mercoledì 6 settembre 2017



PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 37.


54. Prospettive e problemi della geotermia[1]

         E’ merito del sindacato se in Toscana una vertenza energia è stata aperta precedentemente all’iniziativa nazionale, se si sono costruite alleanze realizzando le “Conferenze di Produzione”, se è stato possibile avviare rapporti nuovi e più avanzati tra Enel, Regioni ed Enti Locali.
         Ciò deriva, io credo, dalla peculiarità che possiede la nostra Regione nel quadro delle fonti energetiche. Sono infatti presenti in Toscana fonti primarie autoctone quali l’acqua, la lignite e la geotermia. Queste fonti primarie hanno gradatamente riacquistato importanza per i crescenti prezzi e le difficoltà nell’approvvigionamento del petrolio, ma recentemente si è aperto nel Paese anche un vasto dibattito sull’energia e la vita degli uomini, sui consumi e sui modelli di produzione, prefigurando che in una società non più fondata sulle leggi del capitalismo, sulla rapina e sullo spreco delle ricchezze interne ed internazionali, ci dovrà essere il massimo di decentramento e partecipazione, e che tutte le risorse saranno sfruttate e riconvertite socialmente ed economicamente sul territorio, in particolare quelle che per le loro caratteristiche (piccola potenza, usi plurimi, non trasportabilità) al territorio sono più strettamente legate. Non è inoltre assurdo intravedere che, da fonti emarginate, esse possano non solo diventare integrative, ma alternative al petrolio e all’uranio.
         Leggendo le proposte scaturite dalla Commissione Industria della Camera e del Senato, attualmente in discussione al Parlamento, si può valutare quanto cammino sia stato percorso in merito al problema dell’energia geotermica, oggi considerata nella sua realtà e globalità, senza enfasi e senza sottovalutazioni. Ciò non è stato casuale, né legato al folgorante convertimento geotermico di qualche ministro o onorevole, ma il frutto di un continuo, ampio, articolato movimento, di una pressione, a tutti i livelli, fatta da noi sindacati di Larderello, dai nostri Regionali e Nazionali, e che ha trovato sostegno ed alleanze tra le forze politiche, gli Enti Locali, i corpi scientifici, per vincere le resistenze che nell’Enel e nel Governo, e non solo,  si frapponevano allo sviluppo della geotermia.
         Non abbiamo elaborato solo cartacei programmi, ma abbiamo lottato, in condizioni difficili e non pienamente comprese da tutti i lavoratori, e continueremo a lottare con tenacia, perché in presenza di innumerevoli problemi interni alla nostra categoria ed esterni (Legge 285 occupazione giovanile, organizzazione del lavoro) pensiamo che lo sviluppo produttivo sia un nodo centrale e complementare agli altri, e che solo risolvendolo completamente si potranno risolvere anche gli altri.
         La “vertenza geotermia”, aperta da decenni non è comunque risolta. E non potrebbe essere altrimenti essendo questo un settore strettamente legato alla evoluzione tecnica e scientifica, nonché a un diverso intendere la politica economica, specialmente per la parte energetica, che solo il recente accordo tra i partiti ha considerato come prioritaria (decentramento, autonomia nazionale, uso completo delle risorse, inquinamento...). Ma anche se questa sarà una vertenza di lungo termine, alcuni obiettivi primari sono stati bene evidenziati ed intorno ad essi si è creato dibattito e si sono costruite alleanze. Gli obiettivi si possono così riassumere:

-         contribuire all’affermarsi di una volontà politica nuova nella Direzione dell’Enel, attraverso la democraticizzazione di questo Ente, e in quella specificatamente inerente la geotermia;
-         intendere sempre più la geotermia “bene collettivo”, da gestire sul territorio, coinvolgendo gli Enti Locali nello sfruttamento completo e diversificato di questa risorsa, attraverso una politica di piano a livello Regionale;
-         sviluppare la ricerca in tutte le direzioni, in una visione di stretta ed aperta collaborazione internazionale capace di consentire al nostro Paese l’esportazione di tecnologie ed impianti;
-         lo sviluppo e l’unitarietà della ricerca dovrà essere alla base di uno sviluppo produttivo, sia per quanto concerne gli usi tradizionali (elettricità), sia per le nuove forme di utilizzazione (agricoltura, chimica, usi civili);
-         la ricerca e l’utilizzazione della geotermia dovrà estendersi a tutto il Paese attraverso la collaborazione e gli accordi (Enti, Cnr, Università), impegnando al massimo tutte le risorse;
-         lo sviluppo della ricerca, le nuove tecnologie, la diversificazione nello sfruttamento, una precisa programmazione degli investimenti, dovranno consentire un reale sviluppo produttivo nel settore geotermico, anche nell’”Area Classica di Larderello” (Larderello, Monte Amiata, Radicondoli);
-         realizzando una espansione produttiva sarà possibile un’ulteriore crescita dell’occupazione operaia e tecnica, in quella visione di giusto equilibrio tra produzione/occupazione che sta alla base di ogni corretta gestione aziendale.

Se gli obiettivi sono stati individuati abbastanza chiaramente non possiamo però nasconderci, al di là dei successi ricordati, che esistono ritardi, di natura politica, risalenti all’Enel in primo luogo, al Governo ed in varia misura riscontrabili negli organismi di ricerca, negli Enti Locali e nelle forze politiche. Non possiamo comunque fare a meno di constatare come negli ultimi quattro anni (dalla pubblicazione del “Libro Bianco” in occasione del Congresso Nazionale della Fidae-Cgil di Viareggio), sia avvenuto un cambiamento profondo nell’approccio con la geotermia, sia nel mondo scientifico che in quello politico, e che la discussione aperta su questo tema abbia destato un vivo interesse anche tra i non esperti, contribuendo ad aggregazione di forze tese al suo rinnovamento e sviluppo. Ultimo esempio il Convegno di Chianciano (14-16 aprile 1977), organizzato dalle Regioni Toscana, Lazio e Campania sotto l’egida del Ministro dell’Industria Carlo Donat Cattin.

E’ stato definitivamente riconosciuto in tale Convegno il ruolo tipicamente regionale della geotermia e si è evidenziata la necessità di una programmazione che tenga conto delle disponibilità di queste risorse, e indichi chiaramente i progetti di utilizzazione e di investimenti.
Mentre il ruolo operativo rimarrà assegnato ai grandi Enti pubblici (Enel, Eni), le Regioni dovranno offrire appoggio alla fase di ricerca che dovrà essere condotta, tenendo conto degli usi plurimi,da Enel, Eni, Cnr, Università, attraverso uno stretto coordinamento e controllo da parte del Governo.
         E’ comunque il momento di dire con precisione cosa si può e si vuol fare delle risorse già disponibili e a questo proposito la creazione del “Comitato Geotermico Nazionale” promossa dalle tre Regioni: Campania, Lazio e Toscana, fa ben sperare. Si dovrà procedere inoltre ad una veloce definizione della nuova legge per lo sfruttamento della geotermia in modo da assegnare non solo precisi compiti all’autonomia regionale (specialmente per i fluidi a bassa entalpia), ma da poter indicare, nello spirito della Costituzione e del ruolo democratico della regioni, che pone questo organismo come una saldatura tra potere centrale e interessi locali, modalità e tempi degli investimenti (e, quindi, modalità dei rapporti di collaborazione che non dovranno essere paralizzanti), sia degli Enti che degli Organismi preposti alla ricerca, oggi operanti con strutture spesso ridicole.

         Il Convegno di Chianciano, la partecipazione al dibattito del ministro Donat Cattin, segue a grandi lotte, soprattutto in Toscana e nella Valdicecina, sui temi dell’energia e della geotermia. Esso è anche la testimonianza del cambiamento politico in atto nel paese, cambiamento che se portato avanti a tempi brevi potrà avviare finalmente una politica nuova, non di lottizzazione, negli Enti pubblici, e quindi dare concretezza a scelte che oggi, nonostante le cose positive, si proiettano ancora nel mondo delle speranze, mentre vasti territori e comunità hanno estremo bisogno di certezze.
         Sgombrato il campo dalle illusioni e dalle strumentalizzazioni che si erano in parte create intorno alla geotermia (energia immediatamente alternativa alla scelta nucleare, salvezza ecologica del pianeta, energia socialista...) è emerso con chiarezza il grande ruolo, scientifico, economico e sociale di questa risorsa e quindi la necessità di arrivare quanto prima ad un inventario nazionale che consenta di creare “Aziende Regionali” per lo sfruttamento dei fluidi a bassa temperatura. Il confronto avvenuto a Chianciano fra Enti, tecnici, politici e l’intreccio reale tra scienza e politica che si è realizzato, è dunque stato punto di arrivo e di partenza.

         Punto di arrivo di un periodo storico di sottovalutazione della geotermia, di impegni settoriali, di mortificazione dei tecnici e dei ricercatori di questo settore, sacrificati ad interessi e scelta d’altra natura, in genere effettuate sopra la loro pelle e le loro teste. Punto di partenza di una superata conflittualità tra Enel ed Eni, di un riconosciuto legittimo ruolo regionale e locale, di una volontà di coinvolgimento esteso per Università e Cnr e quanti altri operano in campi affini, compresa una nuova legiferazione e un più attento coordinamento da parte degli Organi di Governo.

         All’apertura di questa problematica nuova e di questo interesse ha contribuito in maniera determinante la linea delle nostre Organizzazioni sindacali e la lotta dei lavoratori. Ma per il futuro occorrerà fare ancora di più, intensificando le lotte, estendendo le alleanze, ponendo obiettivi ravvicinati e pertanto credibili, evitando gli errori che si sono registrati in genere sulla vertenza energia, cioè la mancanza di una concreta direzione politica al movimento che ha generato discontinuità nelle iniziative e disarticolazione territoriale.

         E’ indubbio tuttavia che solo se si arriverà alla totale democraticizzazione del Paese, quindi delle Aziende, se si arriverà, come diceva il professor Ippolito nella relazione introduttiva a Chianciano, ad un cambiamento di fondo del modello sociale, della vita degli uomini, si potranno veramente realizzare le speranze di fine degli sprechi e del totale sfruttamento delle risorse primarie nazionali, legate allo sviluppo civile, economico, culturale delle aree geografiche decentrate, che dovrebbe essere, in ultima analisi, la base stessa di una società  partecipata in tutti i suoi aspetti[2].



[1] Successivamente al “Convegno di Chianciano” svoltosi nel marzo 1977, la Fed. Regionale toscana Cgil-Cisl-Uil, pubblica il volume di Carlo Groppi ed Antonio Baldi “Travale 22. Per una completa utilizzazione delle risorse geotermiche”, Siena, Nencini, pp. 111, 1977. Con lievi modifiche e tagli il volume inaugurò nel gennaio 1979 la collana “Controcorrente” del Centro di documentazione di Pistoia, con il titolo “Energie alternative: la Geotermia. Un’importante fonte di energia rinnovabile e sicura, sfruttata insufficientemente per privilegiare il programma nucleare”, Litografia i.p., Firenze, pp. 59, 1979.
[2] dts., fto., gc., e apparso su “Ifcl” n. 6, 5 ottobre 1977.

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