venerdì 18 settembre 2015





Lettere di quasi amore:
Klement & Ulda

Triste ma soleggiato è il mio cammino;
e tutto in esso, fino l’ombra, è in luce.
                       
                                               (U. Saba)

            Lettera   1, 20 novembre 1998, da Klement a Ulda.
            Lettera   2, 21 novembre 1998, da Klement a Ulda.
            Lettera   3, 26 novembre 1998, da Klement a Ulda.
            Lettera   4, 26 novembre 1998, da Ulda a Klement.
            Lettera   5,  3 dicembre   1998, da Klement a Ulda.
            Lettera   6,  9 dicembre   1998, da Klement a Ulda.
            Lettera   7, 21 dicembre  1998. da Ulda a Klement.
            Lettera   8, 26 dicembre  1998, da Klement a Ulda.
            Lettera   9, 26 dicembre  1998, da Ulda a Klement.
            Lettera 10, 27 dicembre, 1998, da Ulda a Klement.
            Lettera 11, 27 dicembre, 1998, da Klement a Ulda.
            Lettera 12, 29 dicembre  1998, da Ulda a Klement.
            Lettera 13, 29 dicembre  1998, da Klement a Ulda.
            Lettera 14, 30 dicembre  1998, da Ulda a Klement.
            Lettera 15, 31 dicembre  1998, da Ulda a Klement.
            Lettera 16, 31 dicembre  1998, da Klement a Ulda.
            Lettera 17, 13 gennaio    1999, da Klement a Ulda.
            Lettera 18,   3 marzo       1999, da Ulda a Klement.
            Lettera 19,   3 marzo       1999, da Ulda a Klement.
            Lettera 20,   4 marzo       1999, da Klement a Ulda.
           

            Alla fine del Novecento, ebbi la fortuna di incontrare sulla scalinata del Palazzo della Civiltà del Lavoro all’EUR di Roma, un “robivecchio” con un grande scatolone di cartoline illustrate e lettere che faceva scegliere a chi si fosse azzardato a frugare in quel caotico ammasso, vendendo ogni pezzo per una cifra irrisoria. Mi ci avvicinai con cautela e malcelato interesse per non destare sospetti e far aumentare il prezzo degli oggetti in vendita. Ci rimasi almeno tre ore a scegliere buste affrancate dell’inizio del Novecento, ma non soltanto per la nitida grafia e il bel francobollo, ma perché all’interno mantenevano l’originale lettera scritta. Ne trovai molte decine, scritte da due giovani fidanzati, Pina e Pierino, tra Predappio, Bracciano, Forlì, tra il 1921 ed il 1923, sperando che in esse potessi ricavare qualche riferimento al periodo storico della “rivoluzione fascista” ed a Benito e Alessandro Mussolini, ma le mie aspettative, almeno per quest’ultimo aspetto, andarono deluse. In fondo allo scatolone c’era un plico avvolto in un giornale straniero che attirò la mia attenzione in quanto notai che si trattava di un giornale della nuova Repubblica Ceca, alle cui vicende ero molto interessato. Senza nemmeno guardare il contenuto lo acquistai per poche migliaia di lire. C’erano, al suo interno, alcune antiche cartoline illustrate a colori con vedute della città di Praga e venti “letterine”, scritte a macchina. Portai  tutte queste brevi “letterine”, copie di e-mail, ad una signora ceca che abitava in una cittadina vicina, la quale si offrì volentieri a selezionarle, tradurle ed a trascriverle, eliminando, successivamente, dietro mio suggerimento, le frasi troppo personali. Si trattava di brevi messaggi d’amore tra due non meglio precisati innamorati praghesi, Klement e Ulda, il primo un poeta e la seconda una giovane studentessa. Tuttavia mi interessarono moltissimo dato che per me l’amore, come la memoria, è l’anima stessa della poesia. Perciò il tema, praticamente infinito, nelle infinite varianti ed esperienze di ogni persona, mi appassiona. Ho scritto molto sull’amore, una sorta di diario lirico, un canzoniere, che nessun testo singolo può rappresentare ed è la sua stessa vastità a renderlo inaccessibile. Sistemando alcune vecchie lettere ed altre scartoffie ecco che queste letterine son tornate alla luce insieme a lievi e sommessi baci, ormai svaniti, dei quali non rimane più nulla della loro carnalità. Tuttavia qualcosa invece s’è conservato attraverso lo spazio e il tempo, baci di carta, che stamperò in dieci esemplari, arricchiti da  undici illustrazioni a colori, non in vendita, ma soltanto per averli sullo scaffale, a portata di mano. E, senza voler indagare il loro misterioso segreto, ad alimentare le mie pigre e senili fantasie.


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