venerdì 18 settembre 2015






Un piccolo omaggio a Jaroslav Seifert.

Da “Concerto sull’isola” (1965): “…la vita umana, che è troppo breve, malferma, incerta nel suo procedere, acquista un senso solo se commisurata a valori più duraturi, quali la tradizione gloriosa della terra e della città natia, e la sua imperitura bellezza. Nella poesia seifertiana ritorna la tematica di sempre, solo che il tono si fa più sofferto e meditabondo: le impressioni e le esperienze della sua anima  incantata di ragazzo nel risveglio della primavera, la confessione d’amore per la città e la terra natia, il fascino femminile, gli anni dell’occupazione nazista con gli orrori delle esecuzioni e il pianto per gli amici caduti, le scene dell’insurrezione del maggio 1945. Ma compare, per la prima volta, il tema del tragico destino degli ebrei praghesi nella seconda guerra mondiale, che continuerà a presentarsi al poeta come un angosciato interrogativo sulla natura umana, e insieme, attraverso la figura della ragazza ebrea Hendele, come un simbolo della propria fine:

“Dopo tanti anni
talvolta ritorna
…si sta avvicinando.
Sono felice che tu sei venuta!
Come ti sbagli, caro!
Sono vent’anni che son morta
e tu lo sai bene.

Ti vengo solo incontro”.

Nessun commento:

Posta un commento