70° della
Resistenza e della Liberazione
nelle Colline
Metallifere Toscane.
13 Marzo 2014, giovedì, ore 8-10, incontro con gli studenti delle Terze
Medie di Pomarance.
21 Marzo 2014, venerdì, ore 10-12, incontro con gli studenti della
Terza Media di Larderello.
Introduzione (I).
Mi
chiamo Carlo, sono nato a Castelnuovo nel settembre 1938, in una famiglia di operai e mezzadri. All’età di 13 anni,
sono entrato in fabbrica per 4 anni di scuola-teorico-pratica, alla fine dei
quali, come manovale, ho iniziato a lavorare. In questa fabbrica ci sono
rimasto ininterrottamente per 40 anni. Fin dal 1964 ho cominciato a fare
ricerche storiche ed a raccogliere
documenti sulla Resistenza, pubblicando alcuni libri. Sono tra voi per portare
la mia testimonianza.
Mio zio Gualfredo, unico maschio
tra sette sorelle, richiamato al servizio militare e destinato sul fronte di
guerra nei Balcani, non aveva più dato notizie dal 1943 e alla fine sarà
dichiarato “disperso”.
Nel 1944 cominciarono a passare
dalla mia casa di borgo soldati sbandati, mongoli, slavi, fuggiti ai tedeschi e
mio padre li accompagnava, di notte, sui monti della Carlina dov’erano i
partigiani…
Durante i bombardamenti e
mitragliamenti degli anglo-americani, al suono dell’allarme, fuggivamo nei
fossati e nelle grotte intorno a Castelnuovo. A “cose normali” non disdegnavo
un piatto di minestra che ricevevo dai soldati tedeschi accampati in piazza XX
Settembre, compresa qualche carezza, dati i miei capelli biondastri che gli
ricordavano qualcosa della patria lontana.
Alla Liberazione, nell’estate del
1944, mi
accodavo ai ragazzi più grandi in cerca di armi, esplosivo, indumenti, entrando
in possesso di una vera e propria spada, che mi fu quasi subito tolta dai carabinieri. Intanto sotto la palma a destra
dei giardini venivano stesi sull’erba i cadaveri di alcuni soldati tedeschi
trovati nelle fossette delle strade…ma di essi ho un ricordo molto vago e per
anni questi 12 soldati furono sepolti con una croce senza nome ed un elmetto
d’acciaio infilato sul palo.
Andò male anche ad alcuni giovani
di Castelnuovo, ne ricordo due, che nel maneggiare la dinamite rimasero uccisi
ed altri mutilati, mentre i tragici effetti della guerra continuarono durante
la bonifica dei campi minati, specialmente intorno a Sasso Pisano, dove
morirono diverse persone tra le quali Duccio Maccari, figlio del grande pittore
Mino.
(continua)
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