martedì 10 gennaio 2012






Norma Parenti: itinerario e una scoperta.


L’11 novembre 2011, giorno di San Martino, è stato un giorno stupendo, non solo meteorologicamente. L’ho trascorso con un giornalista-scrittore, Riccardo, fiorentino, che incontravo per la prima volta. Lavora ad un libro, del quale per adesso non posso svelare i particolari, dove ha un posto importante Norma Parenti, uno dei simboli “al femminile” della Resistenza, medaglia d’oro al valor militare già dal lontano 1945. Mi ha trovato sul web dato che ho trattato di Norma in un volume ed in altre pubblicazioni, alcune in rete. Desiderava incontrarmi di persona, per approfondire alcuni dettagli della scarna biografia di Norma, vedere i luoghi ove agì e raccogliere eventuale documentazione sia da me che a Massa Marittima. Gli ho prestato due libri e qualche appunto e regalato qualcosa che avevo in doppia copia. Anche lui mi ha portato un suo bel libro, sulla guerra anglo-irlandese, di recente pubblicazione, scrivendomi una dedica che mi inorgoglisce: “A Carlo “maestro” di memoria!” Infatti quel giorno ha avuto fortuna di trovare la mia memoria limpida e profonda, cosa che ormai non avviene tanto frequentemente. Dopo aver esaminato il materiale cartaceo e fotografico, risposto a domande e registrate, decidemmo di partire per Massa Marittima con una sosta da “Rita”, un po’ fuori strada, ma mitica trattoria di pietanze economiche e tipicamente locali, ubicata su una pendice del fiume Cornia, in luoghi di grande suggestione mistica. La prima sosta dopo pranzo fu al Cimitero di Massa Marittima, dove è sepolta Norma, insieme alla madre ed altri componenti della sua famiglia. Bella la scultura del volto di Norma…unico neo la data imprecisa della morte, perché, come sappiamo, ella fu uccisa la notte del 23 giugno 1944 e non il 22. Accanto a  questa tomba c’è quella di un partigiano comunista, Enrico Filippi, con tanto di falce e martello scolpite sulla lapide. E, adiacente, il quadrato con le tombe di una trentina di partigiani combattenti e minatori delle miniere di Niccioleta, uccisi il 14 giugno 1944 a Castelnuovo di Val di Cecina (in tutto, quel fatidico giorno, le SS e i militi della RSI, uccisero a Castelnuovo 77 minatori e 4 partigiani, che si sommano ai 6 minatori uccisi la sera prima a Niccioleta), in quello che risulta essere uno degli eccidi di più vaste proporzioni di “lavoratori” dell’intero periodo resistenziale italiano, come ben ebbe a dire il compianto padre Ernesto Balducci quando pose il sangue e il sacrificio dei minatori che difendevano le loro miniere dalla distruzione, molto più in alto di quella Costituzione che afferma, nell’articolo uno, “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”! La seconda tappa fu effettuata al podere (oggi inurbato e trasformato in graziosa villetta familiare) Coste Botrelli e alla soprastante uliveta, luoghi nei quali Norma conobbe la morte e il martirio. Risalendo la ripidissima stradina incassata, e oltrepassata la Porta di San Bernardino, giungemmo sulla piazzetta ove si apriva la stalla del padre di Norma e che la figlia utilizzava per nascondere  ex prigionieri dei tedeschi, ebrei, armi e una rudimentale pressa tipografica per la stampa di volantini antinazisti e antifascisti. Poco discosto si trova quella che un tempo fu la trattoria “Roma”, gestita dalla madre di Norma con, ai piani superiori, la casa di abitazione. Trattoria e abitazione, prospicienti la Caserma della Milizia della RSI, dalla quale, come si ipotizza, partì la richiesta di cattura e soppressione di Norma alle SS hitleriane. Ultima sosta, mentre la luce del giorno si accorciava e urgeva la partenza per il rientro di Riccardo a Firenze, da Antonella Cocolli, nella biglietteria del Museo Comunale di Massa Marittima. Per fortuna Antonella era di turno e ci accolse con l’abituale calore. Con lei approfondimmo alcuni aspetti un po’ controversi della vicenda di Norma, e ricordi, trasmessi da suo padre, che l’aveva conosciuta, il partigiano Dino Cocolli, figura di spicco della resistenza massetana, venuto a mancare da poco. Improvvisamente un colpo di scena. Esclamò Antonella: “Carlo, ma non ti ho ancora detto che ho una fotografia inedita di Norma!” “Sarebbe troppo bello, dato che, come sai, possediamo solo pochissime immagini di lei!” “Ma questa è nuova, me l’ha portata una donna che l’ha trovata tra i rifiuti…forse qualcuno che ha ristrutturato un appartamento…è su cartoncino pesante di circa 20x30 centimetri…io l’ho scannerizzata, eccola te la faccio vedere…” Così, con poche mosse, sullo schermo del computer comparve la foto, davvero inedita, di Norma Parenti  che tiene in braccio il figlioletto dell’età di pochi mesi. Fu scattata sul Poggio di Massa, presumibilmente una o poche settimane prima della sua uccisione ed è una delle rarissime immagini “al naturale”, cioè non riprese in studio. E’ una fotografia bellissima che conferma non solo l’ardire, la temerarietà, la modernità della Norma partigiana, ma ci rivela Norma di una dolcezza materna, più matura e consapevole. Mentre fissa il volto del suo bambino sollevandolo in alto sullo sfondo della luce del cielo, pare quasi volergli far vedere il mondo nuovo che si sta ormai avvicinando rapidamente, dopo il buio del fascismo e le tragedie della guerra scatenata da Hitler e Mussolini. Quel mondo per il quale ella donerà la sua giovane vita.

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