venerdì 28 marzo 2014

70° della Resistenza e della Liberazione
nelle Colline Metallifere Toscane.

13 Marzo 2014, giovedì, ore 8-10, incontro con gli studenti delle Terze Medie di Pomarance.
21 Marzo 2014, venerdì, ore 10-12, incontro con gli studenti della Terza Media di Larderello.

Introduzione (I).

                        Mi chiamo Carlo, sono nato a Castelnuovo nel settembre 1938, in una famiglia  di operai e mezzadri. All’età di 13 anni, sono entrato in fabbrica per 4 anni di scuola-teorico-pratica, alla fine dei quali, come manovale, ho iniziato a lavorare. In questa fabbrica ci sono rimasto ininterrottamente per 40 anni. Fin dal 1964 ho cominciato a fare ricerche  storiche ed a raccogliere documenti sulla Resistenza, pubblicando alcuni libri. Sono tra voi per portare la mia testimonianza.

Mio zio Gualfredo, unico maschio tra sette sorelle, richiamato al servizio militare e destinato sul fronte di guerra nei Balcani, non aveva più dato notizie dal 1943 e alla fine sarà dichiarato “disperso”.

Nel 1944 cominciarono a passare dalla mia casa di borgo soldati sbandati, mongoli, slavi, fuggiti ai tedeschi e mio padre li accompagnava, di notte, sui monti della Carlina dov’erano i partigiani…

Durante i bombardamenti e mitragliamenti degli anglo-americani, al suono dell’allarme, fuggivamo nei fossati e nelle grotte intorno a Castelnuovo. A “cose normali” non disdegnavo un piatto di minestra che ricevevo dai soldati tedeschi accampati in piazza XX Settembre, compresa qualche carezza, dati i miei capelli biondastri che gli ricordavano qualcosa della patria lontana.

Alla Liberazione, nell’estate del 1944, mi accodavo ai ragazzi più grandi in cerca di armi, esplosivo, indumenti, entrando in possesso di una vera e propria spada, che mi fu quasi subito tolta  dai carabinieri. Intanto sotto la palma a destra dei giardini venivano stesi sull’erba i cadaveri di alcuni soldati tedeschi trovati nelle fossette delle strade…ma di essi ho un ricordo molto vago e per anni questi 12 soldati furono sepolti con una croce senza nome ed un elmetto d’acciaio infilato sul palo.

Andò male anche ad alcuni giovani di Castelnuovo, ne ricordo due, che nel maneggiare la dinamite rimasero uccisi ed altri mutilati, mentre i tragici effetti della guerra continuarono durante la bonifica dei campi minati, specialmente intorno a Sasso Pisano, dove morirono diverse persone tra le quali Duccio Maccari, figlio del grande pittore Mino.
                                                                                 

                                                                                  (continua)



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