domenica 25 giugno 2017

La Guardia Armata di Gerfalco.

    Intorno alla metà di giugno 1944, nei piccoli borghi delle Colline Metallifere, il disfacimento dell'organizzazione della RSI è ormai un fatto compiuto ed irreversibile. Tuttavia, come ha dimostrato il rastrellamento degli uomini del villaggio minerario di Niccioleta, incombe ancora la minaccia di azioni militari e di rappresaglia delle forze armate tedesche, al cui seguito si sono accodati gli elementi più violenti e sanguinari, ancor più esacerbati dalla disfatta, della milizia fascista. Per tali motivi le popolazioni, in accordo con i CLN locali, decisero di costituire delle "Guardie Armate" forti di decine di elementi che, equipaggiate militarmente dalla XXIII bis Brigata Garibaldi operante nel territorio montuoso delle Carline, stabilirono turni di sorveglianza intorno ai rispettivi paesi. "Guardie Armate" (che operarono anche in azioni di guerriglia partigiana), furono formate nei villaggi di Montalcinello (con un servizio notturno di ronda), di Travale, Montieri e Gerfalco e per tali azioni furono considerate emanazione della XXIII bis Brigata e i suoi componenti registrati tra i partigiani combattenti ed i patrioti, come gregari. Della Guardia Armata di Gerfalco fanno parte Gino Baldi, Arduino Barlettai, Dino Salusti e Ido Salusti, i quattro partigiani fucilati dai tedeschi a Castelnuovo di Val di Cecina il 26 giugno 1944, appena tre giorni prima dall'arrivo dei soldati americani. Di fronte al Commissario Prefettizio di Castelnuovo di Val di Cecina, Nello Fusi, che compila l'atto di morte, il maresciallo dei carabinieri, Angelo Faleri, certifica ambiguamente che son deceduti "per ferite di arma da fuoco per fatto di guerra". Un semplice cippo marmoreo ed una targa ricordano l'eccidio:

Al calar della notte
del 26 giugno 1944
tre giorni innanzi
l'agognata liberazione dal nazifascismo
per la quale avevano combattuto
furono qui fucilati
da soldati tedeschi in ritirata
i partigiani
della XXIII bis Brigata Garibaldi
"Guido Boscaglia"
originari di Gerfalco
nel Comune di Montieri

Gino Baldi di anni 41
Arduino Barlettai di anni 29
Dino Salusti di anni 23
Ido Salusti di anni 35

catturati a Gerfalco
in un'azione di rastrellamento
O viandante
non dimenticare gli umili eroi
che immolarono la loro gioventù
per ideali
di pace, giustizia e libertà!
A perenne memoria
il popolo di Castelnuovo V.C.
QMP

1.Gino Baldi

         Nato a Gerfalco nel Comune di Montieri il 26 settembre 1902 da Astolfo e Marianna Banchi, coniugato con Liside Banchi, in virtù delle sue provette qualità di musicante (bombardino) era stato assunto dalla Larderello S.A. come operaio. Sfollato a Gerfalco in attesa del passaggio del fronte, il 1 marzo 1944 entra a far parte della Guardia Armata insediata dal CLN locale sotto la guida di Ottobri Ottobrino di Campiglia Marittima, ed operante, con un organico di oltre 50 uomini armati di moschetto e bombe a mano, a sostegno dell'attività della XXIII bis Brigata Garibaldi "Guido Boscaglia" con il preciso scopo di difendere il paese, le spose, le donne e i bambini da eventuali saccheggi e rappresaglie tedesche. Gino è catturato insieme ad altri quattro compagni in seguito all'ingenuità di una contadina che cade in un banale tranello messo in atto da un numeroso plotone di soldati tedeschi in azione di rastrellamento, poco dopo la metà di giugno 1944, e tradotto, con sosta sul piazzale della fattoria di Fosini (ove è rilasciato un tal Mario Castagna, originario di Castiglion della Pescaia perché trovato senz'armi), a Castelnuovo di Val di Cecina. Rinchiuso, insieme a circa altri 150 rastrellati nel territorio grossetano di Gerfalco, Montieri, Travale e Massa Marittima, nei locali del Dopolavoro fascista (oggi Circolo ARCI). La sera del 25 giugno alle ore 21,30, furono tutti e quattro fucilati in località La Valle poco lungi dalla strada rotabile statale 439 e i colpi d'arma da fuoco vennero chiaramente uditi dalla famiglia Ferri che abitava nel podere omonimo. Appena tre giorni dopo, quelle che erano state le potenti armate tedesche del generale Crisolly e del generale Hecker, la 20 Divisione Luftwaffe e la III Divisione Panzer Grenadier, ripiegheranno verso il Nord e verso l'inevitabile disfatta, ma non prima di lasciare dietro le spalle una nazione devastata e un'amara scia di sangue, frutto del fanatismo e dell'odio. Un anno dopo (25 giugno 1945) fu innalzato nel cimitero di Gerfalco un monumento commemorativo con incisa l'epigrafe:

Ai quattro martiri
che nel giugno 1944
immolarono la vita
vittime della furia tedesca
questa Gerfalco
pone a perenne ardente ricordo

 2.Arduino Barlettai

         Nato a Gerfalco, nel Comune di Montieri, il 18 luglio 1904 da Giuseppe ed Erminia Corsi, residente a Gerfalco, bracciante, sposato con Ilia Milani. Divenuto collaboratore della XXIII bis Brigata Garibaldi il 1 aprile 1944, faceva parte della Guardia Armata come gregario. L'amministrazione comunale di Montieri (GR) gli ha intitolato una strada nel borgo natio.

 3.Dino Salusti
  
         Nato a Gerfalco, nel Comune di Montieri, il 28 settembre 1910 da Angiolino e Giulia Vagheggini, detta Gosta, minatore, residente a Gerfalco. Si era sposato il 4 maggio 1944 con Celsina Azzini. Per celebrare il matrimonio Celsina aveva atteso il ritorno del fratello che, arruolato nella RSI, era fuggito da Firenze rientrando finalmente a casa. Dino e la giovane moglie, dopo essersi nascosti per qualche giorno in campagna nel podere Macchia a Schizzi, erano tornati ad abitare in paese insieme ai genitori di Celsina. Dino si era iscritto il 1 marzo 1944 alla Guardia Armata costituita dal CLN, e come molti altri gerfalchini iniziò a collaborare attivamente facendo i suoi turni di sorveglianza armata, come gregario. Dopo la morte, a suo nome fu intitolata la sezione del Partito Comunista Italiano di Gerfalco. Il cognato di Dino, Amerigo Azzini, che ha vissuto direttamente quei drammatici giorni, ricorda vivamente alcuni particolari:

...alla mia sorella non gli hanno riconosciuto la pensione di vedova perché erano sposati da meno di due mesi. Ebbe invece la misera pensione di guerra, perché fu riconosciuto partigiano. Dino non era iscritto né al fascio né al partito comunista, ma la famiglia era antifascista, e lo sapevano tutti in paese. Dopo la fucilazione furono lasciati in quel campo. I partigiani vennero ad avvisare le famiglie e si pianse tanto! In quattro o cinque s'andò lassù, il paese di Castelnuovo era pieno di polvere, di soldati, di carri armati, e di cavalli, da qualche giorno erano arrivati gli americani. I corpi dei partigiani vennero bruciati sul posto: vicino alle ceneri c'erano ancora il portafoglio, le chiavi di casa, qualche panno e un paio di pantaloni bruciacchiati. Il giorno ci si fermò a mangiare dal fattore Umberto Volpi, la sua moglie, una brava donna, ci conosceva perché originaria di Gerfalco. Ai parenti furono ridate quattro cassettine di ceneri che furono  sepolte nel cimitero di Gerfalco, dov'è il monumento: mia sorella non si è mai risposata, ebbe un modesto impiego come commessa nella cooperativa di Gerfalco ed è morta un anno fa, qui, a Massa Marittima. La disgrazia l'aveva segnata profondamente per tutta la vita.

Io canto per riempire l'attesa:
annodarmi la cuffia,
richiudere la porta di casa,
e non altro ho da fare,

finché risuoni vicino il suo passo,
e insieme camminiamo verso il giorno,
l'uno all'altra narrando di come cantammo
per scacciare la tenebra.

 4.Ido Salusti
  
         Nato a Gerfalco, nel Comune di Montieri, il 27 novembre 1908 da Alceste e Consilia Baldi, manovale minatore, residente a Gerfalco, coniugato con Anselmina Caselli. Era entrato a far parte dei collaboratori della XXIII bis Brigata Garibaldi, il 1 aprile 1944, quale gregario della Guardia Armata del suo paese. Lasciò la moglie e due figli piccolissimi che furono allevati con amore, a costo di immensa fatica, da Anselmina. Infatti, ogni giorno ella si alzava alle ore quattro, per andare alle Lame e prendere due bombole di latte che distribuiva alle famiglie di Gerfalco. Coi proventi del latte e con la pensioncina di guerra tirò avanti, ma alla prematura morte della figlia anche il suo cuore, tanto duramente provato, si spezzò per sempre:

…il vento passa sulle tombe,
la libertà ritornerà.
Ci si dimenticherà di noi

e rientreremo nell’ombra.



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