sabato 9 agosto 2014

Dal: “Diario partigiano di Mauro Tanzini”,
“La piccola banda di Ariano”, altri appunti sparsi e “I
preti nella Resistenza delle Colline Metallifere Toscane”, di Carlo Groppi.

(XIII)


Don Piero Gucci Ernani, parroco di Boccheggiano (morto a seguito di un incidente in una città del Lazio mentre assolveva l’incarico di vicesindaco in rappresentanza del PCI), fu un antifascista che ebbe un ruolo importante nelle vicende della Resistenza maremmana. Fu lui, ad ottenere la scarcerazione, nel gennaio 1944 delle mamme dei renitenti che erano state arrestate dal maresciallo Ricotta su ordine dei repubblichini di Boccheggiano. E fu dentro la sua chiesa, proprio davanti all’altare, di fronte a lui, a Ideale Tognoni e a Bruno Cesaratto che i carabinieri Menegalli e Cerretani, della locale stazione, “giurarono” fedeltà al CLN e alla Resistenza. Un altro parroco di Boccheggiano, Amleto Pompili, maturò a Boccheggiano negli anni trenta quelle profonde convinzioni antifasciste che lo avrebbero portato, nel capoluogo della provincia a stringere rapporti e a svolgere attività con i dirigenti provinciali della resistenza in Maremma. Gelindo Lucchesi, nato nel 1933 a Boccheggiano, dirigente del Pci e Sindaco del Comune di Montieri, così lo ricorda: “…La mia sorella, che è morta  in agosto, andava a servire dal prete, io  frequentavo la chiesa, ero un ragazzetto e ci andavo con la mia mamma, servivo la messa, questo prete non era figliolo del Gucci, se l’erano affigliolato, la moglie si chiamava Agatina e il marito Tullio Gucci, venivano da Firenze, per questo ha il cognome Ernani, era nato il 20.4.1907. Morto a Rieti il 22.9.1954, era laureato e faceva l’amministratore pubblico, e l’attivista del PCI e per la CGIL nel sindacato agricoltori, so che a Boccheggiano frequentava gli antifascisti, anzi di tutta l’organizzazione partigiana della zona teneva le fila don Gucci. Abbiamo cinque morti partigiani a Boccheggiano. La sera dell’Armistizio si fece il corteo e s’andò a finire tutti in chiesa, con le bandiere, i tricolori tutta la popolazione in chiesa! Senz’altro era il prete a guidare la manifestazione. Poi la sua amante rimase incinta, e lui si spretò. E’ viva ma ha perso un po’ il capo. A Grosseto c’è Palandri Antonio, ex presidente della Provincia, era il suo cognato…ora è un po’ sbandato, ha perso la moglie ha perso un figliolo di 40 anni, lui sa più cose di me…lui era già un attivista allora. A Boccheggiano non è rimasta la memoria di questo prete antifascista anche perché lui andò via subito, andò a Grosseto e poi a Rieti. Qui sono tornati dopo diversi anni, quando lei, Adelia, era vedova, e aveva due figli, un maschio e una  femmina, Gucci Roberto che lavora in Provincia  e ha fatto attività anche nel PCI. La tomba del Gucci è nel nostro cimitero. Andava col motorino, usciva dal comune, lo misero sotto e morì. Il prete di prima mi dicono che era un puttaniere, anche lui. Poi andò a Grosseto. Boccheggiano è stato da sempre un paese antifascista, le miniere, e anche i preti vivendo in questo clima sociale maturavano sentimenti di solidarietà con i lavoratori. C’era un CLN qui a Boccheggiano, ne facevano parte Altero Lorenzoni, Eraldo Periccioli, Aniello Lorenzoni, Vasco Brachini, Bandino Pimpinelli, Ideale Tognoni e don Gucci.  Il povero  Altero si metteva sempre il distintivo, fecero lo sgancio, coi carri, la notte i contadini, coi bengala, loro facevano il fuoco e illuminavano la zona del lancio da parte degli aerei inglesi: c’era un messaggio che si ascoltava alla radio, cifrato, e quando si sentiva quello voleva dire che la notte c’era il lancio: il nostro messaggio era "Il fiume è secco". Armi, viveri, medicine, divise militari, e qualcuno dice che c’erano anche i soldi  andati in mano a non so chi. Nel CLN c’era anche Bandino Pimpinelli, il figlio del sindaco di Montieri, Ireneo (Bandino Pimpinelli faceva parte della Brigata Garibaldi “Spartaco Lavagnini” dal 15/12/1943 al 20/7/1943 ed era vice comandante di Distaccamento, cioè di una formazione non inferiore a 35 uomini armati). Nel CLN il capo era Lorenzoni Altero, figliolo di un repubblicano, era un muratore, la famiglia era più repubblicana che socialista mentre invece Aniello Lorenzoni era socialista, Ireneo Pimpinelli era socialista, sindaco nel 19 e sindaco nel 44, i fascisti lo levarono e i partigiani ce lo rimisero! Bandino, Anuello, Altero, Cesaratto, veniva dall’esercito, prima tenente poi capitano, la sua mamma era una Pantaleoni, cugina della mia mamma, era Lepri, ma erano cugine, poi lei andò a finire a Roma insieme alla sua sorella, erano poveri e i poveri andavano a servire. I partigiani facevano parte della Brigata Garibaldi, la terza, si tenevano in collegamento con la Spartaco Lavagnini a Luriano, però qui erano sparsi, alcuni erano a Monterotondo, come il Tognoni e il Montemaggi, altri erano a Luriano, altri nelle Carline, non c’era una formazione qui. Boccheggiano era un centro attivo dell’antifascismo una delle prime località dove negli anni ’30 funzionava una cellula comunista e ci sono ancora i verbali. La cellula del PCI di Boccheggiano, fondata l’8 agosto 1938, per “svolgere doverosa propaganda rivoluzionaria”, verbali in parte riprodotti da Mauro Tognoni: al secondo punto degli 11 in cui si compone, si afferma: la nostra attività deve essere protesa all’abbattimento del governo fascista in tutti i modi. Il giuramento cui era sottoposto per statuto ogni compagno recitava: “Nel nome del fondatore sociale Carlo Marx e dei successori compagno Lenì Vittorioso Rivoluzionario e del compagno Stalì, giuro di eseguire senza discutere con tutte le mie forze, fino alla morte, gli ordini che mi saranno impartiti. Firmo nel mio proposito. Giuro. “Lo giurate voi!”. Approvato e applicato dall’originale, 1 settembre 1938. I componenti sono passati dai primi sei fondatori a n. 38. Dicono che ce ne sia stata un’altra, sull’Amiata, sempre di quel periodo, ma siamo tra i primi. Nel 1938 c’era una sezione clandestina e si andavano a riunire in un gallerozzo scavato nel sasso tufo, uno ci si ruppe anche il capo e fu aiutato dal “soccorso rosso”. A Montieri c’erano tanti fascisti ed era forte la repubblichina. Il podestà di Montieri, Engels, sparò sulle donne di fronte al Municipio uccidendo un ragazzo di tredici anni, Delio, abitante a Travale e un minatore di Boccheggiano, ferì anche alcune donne. Erano andati a Montieri per protestare contro l’arresto di due giovani renitenti alla leva di Travale. Questo fatto provocò l’assalto dei partigiani a Montieri. Noi si prendeva il 70% dei voti a Boccheggiano! A Gerfalco c’era un ebreo, la storia mi sembra che l’abbiano raccontata alla televisione, l’avevano portato in un campo di concentramento a Roccatederighi, dov’era la Colonia, nella Villa del Vescovo. A Gerfalco ti potrei indicare una famiglia che ti potrebbero aiutare: Caselli Manlio, è stato consigliere comunale con me, lui ha il suocero Righi Aderano, è un compagno è stato un dirigente della sezione, può darsi che la sua famiglia sappia qualcosa di più di me. A Travale senti Carnesecchi Giuseppe…Fulvio e Sirio erano nella formazione. Ma il marito della postina? Fa il cognome Mastri, lui sa’ molte cose. Il nostro CLN era collegato con Siena, con Grosseto, con Massa Marittima. Qui rappresaglie non sono state fatte. Solo una mattina arrestarono due operai e li volevano fucilare, poi qualcuno riuscì a farli liberare. Cippi ci sono, con tre morti in campagna: uno tornava dai castagni trovò i tedeschi e lo obbligarono a portarli sulla strada per Siena, quando arrivarono a Lustignano, un podere, c’erano delle vigne e dei casotti per i polli, videro a un ramo di una querce appesi due parabellum, così i tedeschi spararono prima una raffica alle spalle del loro accompagnatore e poi uccisero due uomini che sortirono dai casotti, erano due partigiani che si trovavano a visitare le famiglie: una donna, la moglie di uno di loro, aveva partorito da poco e gli aveva portato a far vedere la bambina! Poi giù al Gabellino c’è un cippo con altri due nomi: passate le case dopo un chilometro, ci furono uccisi due partigiani che erano andati a pattugliare, viaggiavano in bicicletta, con le pezzole rosse al collo, imprudenti, si buttarono nel campo,  ma i tedeschi che sopraggiunsero in auto li bloccarono. Uscirono dal grano a mani alzate, ma i tedeschi li mitragliarono subito uccidendoli. Gli fecero la camera ardente qui a Boccheggiano, nella stanza dell'Asilo, c’erano i partigiani armati fino ai denti…Quando uccisero i tre a Lustignano io ero con un altro su un ciliegio, si sentì sparare, poi lui morì maneggiando una bomba a mano. Le donne gridavano e piangevano. Dopo la Liberazione non ci sono state rappresaglie c’è stato solo un fatto, triste, perché c’è rimasto odio e rancore, qui liberarono dalle Murate di Firenze dei partigiani. C’era anche un mio cugino. Brachini Sirio ed altri della zona vennero quassù, c’erano già gli americani, era il 14 o 15 agosto 1944, fecero il giro del paese, casa per casa, anche nelle campagne, andarono al Gabellino, laggiù, e allora picchiarono il dottore che era fascista, picchiarono il Montemaggi, poi il Corsini, che poveracci non avevano fatto nulla di male e quella notte ammazzarono uno: con un moschetto gli piantarono un colpo, era un fornaio, Francesco Naldi, lo volevano picchiare, lui scappò andò giù, ma a metà strada fu colpito da una pallottola! Nel 1953 ebbero il processo che si chiuse nel 1960 con il proscioglimento degli ultimi due indiziati, uno per non aver commesso il fatto ed un altro in base al decreto sulla non punibilità. Noi si aveva la finestra aperta, e la mia sorella sentì dire: ”Chi è stato è stato!” Rapature di donne non ci sono state. A Gavorrano ci furono rapature. La Direzione della Miniera non sembrò coinvolta coi nazisti, anzi fu salvato un pozzo che volevano farlo saltare. Avevano arrestato dei bimbetti, anche un mio zio che aveva scritto Viva Lenin su un vagone, ma null’altro. Nessun danno di guerra. I tedeschi fuggirono e gli americani arrivarono. Il fronte fu rotto a Meleta sulla costa, ma il passaggio fu rapido. In casa mia ci si installò il comando americano e ci stette qualche settimana con la radio trasmittente.  I morti: un monumento con due cippi troncati: Periccioli Alfiero nato il 27 luglio 1924, morto il 11 giugno 1944; Diano Taddei, nato il 21 febbraio 1925, morto l’11 giugno 1944 al Gabellino. Poi ci sono gli altri due: Ghiribelli Libero, nato il 10 luglio 1920, morto il 24 giugno 1944; Malossi Ivo, nato il 6 gennaio 1916,  morto il 24 giugno 1944. Il contadino, Tompetrini Quintilio, aveva 49 anni. La sua lapide è in piazza, ma la data è sbagliata. C’è anche un cippo in piazza dei Minatori. Pimpinelli Ireneo è sepolto a Boccheggiano. “Caddero sotto la ferocia nazifascista nel giugno 1944 Periccioli Alfiero/Taddei Diano/Tompertini Quintilio/Ghiribelli Libero/ Malossi Ivo. La popolazione pose a ricordo e monito il 25 Aprile 1975”. Il comune di Montieri ha registrato oltre 30 morti per cause belliche: 3 per mano dei fascisti; 7 per mano dei partigiani; 17 per mano dei tedeschi; 2 per lo scoppio di mine tedesche, mentre due soldati son dati dispersi”.

                                                                                                          (continua)

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