sabato 9 dicembre 2017





PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI.
CAP. 59.

Giorni decisivi

         Di fronte alle elezioni politiche del 3 e 4 giugno ed a quelle del 10 giugno 1979 per la costituzione del primo Parlamento tra i paesi della Comunità Europea, il movimento sindacale italiano ha assunto una posizione unitaria che afferma in modo ufficiale una netta autonomia tra le forze sociali e stabilisce precise regole di comportamento per tutti noi, alle quali ci dobbiamo uniformare.
         Tuttavia il sindacato, in questa crisi ambigua e dannosa per il Paese, non è andato in vacanza. Ha condotto grandi lotte democratiche i cui momenti salienti sono stati lo sciopero dell’industria e dell’agricoltura dell’8 maggio e quello del pubblico impiego del 15 maggio. Oltre 8 milioni sono stati i lavoratori interessati ed è impensabile come, ancora una volta, siano stati esonerati i lavoratori dell’energia.
         Mai come in queste lotte i motivi contrattuali si sono intrecciati con le grandi questioni politiche: investimenti produttivi, occupazione, programmazione, mobilità, costo del lavoro, Mezzogiorno. Secondo la linea dell’Eur, su questi problemi e su quelli altrettanto urgenti della lotta al terrorismo, della scuola, delle pensioni (tanto per citare i prioritari), il sindacato chiede un confronto serrato con il Governo e con le forze politiche per superare impegni generici, resistenze ed avviare un profondo cambiamento nella vita del nostro Paese, qualunque possano essere i risultati elettorali.
         Tuttavia, pur non privilegiando nessuna formula di governo, ma misurandoci con i fatti concreti, noi sappiamo che tutti i governi non sono uguali. E’ in atto (lo viviamo tutti i giorni e la chiusura dei padroni sui contratti – Carli in testa – ce ne offre la prova), un duro scontro tra le forze progressiste e del cambiamento e quelle della conservazione e del privilegio.
         Battere queste forze, riavviare un processo di unità e solidarietà nazionale tra le componenti fondamentali della società italiana, ricomporre una partecipazione piena e leale dei partiti democratici nel Governo, vuol dire mettere da parte quei piccoli giochi di potere, quelle visioni ristrette del particolare, quegli interessi di gruppo o di partito, steccati e preclusioni irrazionali, che sono tra le principali cause della crisi e della decadenza italiana.
         Non completamente estranea ai temi sopra accennati è la “questione energetica”. Anzi essa travalica i confini delle singole nazioni per essere questione del nostro pianeta. C’è un nesso logico tra potere, democrazia ed energia e ad esso si lega la possibilità di sviluppo e di progresso dei popoli.
         La situazione italiana è drammatica. La mancanza di programmazione, le inefficienze della Direzione Enel, l’asservimento ai petrolieri, le incertezze sul nucleare, hanno caUsato danni e ritardi  incalcolabili. Si parla del buio, di riprivatizzazione  dell’Enel, di mega-piani atomici: ma si trascura il vero elemento  di fondo, di dare al Governo del Paese e di ogni Ente efficienza operativa e volontà politica ponendo fine alle lottizzazioni interne,  alle subordinazioni internazionali, e avendo ben chiari i principi degli interessi fondamentali della gente, attraverso una rigorosa programmazione dei bisogni e delle risorse.
         Per quanto ci riguarda, come geotermia, mi pare di avvertire un malessere profondo. Perdura la stasi operativa dell’Enel che si avvale di una  sostanziale tregua da noi concessa. Lo stesso piano quinquennale non è più rispondente alla realtà e niente si vede, di concreto, che faccia intendere un cambiamento, una volontà nuova in questo settore. Il cavillare su “centrali dentro” o “centrali fuori” il “Centro Nazionale Geotermico” (Cng), sui baricentri e sulle strutture, sta diventando un elemento frenante, secondario, rispetto ai problemi di fondo. Io credo che oggi sia indispensabile uscire da queste secche e portare un duro attacco all’Enel, al Governo ed agli altri operatori interessati alla geotermia, anche con iniziative che coinvolgano l’opinione pubblica italiana. Produrre più energia geotermica, a partire dalle zone tradizionali, dare respiro nazionale ed internazionale alle ricerche, sviluppare le Officine di Larderello come capacità di interventi per il Cng e per altre Unità Enel, anche attraverso una radicale trasformazione, per garantire e allargare i livelli occupazionali, potenziare e rinnovare le tecnologie di perforazione e le capacità operative delle stesse sul piano nazionale; definire i problemi delle tecnologie per gli impianti di produzione. E, per quanto non riguarda propriamente l’Enel, avviare lo sfruttamento diversificato e completo della geotermia, recuperando gli anni perduti: sono i problemi principali. Così, forse, si salvaguardano gli interessi attuali delle nostre zone e si costruisce un futuro ancora più ricco di speranze per lo sviluppo delle aree geotermiche.
         Come appare evidente stanno di fronte a tutti noi ed all’insieme del movimento, giorni decisivi. E’ in atto uno scontro durissimo che investe tutte le componenti della vita sociale e, nel nostro piccolo, anche noi siamo chiamati in campo, ognuno di noi. Ecco perché non è il momento di “ritirarsi nel privato”, ma di fare uno sforzo ulteriore di partecipazione, organizzazione, entusiasmo.
         Il sindacato è un grande strumento di democrazia, discepolo e maestro dei lavoratori. Occorre però vivificarlo giorno per giorno con l’impegno capillare di ogni lavoratore e ogni compagno. Io credo che dobbiamo essere soddisfatti  del lavoro di questi ultimi anni. Successi importanti sono talvolta offuscati da problemi ed errori di poco conto, ma anche a questi dobbiamo saper guardare. Nella continuità dell’azione sindacale chiaramente impostata, nella capacità di confronto interno ed esterno, nella tolleranza e nella voglia di ricercare sempre un contatto umano, deve risiedere la nostra forza. Cercheremo tutti insieme  di allargare queste prerogative ed anche di allargare  l’area del consenso e della fiducia alla Fnle-Cgil  all’interno della nostra Fabbrica e del territorio.
         Modesti e pazienti, con spirito unitario, mettiamoci al lavoro. Sviluppo della geotermia, rinnovo del contratto, organizzazione della Fabbrica sono tra gli impegni principali ed in essi daremo anche la misura della nostra crescita.
         Io spero che la tradizione di serietà, democraticità, presenza nel movimento complessivo della zona non verranno meno.



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