martedì 19 dicembre 2017



OGGI E' SAN DARIO!

Oggi è San Dario!  Il “santo” del mio nonno paterno, che si chiamava Dario! Ora che sono vecchio, mi addoloro di saper così poco di lui. Credo che accada ai giovani non avere la pazienza di ascoltare i racconti di genitori e nonni, come se il futuro e la vita non avessero mai fine e di tempo ne avessimo tanto. Invece,  purtroppo, il tempo manca.  Era nato nel 1879 da Natale e Rosa  Donati, due persone religiosissime. Aveva alcuni fratelli e sorelle, dei quali ho conosciuto solo il “Socio” cioè Zeffiro, e nominare Maria, forse anche Stanislao, forse anche Pietro…Fu soldato, poi lavorante nella grande bottega dei calzolai del paese natio, e si sposò nel 1905 con Enélida Benucci, dalla quale l’anno dopo, ebbe il primo figlio Gino.La miseria era tanta e Dario emigrò negli Stati Uniti, in Pennsylvania, distretto di Pittsburg,  nelle miniere di carbone, come manovale. Dopo alcuni anni, povero come era partito (perché derubato dai banditi della “mano nera” al momento dell’imbarco), trovò ad attenderlo Gino  grandicello e la sua sposa. L’anno dopo, nel 1915 gli nacque mio padre, Renzo, il secondo e ultimo figlio. Mia nonna infatti ebbe un parto difficilissimo (parto doppio, con uso del forcipe, tanto che il mio babbo rimase  per tutta la vita con il “collo torto”, un male e un bene perché gli evito il servizio militare e la guerra). Il nonno, fenomenale musicista, fu preso come operaio alla Società Boracifera del principe Piero Ginori Conti, e si distinse per zelo e virtuosismo musicale. L’economia della famiglia migliorò quando anche Gino e poi Renzo, furono assunti al lavoro a Larderello.  Dopo una tarda e misera pensione si rimise a fare il calzolaio, andando a opre  tra i mezzadri della Fattoria di Fosini. Morì, non si sa bene per quale malattia, nel luglio 1948. Aveva in tasca la tessera del Partito Socialista Italiano. Purtroppo non ricordo praticamente niente di lui, date le mie vicissitudini che mi portarono ad abitare insieme solo un anni prima della sua morte, se non il “banchetto” da calzolaio, il suo strumento musicale, il suo buon appetito, la sua miopia ed anche le bonarie minacce di usare per i miei malestri  la striscia di cuoio (il famoso “pedale”), che teneva appesa al banchetto per impeciare i correggioli. Credo che non l’abbia mai usata! La nonna, invece, è vissuta 90 anni e mi ha allevato. Pregava sempre per  il “suo Dario”, ma gli diceva alla fine della preghiera: “Aspettami, ma non aver furia, perché devo pensare a Renzo ed a Carlo, e quaggiù ci sto bene! Ho la tv, la lavatrice  e la stufa “maialina”…”. Credo che adesso si siano ritrovati.

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