitato direttivo ha discusso inoltre alcuni problemi inerenti la situazione contrattuale all’interno del “Geotermico” ed in particolare l’organizzazione del “Gruppo Elettrico”, l’inquadramento del personale, gli appalti, il ruolo del Cud. Per non appesantire questo documento ne accenneremo soltanto sinteticamente.
A parere del Cd la Direzione del Servizio termoelettrico ed i responsabili locali non hanno alcuna volontà di affrontare un discorso serio sull’organizzazione del Gruppo, vista come fase di riunificazione col “Servizio minerario” e capace di valorizzare il personale degli impianti, di snellire la burocrazia, di assicurare una manutenzione efficace e programmata in modo da eliminare gli straordinari e di realizzare interventi radicali sull’ambiente, garantendo la sicurezza fisica e psichica degli addetti. Le Direzioni responsabili, invece, dimostrano interesse a creare compartimenti stagni, maggiore burocrazia, aumento degli straordinari, ed a valorizzare soltanto alcune “alte posizioni” degli uffici.
Il Cd, nel respingere questa impostazione e di fronte alla lentezza con la quale si porta avanti questo problema, da mandato alla Segreteria di promuovere, se possibile unitariamente, una serie di iniziative atte a risolvere quanto prima e positivamente l’organizzazione dell’Elettrico, dissociando le responsabilità della Fidae-Cgil e chiamando i lavoratori alla lotta se si tenteranno soluzioni autoritarie o di compromesso.
Mentre permangono aspetti di tensione tra i lavoratori per la lentezza con la quale la Direzione dell’Enel Compartimentale affronta alcuni problemi posti dalle oo.ss. e relativi ai trasferimenti, ai concorsi interni, agli alloggi, alle vertenze individuali, ai corsi di addestramento…ecc.ecc. è stato positivamente acquisito da parte del “Gruppo minerario” il concetto di abolire i concorsi interni al livello di “CS”, stabilendo, in via generale, il livello “CS” il più basso, acquisibile soltanto dopo alcuni mesi di specifica esperienza lavorativa. Anche su questo importante problema si è verificata finora una persistente chiusura da parte della Direzione del “Gruppo elettrico”.
A parere del Cd occorre inoltre che la Segreteria del Cud sia sempre funzionante al 100% e che i delegati tutti diano un maggiore apporto per la gestione del contratto, non solo per gli aspetti che riguardano il proprio Gruppo o Reparto, come da un po’ di tempo sta accadendo. A tale proposito il Cd ricorda alle altre oo.ss. che il delegato sindacale nella Segreteria del Cud è un membro di questo Organismo a pieno titolo e come tale deve svolgervi la propria attività.
Il Cd della Fidae-Cgil saluta con piacere l’ingresso a Larderello dei 77 lavoratori della Cooperativa Acli-Libertas di Saline. La battaglia democratica per il superamento degli appalti condotta dalle oo.ss. è stata determinante nella elaborazione di leggi che hanno permesso il riconoscimento giuridico dei diritti acquisiti da questi lavoratori. Tuttavia il problema degli appalti resta aperto perché nonostante la vittoria riportata in sede legale, l’Enel rifiuta di assumere i lavoratori delle Ditte: Frasconi, Siderocemento, Nuova Elettra. L’intervento unitario delle oo.ss. ha portato questo problema in sede nazionale e anche la Direzione Generale dell’Enel ne è stata investita. Riteniamo tuttavia che la questione non si risolverà automaticamente, ma avrà bisogno di un vasto ed articolato movimento di lotta, che abbia in prima fila i lavoratori elettrici.
Fedele ai principi democratici di rispetto per le idee politiche e sociali dei lavoratori, la Fidae-Cgil conduce un’azione di reclutamento non facendo firmare la delega “sottobanco” o ancora prima della assunzione, ma presentandosi direttamente, com’è suo costume, a viso aperto, sui posti di lavoro.
Ai colleghi dell’Acli-Libertas diciamo che la libertà e la democrazia che sono in Fabbrica si devono alla lotta della classe operaia che ha respinto la sopraffazione, la discriminazione, l’intrallazzo. Occorre sviluppare ancor più a fondo la democrazia e ciò sarà possibile se si spezzeranno rapidamente anche quei vincoli di “soggezione” che in un rapporto di lavoro precario esistevano certamente nelle Ditte e Cooperative appaltatrici. La Fidae-Cgil è un sindacato di classe, profondamente unitario ed al servizio di tutti i lavoratori: questo è quanto offriamo ai nuovi assunti invitandoli, al momento opportuno, a firmare la delega del nostro sindacato.






[1] Intervento di gc alla manifestazione di protesta tenuta nella Sala Ingresso Stabilimento di Larderello il 30.5.1974.