sabato 3 dicembre 2011






Siena.

Siena, 1 dicembre 2011, ore 17, m’affaccio al Chiasso del Bargello che scende sulla Piazza del Campo. Esclamo: ma è magnifico! unico al mondo! Non c’è una piazza più bella! Luci rosate dei palazzi antichi, luna crescente a destra della Torre del Mangia e Arturo brilla nel cielo ancora vuoto di stelle…Un’eco ovattata di sommesse voci sul grande anello, e il mormorio della fontana. Tutto è perfetto.  Ma laggiù, alla Cappella del Palazzo, s’è radunata gente  mentre dal portone esce un gran corteo, di musici, sbandieratori, stendardi e fantaccini, paggi e Priori, tutti nei costumi palieschi, che si snoda in Via Banchi di Sotto per poi imboccare Via di Città e Via del Capitano ed immettersi in Piazza del Duomo. Chiude il corteo il gran stendardo bianco-nero del Comune seguito dalle più alte e rispettate autorità cittadine. E dietro, e sempre a lato per tutto il percorso, grande adunanza di popolo. Le chiarine squillano ed i tamburi rullano, mentre le bandiere son lanciate al cielo, incessantemente, gli occhi son lucidi, i volti severi, una gran compostezza austera negli astanti. A passo svelto risalgo tutto il corteo, accarezzato più volte dalla seta delle bandiere, raggiungendo la sua testa proprio all’ingresso della Piazza del Duomo. Noto con piacere che la prima bandiera è della Contrada della Torre, l’antico rione del Salicotto, che reca una gran torre issata sul dorso di un elefante, con croce bianca in campo rosso. Mi fa ricordare che anch’io, da ragazzo, facevo il tifo per la Torre, dato che torraioli erano tutti i miei parenti, in particolare mio zio Zeffiro, detto “il socio”, e suo figlio Narciso, cantore nel coro della Cattedrale, e che una volta son stato anche nella Chiesa della contrada, dove ricevetti una speciale pergamena…ricordi lontani che non so scacciare, se non ricordandoli, così m’attraversano la mente immagini di volti e nomi, ormai irrimediabilmente perduti, Anna, Loredana, Messinella, Franca, Giovanni e Mauro…ed altri ancora più remoti, della bellissima Tina e dei discendenti da parte di una zia, sorella del nonno…Salgo sulla scalinata del Duomo ammirando l’ingresso del corteo (che taglia una gran folla), dal portone sinistro, in cattedrale. Ad un signore distinto che mi sta accanto pongo una domanda: cos’è questa sfilata? Mi risponde gentilmente: “Forse lei non sa che oggi, primo dicembre, ricorre Sant’Ansano, ormai da mille anni proclamato, assieme alla Vergine Maria, patrono e protettore della città e del popolo di Siena? No, non lo sapevo! Per noi senesi, e per il popolo che si rauna nelle 17 contrade vive, l’anno non inizia il 1 gennaio e finisce il 31 dicembre, ma finisce il 30 novembre e inizia proprio oggi 1 dicembre, e da circa settecento anni il 1 dicembre le diciassette contrade, si recano, nel modo che lei ha visto questa sera, a rendere omaggio al martire Ansano ed alla vergine in cattedrale! Ci sono tutti i capitani e il Priore Generale delle Contrade, i maggiorenti della città e l’Arcivescovo con tutto il clero…Ieri abbiamo salutato l’anno che muore, con messe e cene, contrada per contrada, perché la città vive e pulsa per le rivalità e le alleanze che esse rimangono intatte nei secoli, ed oggi tutte insieme convergono in Duomo per offrire l’amore di Siena alla Madonna ed a Sant’Ansano, chiedendo protezione e grazie…solo noi senesi possiamo capire cosa accada, perché si tratta della nostra invincibile identità”. Avrei qualche domanda da fargli, ma lo ringrazio per la gentilezza ed entro anch’io nella grande cattedrale già colma di migliaia di persone. Sfiorando la navata destra noto che il pavimento intarsiato, meraviglia tra le meraviglie dell’umanità, è scoperto, anche se protetto dal calpestio, ma non ho il tempo né lo spazio di soffermarmi, arrivo alla cappella della “Vergine del Voto”, antica e amata icona della fede religiosa di Siena, accendo un candelotto a ricordo dei miei cari morti ed anche, con una punta di agnostico opportunismo, a protezione di tutte le persone che amo e che mi amano. E’ un gesto che compio ormai da molti decenni…poiché le mie frequentazioni senesi risalgono alla metà del secolo passato. Lentamente ce la faccio a raggiungere una delle colonne più vicine al transetto, c’è una buona visuale dell’abside e un’acustica perfetta. Intanto il clamore dei tamburi e delle chiarine sale altissimo e le bandiere son lanciate al soffitto da mani abilissime che mai le lasciano cadere al suolo. Iniziano i pronunciamenti, per primo il Priore Generale delle Contrade, a cui fa seguito l’Arcivescovo. Mi sembrano parole importanti, dette con cuor sincero. Ad un tratto mi sento toccare un braccio, mi volto e vedo una giovane ragazza asiatica, con in mano un apparecchio fotografico, sorridente, che guardandomi negli occhi mi chiede, in inglese, ma capisco, cos’è questa festa? Le chiedo se parla la lingua tedesca, della quale ho appreso qualche rudimento, ma lei dice di no, aggiungendo che è cinese! Ah, allora tentiamo di dire di cosa si tratta, in un inglese che dire approssimato è dire poco, in più inframmezzato da parole in tedesco e italiano. Ripeto parte delle notizie che avevo da poco ricevuto, destando viva curiosità nella ragazza, contenta di essersi trovata dentro un evento non costruito per i “turisti”! Scatta molte fotografie e ne fa una anche a me. Il suo sorriso è gentile gli occhi neri. L’incanto dura poco e la piccola cinese viene rapidamente riassorbita dalla folla. Esco dalla porticina laterale, mi soffermo sullo scheletro del Duomo Novo, il sogno infranto di una città troppo superba,  rientrando a casa per le conosciute vie. 

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