sabato 14 settembre 2013



CARLO GROPPI

Un frammento di stelle lontane…

Larderello, geotermia,
dagli Etruschi all’alba del terzo millennio


SINTESI STORICA DI UNA ORIGINALE INDUSTRIA ITALIANA:
DALLE PRIME UTILIZZAZIONI TERMALI,
ALL'ESTRAZIONE DELL'ALLUME, DELLO ZOLFO E DEL VETRIOLO IN ETA' MEDIEVALE,
ALLA SCOPERTA DELL'ACIDO BORICO NELLE ACQUE DEI LAGONI,
ALLO SVILUPPO DELLE ATTIVITA' CHIMICHE
AL TEMPO DI FRANCESCO DE LARDEREL,
FINO ALLE APPLICAZIONI DEL VAPORE ENDOGENO PER PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA.
LE "NUOVE FRONTIERE" DELLA GEOTERMIA NEL TERZO MILLENNIO.
  

Il disco solare che incendia volando lo spazio
prima non c'era,
il mare il cielo la terra l'aria le stelle
non c'erano: neppure una cosa di queste
che sono nel mondo. Ma un turbine informe
batteva il vuoto degli atomi, ne urtava
l'intreccio i colpi i pesi i moti compatti:
come guerra discorde corpi sbandati
mischiava chiudeva le soste le vie
a impossibili eventi: finché
da quel turbine irruppe una massa distinta
e il mondo si aperse:
il cielo si alzò sulla terra, il mare
si estese disciolto dagli atomi d'acqua,
i fuochi fissarono in alto i muti splendori.

(Lucrezio, De rerum natura, V, 432-448)


UN FRAMMENTO DI STELLE LONTANE[1]

 Introduzione.

            Larderello[2] e la cosiddetta "Regione Boracifera"[3] si trovano nell'area delle Colline Metallifere, in Toscana, tra la Maremma e le valli dei fiumi Cecina, Cornia e Merse, un territorio a cavallo delle province di Pisa, Grosseto e Siena. Scomparse quasi del tutto le manifestazioni geotermiche naturali[4], il vapore endogeno viene estratto da giacimenti profondi mediante trivellazioni del suolo e trasportato con apposite tubazioni ("vapordotti") alle centrali elettriche dell’Enel e ad altri impianti industriali e civili.
            Agli occhi del moderno viaggiatore il complesso industriale e residenziale di Larderello si presenta superbo, nella sua modernità architettonica ed impiantistica (quasi inaspettatamente stante l'asprezza dell'ambiente naturale che lo circonda), e talvolta avveniristico per le soluzioni di impatto ambientale adottate.
            Naturalmente lo stesso viaggiatore non potrà rendersi immediatamente conto delle sofisticate tecnologie che sottintendono al processo produttivo e che seguono, nel suo fantastico cammino, la piccolissima goccia di pioggia che scende (in un ciclo "rinnovabile" della durata di circa 30 anni), nel sottosuolo fino ad incontrare il flusso di calore emesso dall'intrusione magmatica attiva (un vulcano rimasto sepolto a 8-10 Km. di profondità). E' in profondità che si è costituito, in tempi geologici, il "giacimento" geotermico pressurizzato, giacimento individuato e successivamente coltivato ed è in profondità che avviene lo scambio termico tra l’intrusione magmatica e le rocce calde con l’acqua meteorica infiltrata nel sottosuolo o con quella immessavi artificialmente attraverso la “reiniezione”. Il minerale, nel nostro caso "vapore endogeno", viene trasportato ed utilizzato in impianti generatori  di energia elettrica, con la restituzione, al giacimento stesso, della parte condensata del fluido geotermico.
            Alta tecnologia informatica di teleconduzione delle centrali elettriche, sofisticate procedure per i controlli geochimici e fisici dei fluidi geotermici e dell'ambiente, collaborazione con prestigiosi Istituti di Ricerca su scala mondiale, esportazione di conoscenze ed assistenza internazionale, fanno dell'attività geotermica, gestita dall’ Enel, uno dei settori industriali più originali e avanzati d'Italia.
            Come per la piccola goccia di pioggia, il cammino per raggiungere questo traguardo è stato lungo e difficile. Esso rappresenta il sogno stesso dell'uomo, nel suo processo di crescita e di emancipazione dal caso e dal bisogno, sogno di civiltà per comprendere e dominare le forze brute della natura. Crescita non solo materiale, ma spirituale, alla ricerca del mistero dell'universo e del mistero della vita. Alla ricerca di quel frammento di stelle lontane, di quell'infinito che, nelle scienze della terra e nel cosmo trova i suoi epigoni.
La conoscenza e l'utilizzazione del fenomeno geotermico e delle sostanze chimiche ad esso legate risale ad oltre tre millenni. Migliaia di anni di civiltà, di lavoro, di intelligenza, di lotte e di fatica, di cui gli abitanti della "Regione Boracifera" vanno giustamente fieri. E' un patrimonio culturale che appartiene all'Italia e, in larga misura, a tutta l'umanità. Auguri alla geotermia del "terzo millennio"!
            Nel vasto panorama delle pubblicazioni che hanno contrassegnato il cammino storico, scientifico, tecnologico dell'utilizzazione industriale del calore interno della terra, con particolare riferimento a quelle inerenti le vicende delle aree geotermiche toscane e di Larderello, manca, a nostro avviso, una sintesi che, rapidamente, esaurientemente e correttamente, offra le informazioni di base capaci di consentire un non superficiale approccio con il tema. E' dunque un atto di amore quello che compiamo con umile e tenace pazienza, sperando di aiutare quanti si accingeranno, per studio o per curiosità, ad entrare nell'affascinante, e per molti versi non indagato, universo geotermico. Per la sua vastità il nostro lavoro non sarà esente da errori, tuttavia lo riteniamo tra i più moderni e criticamente correlato ai più importanti studi e ricerche apparsi sull'argomento, a partire da quelli medievali di Enrico Fiumi, per giungere a quelli settecenteschi di Hoefer e Mascagni, a quelli ottocenteschi dei soci dell'Accademia dei Georgofili di Firenze, fino agli studiosi dell'Università di Pisa: Meneghini, De Stefani, Lotti, Nasini ed agli autori contemporanei (Piero e Giovanni Ginori Conti, Sborgi, Pellegrini, Gallori, Burgassi, Cataldi, Frattarelli-Fischer, Alinari, Fanfani, Bocci, Mazzinghi...). In esso, infine, trovano posto molte intuizioni delle innumerevoli tesi di laurea che hanno studiato il fenomeno geotermico e la realtà di Larderello da molteplici e differenti angolazioni e pubblicazioni tecniche della “Larderello SpA” e dell’ENEL.

 Il mitico fiume Lynceus.

                Circa 12 milioni di anni or sono l'Oreopithecus Bambolii, un preominide, correva nella grande selva delle terre emerse di Maremma e si inoltrava nell'alta valle del fiume caldo Lynceus (l'attuale fiume Cornia), le cui acque di natura geotermica scorrevano dalle sorgenti fino al mare[5]. Successivamente, gruppi umani organizzati, in età che va dal musteriano al neolitico (35.000-70.000 a.C.), si avvicendarono sulle Colline Metallifere e notevoli stazioni preistoriche vi sono state localizzate con il loro corredo di utensili e armi di pietra e selce[6]. Dalle scarse presenze dell'età del

                                                                                                          (continua)        


[1] G. MARINELLI, (a cura) Larderello alle origini dell'energia geotermica, Alinari, Firenze, 1990, pp. 11-12: "Probabilmente la terra non è mai stata una sfera incandescente ed il calore che si trova nella sua parte interna deriva dal decadimento degli elementi radioattivi contenuti nelle rocce". Ci è piaciuto tuttavia far riferimento alle "stelle lontane", non solo come immagine poetica, ma come appartenenza della geotermia e, quindi, della Terra, all'energia cosmica dell'universo, quindi al sistema galattico infinito.
[2] AA.VV., Enciclopedia Europea Garzanti, Milano, voll. XII, 1976, vol. VI, pp. 707-708: "Centro industriale della Toscana, in provincia di Pisa (frazione del comune di Pomarance), nel bacino del fiume Cecina. Le sue attività si basano sullo sfruttamento dei soffioni boraciferi".
[3] A. MAZZONI, I soffioni boraciferi toscani e gli impianti della "Larderello, seconda ediz. aggiornata ed ampliata, Bologna, 1951, pp. 7-8: "per "Regione Boracifera" si intende una vasta area di oltre 200 Kmq. di superficie nell'alta Maremma toscana ove sono localizzate manifestazioni pseudo-vulcaniche dei soffioni e lagoni".
[4] F. TONANI, Geotermia, in AA.VV,.”Enciclopedia della Chimica", vol. VI, Uses, Ed. Scientifiche, Firenze, sd., pp. 93-104: "Con geotermia si indica l'insieme delle attività e delle conoscenze sviluppate al fine di sfruttare l'energia  geotermica. L'energia geotermica è l'energia termica terrestre che può essere utilizzata per produrre elettricità, lavoro meccanico, calore. Oggi essa è limitata allo sfruttamento di una parte del calore terrestre. Quando la tecnologia aprirà l'accesso alle enormi quantità di energia termica immagazzinata ad alta temperatura a profondità in linea di principio accessibili (ad esempio, entro i 10 Km.), l'energia geotermica potrà diventare di importanza sostanziale per l'umanità"; C. GROPPI, Appunti documentativi delle attività connesse allo sfruttamento dell'energia geotermica, dts., 1979, p. 2: "…una grande quantità di energia, sotto forma di calore, è immagazzinata nei primi dieci chilometri della superficie terrestre. La maggior parte di questa energia si trova in forma troppo dispersa per poter essere sfruttata industrialmente. In alcune aree, però, l'energia della terra si presenta in forme concentrate. Queste aree, costituiscono le fasce di debolezza crostale del pianeta. In esse si verificano, attualmente, con maggiore frequenza, i fenomeni di magmatismo (con o senza effusione) ed una intensa attività tettonica. Esse sono anche le aree dove il flusso di calore raggiunge valori 10-20 volte superiori a quello medio terrestre e dove si hanno una serie di manifestazioni superficiali spontanee del calore rappresentate da fumarole, putizze, geyser, lagoni e soffioni. Molte di queste aree costituiscono, per altro, anche le zone dove sono localizzati i serbatoi geotermici conosciuti e dove vengono concentrate le ricerche per reperirne ulteriori"; G. CELLO, La localizzazione delle fonti di energia geotermica, in ENEL, “Rassegna Tecnica di problemi dell'energia elettrica", a. XXV, fsc. 5, sett.-ott. 1977.
[5] C. GROPPI, Né latino né tedesco né lombardo né francesco, la Comunità di Castelnuovo dalle origini alla fine del XIII secolo, Migliorini, Volterra, 1996, pp. 15-16; P. BERTELLI, M. MORETTI, Il Cornia, viaggio su un piccolo fiume, Pontedera, 1986, pp. 9-10.
[6] C. GROPPI, Né latino né tedesco..., cit., p. 16; A. GALIBERTI, Stazioni preistoriche all'aperto nelle province di Grosseto e Livorno, in "Rivista di Scienze Preistoriche", XXV, fsc. 1, 1970; F. MINELLONO, Riparo di Vado all’Arancio. Un microcosmo del paleolitico superiore nell’Alta Maremma, Firenze, 2002.

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