martedì 21 marzo 2017


21 Marzo 2017, Giornata Mondiale della poesia.




Madama Dorè.

Sulle creste dell’onde spumeggianti,
nell’eterna  sfida tra il buio degli abissi
e la chiara luce del Paradiso,  il poeta
innalza il suo canto alla memoria
fuggente, a quell’età incorrotta
di bellezza, desiderio, amicizia e sogno,
per aggrapparsi al fragile filo
che sopra lui discende.

Tre memorabili immagini riaffiorano
nel flusso sinusoidale della creazione,
la ballatetta, l’armoniosa virginal bellezza
e di giovinezza il rimpianto.

“ Oh, quante belle figlie,
Madama Dorè,
o quante belle figlie!
Son belle e me le tengo,
Madama Dorè,
son belle e me le tengo.
Me ne daresti una,
Madama Dorè,
me ne daresti una?”

E mentre la canzone roteando
si dipana, tra infantili e puri
sguardi,  di giovinetti fieri
e già maliziose bambine,
ecco si giunge al finale, atteso
simulacro dell’amore
non privo di rossore:

“Scegliete la più bella
Madama Dorè,
scegliete la più bella.
La più bella mi par questa
Madama Dorè,
la più bella mi par questa!”

Si muove sorridente il fanciullo
e prende per mano l’amata segreta
e tutto il girotondo si ricompone
ballando intorno alla loro
tacita promessa.

Mai felicità portò con sé
più acerbo dolore!

Piange il vecchio poeta
e prega il Signore che ancora
doni linfa alle lievi ombre
di allora, alla meravigliosa
speranza di quegli indomiti
ardori della primeva età,
e invano implora l’antica
profezia  che fa ritornare
due volte fanciulli i canuti
cantori.

venerdì 17 marzo 2017

Maria Sklodowska Curie.

Nonostante che la mia introduzione alla biografia della due volte Premio Nobel, arricchita  da vicende spesso taciute, fosse stata pubblicizzata come un argomento di grande rilievo culturale e scientifico, soltanto 5 persone, più mia moglie, sono state presenti e le ringrazio moltissimo. Il tema era per noi castelnuovini una novità ed anche una scoperta perchè Marie Curie fu a Larderello e in altre località boracifere, ospite di Florestano De Larderel e Piero Ginori Conti e soggiornò, con ogni probabilità, sia nel Palazzo De Larderel  a Larderello, sia alla Villa Ginori Conti a Castelnuovo di Val di Cecina, per studiare un tema che da allora è rimasto molto importante per il nostro territorio, cioè la "radioattività" presente nelle manifestazioni naturali geotermiche, nel vapore endogeno e dei gas rari e nelle sorgenti termali. Era il 1918 e l'Italia affrontò con determinazione la questione, sia per scopi terapeutici, che strategico-militari, che di produzione industriale del radio. La radioattività e le sue emanazioni furono accertate, ma in così debole quantità che ne sconsigliarono la produzione, privilegiando gli investimenti di capitali per lo sviluppo dell'applicazione della forza dei soffioni alla produzione di energia geotermoelettrica. Alcuni studi sulla radioattività proseguirono ad intermittenza fino al 1930, quando il tema fu definitivamente accantonato. E' solo in anni recenti che abbiamo sentito parlare del "radon", un gas radioattivo, a debole intensità, presente praticamente intorno a tutte le manifestazioni attive o inattive del vulcanesimo in tutto il mondo e, finanche, nelle strade delle grandi metropoli ad intenso traffico, gas che si esaurisce volatizzandosi. Certo è che noi abitanti delle aree geotermiche, conviviamo con l'intenso sfruttamento industriale delle acque boriche e del vapore endogeno, fin dal 1812, praticamente a stretto contatto con tali emanazioni,  in un ciclo di vita che possiamo definire in media con quello di altre parti dell'italia (con l'esclusione dei picchi molto alti di morti causati dall'uso dell'amianto utilizzato nell'industria geotermica fino poco più di due decenni fa, quando esso, che veniva largamente impiegato come materiale per l'edilizia e per l'isolamento termico, fu proibito). Tuttavia capita spesso, discutendo tra la gente, specialmente di fronte a delle morti giovani, di chiedersi: "Ma non dipenderà dal tipo di aria che respiriamo, o di acqua che beviamo o di prodotti agricoli dei nostri campi?" Certo, ci sono tantissimi ultrasettantenni, ed anche centenari...ma un piccolo dubbio rimane, nonostante le molte pubblicazioni scientifiche prodotte  che ci rassicurano...

giovedì 16 marzo 2017



Marie Curie.

Oggi, 16 marzo 2017, ore 17, presso la Sede dell'Associazione Culturale IL CHIASSINO di Castelnuovo di Val di Cecina, Toscana, conferenza su: Marie Curie e la radioattività a cura di Carlo Groppi.Con questo bel sole ci saranno poche persone...ma spesso accade pure con la stagionaccia. E poi, sono avvenimenti lontani, anche se nel 1918 Marie Curie venne a Castelnuovo. In più io non uso proiezioni, ma solo un tabellone con alcune immagini, lavoro artigianale. Diciamo pure, sono stato contento di fare questa ricerca e per tal motivo vorrei condividerla!  

sabato 11 marzo 2017


Maria Curie a Larderello, luglio-agosto 1918.

Maria Curie (Maria Sklodowska 
(Varsavia,1867 - Sancellemoz, Alta Savoia, 1934).

Associazione Culturale IL CHIASSINO
Piazza del Plebiscito, 21
56041 Castelnuovo di Val di Cecina
Cell. 331 1101172 Francesco

CARI AMICI, 
riprendiamo la serie degli incontri del Giovedì con una conferenza di CARLO GROPPI  relativa ad un ARGOMENTO di grande rilievo culturale e scientifico "Marie CURIE e la radioattività". Vi aspettiamo dunque GIOVEDÌ 16 MARZO ALLE ORE 17.00 come sempre Sotto la Voltola. Intanto chiediamo a ciascuno di voi di proporre un tema da discutere per le prossime date.
cordiali saluti Francesco Gherardini.

Carlo spera di poter pubblicare sul blog il testo e le immagini della Conferenza. 

venerdì 10 marzo 2017






Spero che nessuna siepe ci impedisca di vedere il bene comune.

Dopo una giornata dedicata alla Fisica ed alla Chimica, sono andato due ore al Vado La Lepre e sulla lunga strada del Vallonsordo per ossigenarmi. Lassù non ho paura, sono i miei luoghi. Ho pensato solo alla poesia, mi venivano alla mente i versi dell'infinito, ma mi sono fermato al primo, perché lassù non c'è nessuna siepe che impedisce vedere l'ultimo orizzonte! Il sole tramonta lontanissimo, dietro alla Corsica, mentre dal lato opposto la bianca luna sale nel cielo che s'abbuia.
l

domenica 5 marzo 2017



Apparente isolamento.


Dal mio apparente isolamento comunico ai miei amati ignoti lettori che, in realtà, le mie giornate sono ricche di lavoro e di speranze. Nulla, o poco, influiscono sulla mia vita le vicende della deriva della politica dell’Italia, alle quali, in ottanta anni  di esistenza mi sono “vaccinato”, anche se avrei voluto qualcosa di meglio, non per me, ma per il popolo italiano, nel quale conteggio anche gli ultimi arrivati, extracomunitari e profughi. Forse ci vorranno ancora alcuni decenni di pace per veder operante una nuova umanità. Lo spero, ma non ci sarò a vederla. Come diceva un altro Karl, i vecchi possono solo prevedere, ma non vedere, e il messaggio e la speranza li lascio ai nipoti che amo.  Intanto ho terminato la lettura di un libro meraviglioso: Vita della signora Curie, scritto dalla figlia Eva nel 1937 e pubblicato in tutto il mondo. In Italia Mondadori pubblicò il volume nel 1938, proprio nell’anno non solo della mia nascita, ma della introduzione delle tristemente note Leggi Razziali di Mussolini! Quale contraddizione con il contenuto di questo affascinante libro! Si dice che molte volte non siamo noi, esseri umani, a cercare, ma talvolta noi siamo i cercati! E me lo fa pensare anche questo libro che ho potuto prelevare dalla quotidiana esposizione di libri usati presso  la COOP ITALIA alle Grondaie di Siena, dove mi reco abitualmente a fare la spesa! Per un modicissimo  volontario contributo economico. In più lavoro alla compilazione di un Dizionario (per uso personale)  ed oggi ho preparato la scheda relativa a Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana e poi Imperatore d’Austria, colui che riformò la giustizia penale  nel Granducato abolendo per la prima volta nel Mondo la pena di morte. Ho infine aggiunto un verso ad una vecchia poesia che m’è venuto a mente in mezzo al sonno stanotte, la poesia finiva con sposa.  E vi ho aggiunto  il verso “portando in dote una appassita rosa”.   Ieri ho steso  la prima bozza di una lunga poesia-prosa, L’anno della grande neve, il 1956, del quale mi ero occupato circa trentacinque o quaranta anni fa’. Dunque la memoria è ancora viva e capace di accendere nuove luci e per mia buona sorte anche la creatività continua  a sostenermi.. 

sabato 4 marzo 2017





1956, l’anno della grande neve.


         In gennaio fiorì il ciliegio stento ed i suoi rami s’affacciavano alla nostra finestra  in quella casetta di legno in affitto inondando la piccola stanza di un dolceamaro profumo, mentre mio padre lanciava nell’infinito le note della fisarmonica e la nonna preparava la parca mensa. All’inizio di febbraio il cielo s’imbiancò, e fu l’inizio della grande neve, come nessuno l’aveva mai vista tra questi monti sfiorati dai venti di mare, dicevano i vecchi intorno al canto del foco. Quattro famigliole abitavano al primo piano la casa di Raspino, due stanze per Gelasio, l’anarchico irriducibile ed i suoi gatti, due stanze per la sorella del prete fresca di nozze mature, due stanze per noi e quattro per i proprietari: nonno, genitori e tre figli, un maschio e due femmine. Tra tutti c’era una grande armonia. In quel candore e silenzio irreale arrivò per me la chiamata tanto attesa, presentarmi in Fabbrica per iniziare il lavoro dopo i brillanti risultati della scuola. Avevo ancora i pantaloni corti e alla zuava quando l’età dell’innocenza si dileguò dalla mia vita. Mi feci uomo presto, tra il male e il bene d’ogni giorno, nell’alternarsi di passioni e delusioni che tra quelle migliaia di tute blu si strinsero a me. Imparai a nascondere la verità dei palpiti del cuore, a voltar giubba, come si diceva, all’occorrenza, e lasciate in disparte le romanticherie e i languori di fatui amori, gettarmi nel malestrom dei sensi, allora acuti. Non ho mai fatto il bilancio di quell’anno, perché l’amore non si misura col metro, come la neve, anche se la neve, come l’amore si scioglie. Ma so’ che amai e che fui riamato, detti e ricevetti amicizia e carezze, in cambio delle antiche certezze! Conobbi l’asprezza della “lotta di classe”, in quel sogno dell’uomo nuovo del comunismo, e l’arroganza, più che degli invisibili padroni, dei loro servi senza fede e cuore. Chi mi fece le prime domande ideologiche, che ben ricordo: hai letto Come fu temprato l’acciaio? No, e  La strada di Volokomosky, nemmeno, allora devi leggere il Poema di Lenin ed anche Makarenko…fu licenziato e forse lo voleva. A quel tempo leggevo Saba, Andersen, Cassola,  Per chi suona la campana, facevo il tifo per Coppi e la Juventus, e come un segugio seguivo le danzanti gonnelline di sorridenti ragazzine. Fu anche l’anno del sorpasso del sindacato bianco su quello rosso, dimenticati i valori e i tempi della Resistenza, mentre riaffioravano tristi figuri nella nomenclatura nazifascista nei posti che contavano. Ministri, vescovi, preti e politicanti si aggiravano nei luoghi del potere. D’altra parte non andò meglio alla gente di Ungheria e in quella grande Messa a suffragio delle vittime, partecipai anch’io in prima fila, cercando di farmi fare una fotografia, il segno che c’ero. Bassezze, ma in segreto lieto che nel mio Borgo non fosse esposto il gonfalone col nastro nero a lutto mentre il prete scampanava a morto. Infine venne il disgelo e sotto la gran neve spuntarono i timidi crochi.  Per me gli amori carnali e veri, anche se brevi, con servette, fruttivendole e contadine, che nulla sapevano della lotta di classe, di Carlo Marx, di Stalin e Togliatti, e nemmeno di entalpia, decremento, rapporto gas vapore, ma non ignoravano, anzi erano desiderose di apprendere i fatti dell’amore, più delle smorfiose fanciulle chiesa e famiglia del paese, che tra le gambe avevano alzato il muro di Berlino, e mai ti avrebbero  concesso né una carezza ardita né un bacino!