martedì 27 febbraio 2018




PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 72.

Successo dello sciopero generale del 15 gennaio 1980

Lo sciopero generale nazionale del 15 gennaio 1980 ha rappresentato un grande momento di mobilitazione unitaria che ha coinvolto milioni di lavoratori intorno agli obiettivi di natura sociale, politica ed economica posto dal sindacato.

“Questo sciopero è una risposta ferma al non governo” ha detto Giorgio Benvenuto a Venezia. E Pierre Carniti a Milano: “Occorre una risposta chiara e vigorosa, una precisa assunzione di responsabilità e, quindi, una direzione politica rappresentativa”. E Luciano Lama ha sottolineato la “denuncia di una direzione politica inadeguata e l’appello rivolto ai partiti democratici affinché essi si predispongano a dare al Paese un Governo diverso, fondato sul più vasto consenso popolare”.

Sciopero politico, dunque? La questione è un’altra: non riguarda le formule, non è di appoggio a questo o quel partito, riguarda la sostanza di una crisi, la necessità di una svolta, di un programma, di nuovi contenuti.

All’Enel-Larderello il risultato è stato complessivamente meno positivo, stante l’alto numero di assenti per ferie e malattia. Purtuttavia non è questo l’unico motivo: non poco ha influito l’esclusione dei turnisti addetti alla produzione (che per una precisa scelta del movimento, onde evitare gravi ripercussioni economiche, occupazionali, psicologiche e politiche all’intero Paese, con rischi per l’assetto democratico, non sono stati coinvolti nello sciopero).

In tale quadro ci sembra grave l’atteggiamento assunto dalla Flaei/Cisl nazionale con il comunicato del 4 gennaio 1980, affisso anche in alcuni reparti di Larderello, che maschera dietro problemi pur vivi e presenti tra i lavoratori, il proprio spirito conservatore e strettamente legato alla Democrazia cristiana ed al “Governo Cossiga”, contraddicendo il comunicato della Federazione Fnle/Flaei/Uilsp, che invitava in modo chiaro ed unitario i lavoratori alla lotta.

A questo proposito rileviamo con sorpresa l’atteggiamento di alcuni dirigenti la Flaei di Larderello, che non solo hanno fatto propaganda contraria allo sciopero, ma si sono recati essi stessi al lavoro.

Nell’invitare i lavoratori a riflettere e discutere su quanto sopra, mentre ci impegneremo come Fnle-Cgil a trovare migliori soluzioni per garantire la più ampia adesione alle future lotte, sollecitiamo uno sforzo per recuperare quella coscienza politica e di classe unica vera difesa agli interessi complessivi delle maestranze di Larderello e di tutti i lavoratori italiani.


lunedì 26 febbraio 2018



Si difende bene, ma i lupi feroci sono tanti...

Andrà bene, disse ‘l rospo…

Andrà bene, disse il rospo quando vide auzzà ‘l palo! Lo dico in attesa dell’esito elettorale dal quale, se l’Italia fosse stato un Paese “normale”, il mio partito, il PD (Partito Democratico), sarebbe uscito vincitore a gamba zoppa!  Lo dico un po’ per scaramanzia, un po’ per la consapevolezza. Forse l’Italia non ci merita, come la Chiesa non merita Francesco. Ma siamo in ballo e dobbiamo ballare. Coi miei 80 anni, nel ballo sollevo molta polvere…diciamo pure che pesticcio e più che partecipare alle iniziative del mio partito e portare a un centinaio  di famiglie i facsimili delle schede elettorali con  la richiesta di votare PD, non posso fare altro.
Senza guardare lontano, ma guardando il mio piccolo comune di 88 Kmq. che dai 5059 abitanti del 1957 è sceso ai 2182 abitanti di oggi, in maggioranza anziani; e senza rimpiangere la DC, il PSI, il PCI, i quali nonostante tutto erano fortemente radicati tra la gente,  radicati, diciamo che questo è un termine improprio, perché ad esempio alla fine degli anni ’80, con lo strappo di Occhetto, e la Bolognina, il PCI a Castelnuovo  passò velocemente dai circa 300 iscritti ai circa 60 nel giro di due anni! Ricordo anche che quando fui rieletto Sindaco  di una lista PCI-Indipendenti di sinista, prevalsi sul candidato di una lista di Centro-destra, per poco più di 30 voti di scarto! Cioè già nel 1990 il nostro Comune era spaccato a metà.  Negli ultimi dieci anni ci governa un Lista Civica di centro-destra, persone democratiche, non ci inganni la collocazione “di destra”,  tuttavia molto adagiata sulla rappresentatività  elettorale  di una maggioranza  che dir passiva è dir poco.
Adesso il PD raggiunge a fatica  le 30 unità di iscritti in tutto il Comune. L’età media è altissima, si avvicina ai 70 anni. Il dibattito e lo scambio culturale al suo interno son quasi improponibili. E ben pochi, o nulli, sono i contributi dall’esterno della struttura territoriale, provinciale o regionale. Gli urlatori nelle centinaia di canali televisivi tengono banco. Non sappiamo più distinguere il vero dal falso, l’etica della politica è sommersa dagli insulti. In più i picconatori del PD riformista, non pensano a fare il bene dell’Italia, ma guardano solo al posizionamento personale, alla mangiatoia degli scranni e delle scrivanie, e a provocar ferite al Partito Democratico, per abbreviazione identificato con il nostro Segretario Matteo Renzi, uno dei migliori che lavorano per l’Italia.

sabato 24 febbraio 2018








Goya y Lucientes, Francisco José (1746 - 1828).

Si parla di uno dei più grandi maestri della pittura. Si possono leggere le sue biografie su Wikipedia e su tutte le principali enciclopedie del mondo. Possiedo i due volumi rilegati della grandiosa edizione italiana con tutte le riproduzioni de " I Capricci" e de "I disastri della guerra", con le introduzioni di Renato Guttuso e di Bruno Caruso, due artisti che amo e con i quali, nonostante la mia modestia, sono stato in contatto. Prima o poi riuscirò a trovare anche la serie delle incisioni (l'ultima dell'artista) "Disparates", ossia "Proverbios", la cui prima edizione fu pubblicata nel 1864. Ad essa sono giunto lavorando alla mia raccolta dei "Proverbi", nella quale ne ho inseriti già alcune centinaia dalle opere del folklore spagnolo.

martedì 20 febbraio 2018




PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 71.

Andare alla mangiatoia. Gli auguri di buon Anno ai lavoratori geotermici (31 dicembre 1979)

         Caro compagno, dalle pagine del nostro “giornalino” di fabbrica, insieme alla consegna delle tessere per il 1980, ti porgo, a nome della Fnle-Cgil di Larderello, i migliori auguri per un buon anno 1980. Quello che si è chiuso è stato, per molti aspetti, un anno denso di avvenimenti drammatici, sia in campo internazionale che in Italia. La lotta per la spartizione delle ricchezze mondiali tra i paesi capitalistici, il divario crescente tra le immense moltitudini dei paesi sottosviluppati  con quelle dei paesi industrializzati, le contraddizioni interne a questi paesi e il permanere di vaste aree di indigenza, l’acuirsi delle tensioni con i paesi socialisti e le forme involutive nelle strutture di queste società, la tendenza all’accrescimento degli arsenali militari ad alto potere distruttivo tra le grandi potenze, la proliferazione delle armi atomiche sul nostro pianeta, sono certamente gli elementi principali, quelli che ne hanno segnato il corso.
         Inutile ripetere ciò che una martellante e sapiente regia diffonde dalla televisione o dalle prime pagine dei giornali, nel tentativo di convincere la gente a fare “sacrifici”, ma chi li ha sempre fatti, senza toccare i meccanismi dell’accumulazione capitalistica, né le cause molteplici e profonde  della crisi e della disuguaglianza sociale.
         Su questi temi il movimento sindacale è quotidianamente impegnato ed ancor più sarà determinante il suo peso se si manterrà e si accrescerà l’unità e si realizzerà un più alto grado di partecipazione delle masse lavoratrici a tutti i livelli, politici, sociali, culturali.
         La classe operaia italiana è stata sottoposta in questi ultimi anni ad uno scontro gigantesco con le forze della reazione e della conservazione. Essa non è uscita vittoriosa, ma nemmeno sconfitta, e il suo potenziale di lotta, la sua coscienza politica, sono quasi intatti e garantiscono che indietro non si torna, che dalla crisi si dovrà uscire in modo positivo, in una società più giusta, più laboriosa e meno sprecona, non “forte coi deboli” e “debole coi forti”, ma segnata da una rinnovata tensione umana e ideale.
         Conclusi i rinnovi contrattuali il sindacato, oltre alla loro gestione, dovrà quindi affrontare gli altri problemi che stanno di fronte alle masse lavoratrici ed al Paese: dalla crisi energetica, all’occupazione, ai prezzi e tariffe, al fisco, alle pensioni, alla casa, all’inflazione galoppante che, oltre a ridurre il potere di acquisto dei salari, minaccia la recessione. A questo impegno vogliamo richiamare i lavoratori, dicendo loro che i problemi gravi ed urgenti del Paese si affrontano e si risolvono uniti nel sindacato. Stando fuori del sindacato, più debole sarà l’iniziativa organizzata ed il padrone si sentirà più forte.
         L’accesso al lavoro delle nuove generazioni ci sollecita la campagna ideale e politica a cui ci siamo già richiamati. Al giovane neoassunto dobbiamo dire come è cresciuto il sindacato e attraverso quali battaglie e quali sacrifici si sono conquistati poteri nuovi che salvaguardano la libertà, la dignità e la personalità del lavoratore di fronte al padrone pubblico e privato, e di come la democrazia sia stata difesa dagli attacchi eversivi. Siamo consapevoli della complessità della situazione e delle difficoltà esistenti per far crescere e rendere incisiva la dimensione politica ed ideale del dibattito sul sindacato e sul suo ruolo insostituibile, in quanto troppe sono le forze avversarie e nemiche (del sindacato stesso e, pertanto, dei lavoratori), che operano per screditarlo e condizionarne l’efficienza.
         Le conquiste non sono irreversibili, possono essere perdute o ridimensionate se viene a mancare loro una difesa organizzata: i tentativi e le provocazioni infatti si intensificano, basti vedere gli attacchi alla “scala mobile” e al “diritto di sciopero”. Rifugiarsi pertanto nel privato, nell’individualismo e nel corporativismo è un grosso errore. Come pure stando fuori dall’organizzazione sarà resa più difficile ogni ulteriore avanzata, sia economica che politica. Il lavoratore organizzato nel sindacato non lo sollecitiamo solo per crescere di numero, ma essenzialmente per avere nuove energie che partecipino alla elaborazione delle piattaforme ed alla direzione delle lotte, nonché ai processi di ristrutturazione organizzativa in atto nella geotermia.
         In questi giorni particolari dell’anno, in cui si ripete, per i credenti e non credenti, il rito della natività, quando le parole si riempiono di contenuti ingannevoli e i ricchi ed i potenti, gli sfruttatori e i corruttori, si dichiarano fratelli dei poveri, dei deboli, degli sfruttati e dei puri, senza rinunciare in nulla alla sostanza che li rende tali, “andare alla mangiatoia” significa davvero lottare per trasformare il mondo. Per renderlo libero dalla paura, degno dell’uomo e l’uomo dell’universo che lo circonda.
         Utopia? Sogno? Chi sa! Anche il sogno e la speranza fanno parte dell’uomo e senza di essi c’è il dominio dell’angoscia e della morte.
         A tutti i compagni, a tutti i lavoratori, ai protagonisti di questa lotta e di questa speranza, a chi ci consente di guardare al futuro con ottimismo, porgiamo il saluto e un augurio fraterno, rinnovando il patto di solidarietà militante che il sindacato realizza tra tutti noi.

         Auguri dunque per un nuovo anno di lotte e di vittorie per la classe operaia italiana, per i proletari e gli sfruttati del mondo intero.

lunedì 19 febbraio 2018




PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI.  CAP. 70. PARTE II.

Un anno di attività  del nostro sindacato Fnle-Cgil di Larderello.
(31 dicembre 1979).

SITUAZIONE E ANDAMENTO VERTENZE DI FABBBRICA

Geotermia, ricerca, perforazione, usi plurimi.

Per la geotermia il 1979 è stato un anno nel quale si è ulteriormente affermata, sia nella mentalità dell’Enel, che nei propositi programmatici della politica energetica governativa e parlamentare, il grande ruolo che questa energia pulita, naturale e soprattutto nazionale, può giocare nel futuro dei nostri fabbisogni energetici, sia sotto forma di elettricità che di calore. E’ stato anche un anno di ritardi: la legge sulla geotermia, prevista da una delibera del Cipe nel dicembre 1977, non è ancora stata varata; i progetti sugli usi diversificati del vapore a basso contenuto termico marciano a rilento; l’Enel non ha ancora dato pratica attuazione alla costituzione della struttura necessaria a gestire il “Programma geotermico”; purtuttavia sembra a noi di poter affermare che la geotermia è ormai entrata in una nuova era e che la crisi del petrolio come fonte primaria di produzione energetica rende irreversibile anche il seppur lento processo di sviluppo in campo nazionale di questa nostra risorsa. L’ampio spazio che viene dedicato da varie parti alla geotermia è testimone dei nostri convincimenti. Solo se guardiamo l’Enel di oggi e lo confrontiamo con quello dei primi anni ’70, quando imperava l’era del petrolio e la geotermia era considerata come “un taxi giallo in un parco di taxi bianchi” e come un dannoso concorrente per chi dal petrolio traeva notevoli profitti; quando si rischiò l’abbandono delle ricerche nell’Area di Travale, sventato solo con la mobilitazione delle popolazioni; quando il fenomeno geotermico veniva considerato come una “pentola” circoscritta a Larderello; quando è stato tentato il dimezzamento degli organici, impedito solo da dure lotte dei lavoratori; quando assistevamo ad un lento ma preoccupante decremento della produzione di energia geotermoelettrica, possiamo misurare i cambiamenti positivi che anche grazie a noi sono stati raggiunti. Le forze politiche italiane, che hanno diretto e governato le scelte di politica energetica del nostro paese, sono state costrette a rivedere l’impostazione che avevano dato nel passato sul “tutto petrolio”, e a questo punto si è accentuata l’azione del movimento sindacale e delle popolazioni della zona nell’indirizzo di una rivalutazione dell’energia geotermica, di una organizzazione dell’attività ad essa connessa, e di una estensione dello studio e della ricerca su tutto il territorio nazionale.
Finalmente, dopo numerose sollecitazioni, contatti a livello nazionale, regionale e locale (a cui noi abbiamo sempre partecipato) e dopo numerosi rinvii che hanno costretto noi, insieme alle altre oo.ss. e al Cud di Larderello a dichiarare uno sciopero che era previsto per il 5-6 dicembre 1979; l’Enel si è deciso a illustrarci il Progetto definitivo di costituzione dell’Unità NazionaleI Geotermica (Ung). Questo progetto, approvato dal Consiglio di Amministrazione dell’Enel il 5 dicembre 1979, ci è stato illustrato a Firenze il 19 dicembre us. Nell’occasione ci sono stati chiariti alcuni dubbi ed altri li potremo chiarire quando entreremo nel merito dei problemi direttamente con i responsabili dell’Ung (Prof. Civis Palmerini, Direttore; Ing. Anselmo Giovannoni, Vicedirettore). Il giorno 3 gennaio 1980 il prof. Palmerini, l’ing. Giovannoni e l’ing. Berni – vicedirettore del Compartimento Enel di Firenze – hanno avuto un primo contatto con le oo.ss. di Larderello). Un giudizio definitivo su tutta la questione spetta comunque a tutti i lavoratori che consulteremo quanto prima. Per il momento, a noi sembra di non poter condividere il giudizio di chi, come la Flaei-Cisl, respinge tutto in blocco soltanto perché la struttura non è quella proposta dalle oo.ss.. Anche a noi ciò sembra un limite, ma non possiamo rischiare di rinviare ulteriormente il decollo del programma geotermico e la realizzazione di tutti quei punti contenuti nel progetto che giudichiamo molto positivi: come la ristrutturazione, in senso più produttivo, delle Officine per il mantenimento occupazionale, il carattere nazionale dell’attività geotermica con l’intreccio di rapporti più stretti tra i vari Enti di ricerca e di Governo territoriale, la costruzione a Larderello di un Centro Dimostrativo Promozionale per l’uso diversificato delle acque calde e del vapore a bassa entalpia con prestazioni di consulenza tecnica ai terzi interessati all’utilizzazione plurima di questa risorsa. A noi sembrano grandi conquiste per il movimento sindacale e per tutte le popolazioni della Zona e sta anche a noi e alla nostra capacità di lotta a non lasciar cadere l’occasione della loro concreta realizzazione.
Siamo consapevoli che l’Enel è stato quasi costretto a rivalutare la geotermia, oltre che dalle nostre pressioni, soprattutto da una serie di fattori internazionali che lo hanno indotto in questi ultimi mesi, sotto la costante minaccia del black-out, ad una disperata ricerca di fonti energetiche alternative e integrative al petrolio. Permane tuttavia il rischio di rimanere ancora schiacciati dall’energia nucleare se si cambiassero le scelte dissennate del tutto petrolio con “il tutto nucleare”. Siamo altresì consapevoli che all’interno dell’Enel ci sono e ci saranno fattori come: interessi personali, giochi di potere, paura del nuovo, che ostacoleranno o per lo meno rallenteranno, l’attuazione degli obiettivi previsti. Per questa serie di considerazioni noi pensiamo che occorra quanto prima realizzare le cose positive che abbiamo da anni richiesto e solo ora ottenuto (almeno sulla carta…). E per questo, più che sulle promesse dell’Enel, noi confidiamo sulla capacità della nostra Fabbrica e di tutta la Zona.

 Usi plurimi.
  
Non è utopistico affermare che per il futuro la geotermia sarà sempre più utilizzata a coprire i fabbisogni che richiedono un basso contenuto calorico. Ciò perché i risultati della ricerca in campo nazionale hanno evidenziato che mentre sarà difficile, anche se auspicabile, il reperimento di altri giacimenti della capacità di quelli di Larderello, Travale, Amiata, è molto più facile il reperimento di acque calde e vapore a bassa entalpia. Questo porta alla considerazione che, mentre da un lato non si debbono trascurare tutte le possibilità di utilizzare il vapore per la produzione di energia elettrica, dall’altro non si deve neanche permettere che tutte le calorie contenute nei piccoli ritrovamenti rimangano inutilizzate, quando potrebbero essere sfruttate variamente per scopi termici per i quali si fa attualmente uso di energia elettrica o di petrolio. Non siamo ancora giunti in Italia ad una piena consapevolezza su questi temi, in quanto iniziative concrete trovano ostacoli di vario tipo (come, ad esempio, il progetto per 50 Ha di serre sull’Amiata riscaldate con il vapore di scarico della centrale di Piancastagnaio), e che una inidonea legislazione non contribuisce a superare.
Tuttavia anche in tali settori si nota un crescente interesse se si guarda allo spazio dedicato a questi temi dal recente Convegno sulla geotermia organizzato da Cgil-Cisl-Uil della Toscana e dalla recente Conferenza sull’energia organizzata dalla Regione Toscana.
Facendo sempre un bilancio del 1979 si può dire di aver visto anche iniziative pratiche nelle nostre zone, anche se, per il momento, non produttive: i dieci/tredici miliardi di investimento previsti per il “Travale 21” con prospettiva di circa 200 posti di lavoro nella zona di Radicondoli; il mezzo miliardo circa che la Regioni Toscana ha stanziato per la costruzione di impianti serricoli e di sperimentazione al pozzo “Bulera 1”, che dovrebbero poi essere gestiti da una Cooperativa di giovani appositamente costituita, dopo aver seguito un corso di serricoltura organizzato dalla Comunità Montana e dalla Provincia di Pisa (mentre altri 15 giovani stanno svolgendo un analogo corso); iniziative di studio per il riscaldamento abitativo sono in corso da parte del Comune di Castelnuovo di Valdicecina. A tutte le proposte indirizzate a questo scopo, abbiamo dato e daremo il nostro contributo, ma crediamo che grossi stimoli possano venire da un fattivo e specifico contributo tecnico che attualmente esiste solo all’interno dell’Enel, per questo diamo un grande rilievo al Centro di Sperimentazione che l’Enel stesso dovrà costituire a Larderello ed alla consulenza che potrà fornire a tutti coloro che ne abbiano bisogno.

 Sulle “perforazioni”.
  
Questa attività è in espansione e ricoprirà un ruolo preminente nei prossimi anni, sia per l’allargamento dell’area esplorativa sia per i sondaggi verso nuovi livelli di profondità. Il programma quinquennale che l’Enel mise a punto nel 1977, ampiamente aggiornato dalla relazione del Prof. Paris (Direzione Enel) e dell’ing. Pacchiertotti (Direzione AGIP), nell’importante Convegno di Siena che si è svolto il 27 e 28 giugno 1979, è molto vasto e prevede attività esplorative Enel-Agip, alcune delle quali già in corso da tempo (Alfina, Latera, Monti Cimini, Cesano, Monti Sabatini, Colli Albani, Lago Patria, Ottaviano) ed altre da individuare nella fascia tirrenica centro meridionale e nelle Isole, nonché attività esplorativa sperimentale e manutentiva nei bacini tradizionali. Le attività nei bacini tradizionali vanno dall’esplorazione delle aree marginali di Larderello, Travale, Amiata, alle attività di perforazione profonda, come quella già in atto da mesi al “Sasso 22” in collaborazione con la Cee, che sarà estesa anche ai campi di Travale e Amiata; alla manutenzione dei campi, con ripuliture e riattivazione di fori e con rialimentazione degli stessi tramite reiniezione di acque reflue. Certo, il programma è vasto e il futuro della geotermia è strettamente legato ai successi e alle capacità di questo Reparto: ma anche se quest’anno ci sono stati dei risultati positivi, come l’esplosione del soffione “Piancastagnaio 26” da 50 tn/h. e del “Radicondoli 15” da 100 tn/h., ci sono verificate carenze molto preoccupanti dal punto di vista organizzativo e tecnologico che sono venute alla luce un poco ovunque, a Latera, a Bagnore, ma soprattutto al “Sasso 22”, dove si sono sommati una serie di incidenti tecnici che hanno vanificato mesi di lavoro. E’ per questo che insieme alle altre oo.ss. di Larderello, al Cud ed ai lavoratori interessati abbiamo messo a punto una specifica vertenza sulle “perforazioni”, in cui si chiede una ricomposizione degli organici e una più funzionale organizzazione del lavoro sui cantieri con una maggiore cura dell’ambiente esterno e di lavoro e del recupero professionale, tramite l’aggiornamento, che si rende necessario, sia per il ringiovanimento degli organici avvenuto negli ultimi tempi, sia per un adeguamento alle nuove tecnologie che saranno necessariamente adottate in futuro in questa branca di attività. Questa vertenza assume un significato molto importante in quanto dimostra la piena coscienza dei lavoratori dei limiti esistenti e della volontà di superarli, unica garanzia questa, per un effettivo sviluppo quantitativo e qualitativo del settore. Diciamo unica garanzia perché altrettanta non ce l’ha fornita l’Enel quando, come ha fatto alcuni mesi fa, ha manifestato la tendenza ad appaltare alcuni impianti di perforazione, tendenza rientrata solo in seguito alla ferma presa di posizione nostra e delle altre oo.ss. di Larderello.

 Centrali geotermoelettriche.
  
Il 1979 è stato, complessivamente, un anno di sviluppo anche per le centrali geotermoelettriche. E’ entrata in servizio la nuova centrale da 30 Mw di Radicondoli, nonostante lo scandaloso ritardo burocratico dell’autorizzazione governativa da noi ripetutamente denunciato: abbiamo inviato lettere e telegrammi di protesta per un interessamento al Governo, alla Regione, agli Enti Locali, alle forze politiche, abbiamo anche avuto un incontro, si nostra richiesta, sempre unitariamente, con il Prefetto di Siena, che si è fatto portavoce delle nostre istanze presso il Ministro dell’Industria. Sono iniziate o proseguite le costruzioni di altre quattro centrali (S.Martino da 15 Mw, Lagoni Rossi 3 da 8 Mw, Molinetto 2 da 8 Mw e Leccia da 8 Mw.); sono terminati i lavori di automazione della centrale di Castelnuovo, sono iniziati i lavori di automazione in altre centrali; sono stati effettuati alcuni, ancora molto insufficienti, rinnovamenti tecnologici. Nei programmi dell’Enel è previsto il raddoppio circa della attuale produzione elettrica nei prossimi 10-13 anni, da compiersi sia attraverso la messa in servizio di nuove centrali, sia attraverso una coltivazione dei bacini tradizionali tramite reiniezione e manutenzione, sia con la riduzione del consumo specifico degli impianti già in servizio tramite rinnovamento tecnologico.
I programmi dell’Enel prevedono anche un graduale orientamento verso l’automazione generale e il telecomando delle centrali geotermiche, come già avviene per la maggior parte di quelle idriche. Questo problema ha destato e desta molte apprensioni tra i lavoratori e le popolazioni delle zone interessate specie già particolarmente disagiate, poiché vedono limitare le loro opportunità occupazionali presso gli impianti di produzione. Noi abbiamo espresso una posizione molto chiara su questo problema dicendo all’Enel che non ci opponiamo pregiudizialmente ai miglioramenti tecnologici e alle maggiori  economie di gestione, in quanto saremmo anche in contraddizione con la linea più generale del sindacato stesso, però l’Enel non deve trascurare e anzi deve cercare di far fronte alle ripercussioni negative che si possono avere dal lato occupazionale. A questo scopo abbiamo chiesto, insieme alle altre oo.ss. e Cud, di dare alle centrali telecomandate (esempio: Radicondoli) una autonomia nella gestione della manutenzione, prevedendo cioè un organico sufficiente a coprire un numero di ore pari a quelle necessarie per la manutenzione di tutte le macchine della centrale interessata, con l’impegno, naturalmente, da parte del personale, di interscambiarsi con il personale delle altre centrali nei casi di manutenzioni programmate in qualsiasi impianto del Gruppo. L’Enel non ha dimostrato molta disponibilità in merito alle nostre richieste; anzi, nel corso degli incontri avuti con la direzione del Spt e del Servizio Termoelettrico, abbiamo riscontrato nell’Ente molta improvvisazione nel formulare i programmi di automazione e telecomando, la mancanza di una visione più generale e lungimirante del problema e l’incapacità di trovare adeguate soluzioni alle ripercussioni sul personale delle innovazioni previste. A questo scopo abbiamo richiesto all’Enel, unitariamente, di affrontare in una apposita vertenza i problemi del Gig nel loro complesso: telecomandi, automazione, organici, aggiornamento professionale, reinserimento dei turnisti nella manutenzione, sesta squadra, manutenzioni, uffici di Gruppo, rapporto con le Officine Ung, ambiente di lavoro ecc. ecc. In merito a questa richiesta abbiamo ottenuto la disponibilità ad affrontare l’insieme dei problemi già dai primi giorni del 1980, ed a tale scopo contiamo, per la messa a punto di questa importante vertenza, sul fattivo contributo dei lavoratori.

 Officine.
  
Le officine di Larderello, come struttura organizzata interna all’Enel in campo manutentivo, sono praticamente rimaste le uniche nel territorio nazionale. L’Enel ha infatti ridimensionato tutte le altre similari strutture, perché non riusciva a renderle competitive ed economicamente valide dei confronti delle realtà esterne, orientandosi quindi sempre di più verso la concessione in appalto di tutte quelle attività che non fossero strettamente attinenti con l’esercizio di produzione e distribuzione di energia elettrica. A Larderello, invece, queste officine, che occupano oltre 500 lavoratori nei vari rami della meccanica, elettromeccanica, carpenteria metallica, edilizia, falegnameria, sono riuscite a sopravvivere nonostante le varie e più volte denunciate precarietà ambientali, di spazio e organizzative. Difettano nella programmazione, nell’organizzazione del lavoro, vi sono scarsamente valorizzate le capacità tecnico-manuali (basta vedere il numero di dipendenti che dalle officine si riversano sui concorsi esterni ad esse – sempre all’interno dell’Enel – per posti anche meno qualificati, solo perché vi intravedono una maggiore possibilità di carriera); nonostante ciò le esperienze che in esse si sono maturate con tanti anni di attività hanno consentito che talune prestazioni riscuotessero un buon apprezzamento, sia sotto il profilo della qualità del lavoro sia dal punto di vista dei tempi di esecuzione (confrontati con le onerose lungaggini e talvolta pessime qualità dei lavori svolti da talune Ditte esterne), da parte di Unità committenti interne ed esterne a quelle geotermiche.
E’ stato infatti raggiunto, su alcune lavorazioni, specialmente meccaniche ed elettromeccaniche, un grado di competitività e di economicità produttiva tale da incoraggiare l’Enel ad orientarsi verso una maggiore valorizzazione ed un potenziamento delle Officine,  ed in evidente contrasto con una tendenza nazionale che, al contrario, indurrebbe ad un graduale ridimensionamento fino, probabilmente, ad uno smantellamento quasi totale. Tale fatto ci dimostra, ancora una volta, che come oo.ss. e lavoratori del “geotermico” avevamo visto giusto quando richiedevamo con forza un potenziamento delle nostre attività manutentive e di nuove costruzioni.
A noi, questo, sembra un fatto di straordinario valore, specialmente se lo osserviamo attraverso la realtà di Fabbrica, in cui, con sempre maggiore proiezione verso più vaste aree nazionali della ricerca e della perforazione e con la tendenza ad una stasi occupazionale nelle centrali dovuta alle innovazioni tecnologiche, le Officine ci offrono al momento, l’unica vera garanzia di occupazione, la cui entità dipenderà quasi esclusivamente dalla capacità dell’Enel e dei lavoratori di svincolarsi il più possibile dall’assistenzialismo (che già tanto grava sui bilanci dello Stato italiano), e di ristrutturare queste attività in senso produttivo ed economicistico, a cui deve essere subordinato ogni allargamento di organico. Riteniamo perciò di dover condividere l’intenzione dell’Enel di operare indagini in tutte le centrali compartimentali al fine di concentrare su Larderello le commissioni di tutti quei lavori di alta specializzazione difficilmente reperibili sul mercato, o reperibili a costi enormi e con tempi indipendenti dall’urgenza dei lavori medesimi. Condividiamo anche la intenzione di costituire un preciso regolamento che stabilisca tra i lavori commissionabili, quelli che dovranno avere diritto di precedenza su altri nell’esecuzione. Come Fnle-Cgil siamo favorevoli a queste iniziative, perché sono sempre state il cavallo di battaglia di tutto il movimento sindacale, anche se una iniziativa sulle officine deve essere totale contemplando tutta una serie di iniziative che vanno articolate, fin dalla programmazione, alla eliminazione degli appalti o almeno attività che per capacità ed economicità potremmo fare in proprio.
Non ci sembra però che le officine debbano essere riconvertite completamente, come pare trapelare dal documento Enel del dicembre scorso, in quanto molte attività che in esse già attualmente si svolgono non debbono essere cambiate, ma meglio organizzate, potenziate e rese funzionali e più rispondenti in primo luogo alle necessità delle realtà che operano nella geotermia, garantendo quindi una più adeguata assistenza alle centrali ed alle perforazioni. Si dovranno cessare, casomai, lavori di serie altamente improduttivi, in quanto reperibili a costi molto minori sul mercato, come la produzione di bulloni, viti, bronzine, spine ed altri piccoli componenti il cui approvvigionamento dovrà però essere garantito attraverso una migliore gestione dei Magazzini e delle relative scorte. La cessazione di tali lavori dovrà favorire l’orientamento ad estendere, almeno in tutto il Compartimento, il campo di azione delle nostre officine per giungere, attraverso una adeguata riqualificazione professionale delle maestranze, capi e dirigenti compresi, ad una limitazione graduale degli appalti. E’ necessario poi un adeguamento degli organici alle nuove attività, una maggiore valutazione della professionalità e delle capacità tecnico-manuali attraverso anche l’estensione delle ultime conquiste contrattuali che prevedono l’accesso, dopo una prova di idoneità, alla B1 operaia con mansioni specialistiche svincolate da compiti di capo squadra, ed un riadeguamento anche ambientale e di spazio prevedendo, superando la barriera naturale del torrente Possera, l’unificazione dello spazio Centrale 2 – Ex Zolfo. Diversamente non si potrà garantire la produttività, prerogativa essenziale a garanzia dell’occupazione.

 Altre vertenze minori di Fabbrica.
  
Spt. Come sappiamo, parallelamente al contratto, si è conclusa la fase nazionale della ristrutturazione di questo settore che ha tracciato le linee generali sulle quale si dovranno muovere gli accordi applicativi da gestire a livello regionale e locale. Queste linee vanno nel senso di una sburocratizzazione dell’Ente, di un maggior decentramento operativo, di una migliore organizzazione del lavoro, di una rivalutazione delle capacità tecnico-manuali dei lavoratori. Di questi orientamenti dovremo anche noi tener conto quando andremo a discutere la ristrutturazione della nostra Fabbrica nell’ambito della nuova organizzazione della geotermia (Ung).

 Sesta squadra. Noi giudichiamo un fatto positivo che, dopo molti ritardi si sia applicata anche a Larderello, questa norma contrattuale. Non ci riteniamo però soddisfatti dei risultati fin qui ottenuti, in merito agli obiettivi che con la Sesta squadra ci eravamo posti di raggiungere e cioè un aumento dell’occupazione per ridurre i disagi del turno e gli straordinari, miglioramento della professionalità dei lavoratori per favorirne l’avvicendamento. Non ci sembra infatti che l’Enel nella nostra Fabbrica abbia curato a sufficienza l’esigenza di un recupero professionale dei lavoratori, sia per lo scopo sopra detto sia per la necessità di prevenire riflessi negativi sul personale in vista di innovazioni tecnologiche consistenti, come si stanno realizzando sui nostri impianti. C’è, al contrario, la tendenza dell’Enel a considerare i lavoratori disponibili del turno come un peso morto da palleggiare qua e là  anziché programmare per loro lavori necessari e produttivi, nel rispetto delle caratteristiche professionali, della loro dignità e delle loro aspirazioni: non ci sembra infatti dignitoso che trovi più apprezzamento chi cerca di nascondersi qua e là di chi cerca di rendersi in qualche modo utile, per fare, magari, anche lavori meno qualificanti, ma altrettanto importanti per la conservazione degli impianti e dei macchinari e per la loro manutenzione preventiva. Inoltre fino ad ora non si possono valutare in genere risultati soddisfacenti neanche per quanto riguarda la riduzione del disagio e degli straordinari, in quanto, in molti casi, la Direzione, come nelle perforazioni, ha opposto all’aumento delle squadre di turno una riduzione del personale di squadra e spesso si utilizza la squadra disponibile per coprire posti vacanti senza rimpiazzarli opportunatamente con altro personale, come previsto dal contratto di lavoro (in qualche caso vengono mandati avanti impianti di perforazione solo con il personale disponibile di altri cantieri). Non siamo disposti nonostante i motivi negativi suddetti a considere un fallimento la sesta squadra, siamo invece dell’opinione che occorra quanto prima imporre alla Direzione il rispetto degli obiettivi che con essa si dovevano e si devono raggiungere.

 Ambiente di lavoro. Anche su questo problema si registrano generali gravi ritardi: dalle centrali alle officine, ai cantieri di perforazione. E’ comunque di buon auspicio la convenzione che è stata concordata nel settembre scorso tra la Regione Toscana, l’Enel, i Consorzi socio-sanitari e i Cud, che regola le norme per la gestione della medicina preventiva e del lavoro nelle centrali della Toscana, come previsto dal contratto. Occorre ora dar pratica attuazione agli interventi per la riduzione delle cause di nocività e di rischio già evidenziate con i rilevamenti del 1976. E’ inoltre nostro intendimento far si che anche le altre realtà produttive di Larderello al di fuori delle centrali geotermoelettriche, rientrino in questa Convenzione per garantire in tutta la Fabbrica interventi omogenei.

Mense e convenzioni. Sono iniziate le trattative a livello regionale sull’applicazione del contratto e tra gli altri articoli è stato discusso anche quello relativo alle “mense e convenzioni”, che non è modificato rispetto al precedente contratto. Abbiamo partecipato anche noi, insieme alle oo.ss. regionali, le quali hanno riproposto e sostenuto la nostra vertenza, aperta fin dal 1977, di estendere il servizio mensa a tutti i lavoratori che ancora non ne possono usufruire, compresi i lavoratori turnisti a 2 e 3 turni di tutte le realtà di Larderello. In seguito alla attestazione dell’Enel su posizioni di chiusura, soprattutto per quanto riguarda i turnisti di tutto il Compartimento, le oo.ss., dopo aver respinto formalmente ogni tipo di pregiudiziale, hanno richiesto ed ottenuto dall’Enel di riesaminare questo problema diviso per gruppi omogenei, per cui anche per Larderello ci sarà un apposito incontro, al quale parteciperemo.

Vertenza donne e minori. Sono state raggiunte le 10.000 firme necessarie per rendere valido l’accordo di transazione stipulato tra Enel e oo.ss.. Sono perciò iniziate le verifiche a livello nazionale che precedono la chiusura della vertenza con il pagamento da parte dell’Enel, a quanti ne hanno diritto, del 60% delle spettanze.

Autoparco. I lavoratori “dell’autoparco mezzi pesanti” avevano da tempo sollevato numerosi problemi, tra cui i principali risultavano: organici insufficienti e istituzione del secondo autista sugli autocarri, con o senza rimorchio. Un incontro con la Direzione locale ci ha consentito di conoscere che gli organici complessivi del Gruppo Minerario sono al di sotto di quelli “normali” di circa 90 unità e che, per motivi di priorità, è stata costretta a doverli garantire prima di tutto nei reparti che rappresentano le attività principali, pertanto per il ripristino totale si dovrà attendere il Concorso di assunzione n. 12, previsto per febbraio 1980. Sono stati chiariti anche altri punti, ma per quanto riguarda il punto principale, quello del secondo autista, abbiamo dovuto richiedere un incontro alla Direzione del Personale e degli Affari Sindacali del Compartimento, che non ci ha ancora convocato. E’ stata elusa anche la richiesta fatta alla Direzione locale, di fornirci quanto prima un resoconto dettagliato delle attività svolte dall’Autoparco negli ultimi sei mesi; questo resoconto doveva permettere di portare a soluzione quasi tutti i problemi. In futuro dovrà essere chiarito il ruolo che questo Reparto dovrà avere all’interno dell’Ung e quindi adeguarvi la struttura e l’organizzazione.

 Equo canone alloggi e riscaldamento abitativo a Larderello.

Recentemente l’Enel ha introdotto un canone sul riscaldamento abitativo negli alloggi di sua proprietà. Il canone annuale fissato è di lire 135 al mc. Cosicché, per fare un esempio, un appartamento di 80 mc. Pagherà in un anno 108.000 lire. Noi abbiamo richiesto fin dal novembre 1978 e sollecitato nel giugno 1979, rientrando questa materia nella normativa contrattuale, un incontro all’Enel per discutere l’applicazione dell’equo canone sugli alloggi e del canone sul riscaldamento. Non siamo stati ancora convocati, comunque, nel frattempo riconfermiamo la nostra già nota posizione di Fnle-Cgil.
1 – Ogni servizio dovrà essere pagato, compreso l’alloggio ed il riscaldamento. In ciò dovranno essere rispettati il contratto di lavoro e le leggi vigenti.
2 – L’Enel non potrà applicare unilateralmente le sue decisioni, ma dovrà confrontarsi con i sindacati per le tariffe, le fascie, la classificazione degli alloggi ecc. ecc.
3 – Occorrerà mettere ordine tra i casi difformi di trattamento nelle locazioni, riportare giustizia ed equità tra tutti i dipendenti.
4- Occorrerà il rispetto di norme sociali ed umane verso i vecchi pensionati, della ex Larderello SpA, le vedove degli stessi e analoghi casi di basse pensioni.
5 – Occorrerà fare di Larderello un vero “Paese”, anche cedendo a riscatto gran parte delle abitazioni e pubblicizzando le aree edificabili.
6 – Non riconosciamo nessun diritto ai “privilegi acquisiti”. Non abbiamo impegni verso nessuna Commissione; dove esistono esse sono “autonome” nelle loro iniziative.
7 – Siamo per l’estensione a tutti i lavoratori e ai cittadini (dove c’è la possibilità tecnica) dell’uso del riscaldamento a mezzo vapore endogeno. Prima per gli edifici pubblici (scuole, ambulatori, ecc.) poi, dietro pagamento, per i privati.
8 – Siamo favorevoli alla Creazione di Consorzi Intercomunali per gli studi di progetti e per le successive applicazioni pratiche in materia di teleriscaldamento geotermico.
Queste sono le richieste che faremo all’Enel, non appena convocati.

 Contratto – Rapporto tra  oo.ss. – Cud – Cre. Il 1979 è stato anche “l’anno dei contratti”.  Per la nostra categoria, nonostante che la piattaforma fosse stata presentata all’Enel con molto ritardo, siamo riusciti a concludere positivamente le trattative prima di entrare nel periodo feriale, grazie alla compattezza dei lavoratori nelle lotte  (brevi, ma incisive) e al grado di maturità e di autodisciplina dimostrato. Il nostro giudizio sul contratto è complessivamente positivo (come è stato quello della stragrande maggioranza dei lavoratori nelle assemble in cui è stato discusso ed approvato), sia dal punto di vista economico (gli aumenti sono stati più o meno equivalenti a quelli delle altre categorie), che dal punto di vista politico e normativo. E’ stato infatti ampiamente rispettato l’indirizzo della Federazione unitaria Cgil-Cisl-Uil, in coerenza con la piattaforma dell’Eur, in merito ad una maggior cura della parte politica del contratto ed all’introduzione di alcuni elementi di riforma del salario che tendano gradualmente a ridurre l’incidenza degli automatismi, a vantaggio di una piena valorizzazione della effettiva professionalità. Ora si deve passare alla fase applicativa che metterà inevitabilmente in luce anche i limiti della nostra piattaforma, derivanti soprattutto dal mancato riconoscimento di un ruolo più ampio e autonomo dei Consigli dei Delegati di Reparto e dello scarso coinvolgimento che i Cud ed i lavoratori hanno avuto nell’elaborazione della piattaforma stessa. La Fnle-Cgil si è battuta a fondo sul problema dei Cud, ma le divergenze con le altre oo.ss. su questo e su altri problemi rischiavano di compromettere la formulazione di una piattaforma unitaria, da tutti ritenuta indispensabile per ottenere buoni risultati e per la quale ognuno di noi ha rinunciato a qualcosa per convergere su una linea comune. Ora però si presenta la possibilità di recuperare il tempo perduto in quanto con il recente Convegno Cgil-Cisl-Uil che si è svolto a Montesilvano di Pescara per mettere a punto il progetto per la ristrutturazione organizzativa del sindacato, è stato stabilito unitariamente, fra l’altro, che i Consigli dei Delegati dovranno essere l’istanza di base dei lavoratori e che dovranno perciò promuovere iniziative e gestire la politica interna ed esterna alla Fabbrica, in contatto diretto coi Consigli Unitari di Zona. Si presenta così la necessità di avviare anche all’interno della nostra categoria un dibattito, aperto al contributo dei lavoratori, per dare pratica attuazione alla nuova Organizzazione: questa necessità è stata sottolineata anche dal Consiglio Nazionale Fnle-Cgil che si è tenuto a Livorno il 23 e 24 novembre scorsi.
Analoghe differenze di opinione in merito al ruolo ed al potere del Cud si registrano anche a Larderello tra noi e le altre oo.ss.; c’è, invece, una sostanziale unità di vedute sul ruolo e sull’operato del Cre. Ciò ha permesso che venisse svolta anche nel triennio scorso una positiva azione unitaria che ha visto il Cre-Larderello, con le numerose iniziative aperte ad ampie collaborazioni con gli Enti Locali, con altre Associazioni Ricreative, Sportive e Culturali e aperte anche a tutte le popolazioni del territorio, senza discriminazioni e chiusure corporative, svolgere un ruolo determinante dando impulsi programmatici ed organizzativi a una vasta area geografica. Un giudizio positivo lo esprimiamo anche sul programma formulato unitariamente assieme alla lista dei candidati, in occasione delle prossime elezioni che si svolgeranno fra breve per eleggere il nuovo Consiglio Direttivo. Tale programma, infatti, riconferma ampiamente e sviluppa ancora di più gli indirizzi positivi finora seguiti. Nelle nuove elezioni ci saranno anche alcune novità previste dal nuovo articolo contrattuale, tra cui l’inserimento nel Consiglio di tre pensionati appositamente nominati (o eletti) dalle oo.ss..
Oltre ai casi prima considerati, sui rapporti unitari a Larderello, dobbiamo dire che le cose non vanno male. Salvo alcune differenze di giudizio, i problemi li stiamo affrontando tutti insieme, oo.ss. e Cud, anche se dobbiamo denunciare spesso una carenza di coordinamento e una certa lentezza, dovuta in parte anche alla scarsa partecipazione dei lavoratori alla vita del sindacato.
Proprio sul tema della partecipazione, a chiusura di questo nostro rapporto, cogliamo l’occasione per salutare voi tutti, iscritti alla Fnle-Cgil, per invitarvi a non considerare il ricevimento della tessera per il 1980 come un retorico rituale, privo quindi di significato, bensì come un momento di reale partecipazione e ferma consapevolezza che questa scelta è insieme scelta di progresso e di impegno per conquistare una società più equa e più giusta, fondata non più sull’egoismo e sullo sfruttamento, me sul recupero di quei valori ideali e umani che talvolta sembrano smarriti. Questi sono gli obiettivi che persegue la Fnle-Cgil per il cui raggiungimento assume come condizione indispensabile l’unità di tutti i lavoratori.[1]



[1] Redatto da gc., fto. Il Comitato direttivo della Fnle-Cgil di Larderello, 31 dicembre 1979.

lunedì 12 febbraio 2018



Il resoconto del viaggio di messer Barbaro, gentiluomo veneziano, alla Tana e nella Persia.
LETTURE.

Ho scoperto tra i miei libri un volume scritto in lingua russa, stampato a Leningrado (oggi San Pietroburgo) nel 1971, in 2100 esemplari. Si tratta del celebre diario del viaggio di Iosaphath Barbaro, mercante veneziano, alla Tana, nel  MCCCCXXVI (1436). La Tana si trova in Crimea, a nord del Mar d’Azov. Giosafat Barbaro (1413- 1494) fu un ricco mercante veneziano che visitò la Crimea e parte della Russia. Fu anche uomo politico, ambasciatore e archeologo. Il resoconto del suo viaggio alla Tana, e successivamente, come ambasciatore alla Persia, è una vivissima storia di avventure, scritta in un linguaggio abbastanza a noi comprensibile, che si riallaccia alla grande tradizione delle memorie dei mercanti e navigatori veneziani. Il volume è uno splendido monumento  della storia italiana, fu stampato a Venezia nel 1543, nelle case  de’ figliuli di Aldo. Riproduco la prima pagina, “Esordio”.

Di messer Iosafa Barbaro, gentiluomo veneziano, il viaggio della Tana e nella Persia.


La terra (secondo quello che con evidentissime dimostrazioni provano li geometri) in comparazione del firmamento è tanto picciola quanto un punto fatto nel mezo della circonferenzia d’un circolo; della quale, per esser una buona parte, secondo l’opinione d’alcuni, over coperta da acque over intemperata per troppo freddo o caldo, quella parte che s’abita è ancora molto minore. Nondimeno tanta è la picciolezza degli uomini, che pochi si truovano che n’abbiano veduto qualche buona particella, e niuno (se non m’inganno) è, il quale l’abbia veduta tutta. E quelli che n’hanno veduto pur qualche particella al tempo nostro, per la maggior parte sono mercanti, overo uomini dati alla marinarezza, ne’ quali due esercizii, dal principio suo per insino al dì presente, tanto i miei padri e signori veneziani sono stati eccellenti, che credo con verità poter dire che in questa cosa soprastiano agli altri. Imperoché, dopo che l’imperio romano non signoreggia per tutto come una volta fece, e che la diversità de’ linguaggi, costumi e religioni hanno come a dir passato e rinchiuso questo mondo inferiore, grandissima parte di questa poca la qual è abitabile saria incognita, se la mercanzia e marinarezza per quanto è stato il poter de’ Veneziani non l’avesse aperta. Tra li quali, s’alcuno è al dì d’oggi che s’abbia affaticato di vederne qualche parte, credo poter dir con verità d’esser io uno di quelli, conciosiaché quasi tutt’il tempo della gioventù mia e buona parte della vecchiezza abbia consumata in luoghi lontani, in genti barbare, fra uomini alieni in tutto dalla civiltà e costumi nostri, tra li quali ho provato e veduto molte cose che, per non esser usitate di qua, a quelli che l’udiranno, i quali, per modo di dire, non furono mai fuori di Venezia, forse parranno bugie. E questa è stata principalmente la cagione per la quale non m’ho mai troppo curato né di scriver quello che ho veduto, né eziandio di parlarne molto.

PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI.  CAP. 70.

Un anno di attività  del nostro sindacato Fnle-Cgil di Larderello.
(31 dicembre 1979). PARTE I.

Con questo “giornalino speciale”, abbinato al tesseramento, intendiamo fornire ad ogni compagno una panoramica in sistensi dell’anno appena trascorso in merito ai seguenti argomenti:

1 – situazione iscritti e organizzativa Fnle-Cgil Larderello;
2 – attività svolte nel corso del 1979: riunioni, iniziative varie;
3 – quadro riassuntivo dei più importanti problemi della Fabbrica;
4 – situazione vertenze varie e posizioni Fnle-Cgil su alcune questioni importanti.

Situazione iscritti.

Confronto con alcuni anni precedenti. Iscritti al    31.12.76  n. 499
                                                                  “         31.12.77  n. 523
                                                                  “         31.12.78  n. 534
                                                                  “         31.12.79  n. 540

Nel corso del ’79 si sono avute le seguenti variazioni: n. 11pensionamenti; 1 trasferimento; 4 iscritti in servizio militare; 6 dimissioni e n. 28 nuovi iscritti. Cogliamo l’occasione per porgere un saluto fraterno ai pensionati e pensionandi e ai nuovi iscritti.

Organizzazione Fnle-Cgil Larderello.


Composizione Organismi dirigenti: Segretario Provinciale Groppi Carlo, Segreteria: Frasconi Maurizio, Fulceri Renzo, Fidanzi Loriano, Lenzarini Luigi, Pacini Graziano.

         Comitato direttivo: Bagnoli Bagnolo,  Balatri Giovanni, Bandinelli Marcello, Becorpi Carlo, Becuzzi Leonfranco (membro della Segreteria di Zona), Bellucci Rino, Bertoni Moreno, Bianchi Claudio, Biondi Maurizio, Bocci Roberto, Cerri Mauro, Cerboneschi Giuliano, Ciompi Massimiliano, Comparini Mauro, Cucini Claudio, Danzini Oris, Flori Pellegrino, Fedeli Renzo, Fulceri Enzo, Lombardi Alessandro, Marconcini Rodolfo, Micheletti Pier Luigi, Montagnani Gian Piero, Morrocchi Enio, Niccolini Bruno, Moratti Margherita, Frasconi Patrizia, Pineschi Gian Franco, Strulato Marcello, Volpini Carlo.

Taluni di questi compagni sono entrati nel Comitato Direttivo nel corso del 1979, alcuni sono stati eletti dalla Conferenza di Organizzazione del 4 maggio 1979, altri: Moratti Margherita e Frasconi Patrizia (alle quali porgiamo il benvenuto!) sono stati eletti dall’Assemblea precongressuale del 7 dicembre 1979. Al Congresso Regionale della FNLE che si è svolto a Siena il 15 e 16 dicembre 1979 sono inoltre stati eletti a far parte del Comitato Direttivo Regionale i compagni: Groppi Carlo e Frasconi Maurizio, mentre Pineschi Gianfranco è stato eletto membro supplente.

Il Comitato Direttivo Regionale, riunitosi poco dopo il Congresso, ha eletto la nuova segreteria regionale e il nuovo Segretario, Sergio Milani, a cui porgiamo i nostri più affettuosi auguri di buon lavoro. Porgiamo anche un fraterno saluto al compagno Cesare Salvagnini, segretario uscente, bandiera e mito della Fidae-Cgil, con la certezza che non farà mancare il suo impegno nel nuovo importante incarico di Direttore del Centro Studi Nazionale della Cgil all’Impruneta.
        
Molti compagni del nostro Comitato direttivo e altri iscritti sono inoltre presenti negli Organismi unitari della Fabbrica: Cud e Cre. Siamo anche presenti a livello Confederale Cgil, sia provinciale che zonale.

Attività Fnle-Cgil di Larderello anno 1979.


Le nostre attività e iniziative principali sono state le seguenti: 24 riunioni della segreteria, 8 riunioni del Comitato direttivo, 4 riunioni degli “attivisti”, 7 riunioni delle Segreterie unitarie OO.SS e Ced, 1 riunione dei Comitati Direttivi unitari, 2 assemblee Fnle  nei paesi (sul contratto e sulla conferenza di organizzazione). Abbiamo inoltre partecipato: alle riunioni del Comitato direttivo Regionale, a periodici incontri con la Segreteria Regionale, ai lavori della Commissione regionale SPT, ai Congressi regionali e di zona della Cgil, agli attivi di zona, al Consiglio nazionale Fnle a Livorno, alle assemblee generali e di reparto o sui cantieri, alle riunioni di apposite commissioni o gruppi di lavoro, ad alcuni corsi sindacali all’Impruneta, alla Conferenza regionale dull’energia indetta da Cgil-Cisl-Uil, al Convegno Enel di Siena sull’energia, alla Conferenza provinciale sull’energia a Grosseto, all’organizzazione ed alla gestione in molte sedi delle aree geotermiche dei corsi preparatori ai concorsi Enel per le nuove assunzioni, a tutti gli incontri con la Direzione Enel a Roma, Firenze e Larderello per la definizione della vertenza geotermia, agli incontri sulla questione telecomandi, a riunioni unitarie con i Comuni del Comprensorio su: geotermia e assunzioni Enel, riunioni con i Consorzi socio sanitari per l’ambiente di lavoro.

Abbiamo organizzato una manifestazione per il 1° Maggio a Montecerboli. Abbiamo compilato 800 pratiche sulla “scelta del medico” e molti moduli per la dichiarazione dei redditi, venendo incontro alle esigenze della popolazione, soprattutto degli anziani. Abbiamo formulato una proposta concreta, ben documentata, per la costruzione di una serra a Castelnuovo V.C. Abbiamo scritto una lettera aperta, con allegata documentazione, al Presidente dell’Enel Corbellini, per richiedere maggiore giustizia e democrazia sulla gestione dei fabbricati sociali, civili e religiosi di proprietà dell’Ente.

Abbiamo inoltre proseguito con continuità la pubblicazione del nostro “giornalino” mensile, ormai acquisito da tutti i lavoratori come strumento di discussione, talvolta polemica, ma pur sempre orientata all’approfondimento ed al chiarimento delle nostre ed altrui idee.

Nonostante i molti sacrifici che ci richiede intendiamo non abbandonare, anzi migliorare, questo nostro lavoro, che a nostro avviso riduce in parte, con una informativa precisa e dettagliata, gli effetti negativi dovuti alla scarsa partecipazione di una grossa fetta di lavoratori che non ha altri mezzi di contatto con la vita sindacale. Deve però servire anche ad abituarci ad inserire i problemi di ogni Reparto, di ogni lavoratore, nel contesto più generale della nostra società, in modo da non perdere mai di vista il fine più importante per cui in fondo lottiamo: migliorare le condizioni di vita con conquiste socialmente avanzate e con le massime garanzie di giustizia e di libertà.

Ecco che acquistano così grande valore i temi più generali che in genere vengono affrontati sul “giornalino” insieme a quelli più strettamente di Fabbrica: dai problemi del tempo libero, a quelli della scuola, dal terrorismo alla questione femminile, alla storia del movimento operaio, alla sanità, all’ambiente ecc. ecc. Ricordiamo perciò che il “giornalino” è aperto al contributo di tutti e si avvicina tanto più al suo scopo quanto più si riuscirà ad allargare il contenuto di idee, suggerimenti e discussioni.


(fine prima parte)


domenica 11 febbraio 2018




PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI    -  CAP. 69.

e’ stata costituita l’Unità Nazionale Geotermica![1]

         Il 5 dicembre 1979 il Consiglio di Amministrazione dell’Enel ha finalmente approvato la costituzione dell’Unità Nazionale Geotermica e il giorno seguente il Capo del Compartimento, ing. Remo Scappini, ha illustrato alle organizzazioni sindacali i contenuti del documento (che ci sarà consegnato entro questa settimana), mentre è stato convocato per il giorno 19 dicembre, a Firenze, un ulteriore incontro, al quale sarà presente anche l’ing. Paris, responsabile della Direzione Studi e Ricerche, per un approfondimento di tutti i temi riguardanti la geotermia.
        
         La costante pressione esercitata dalle organizzazioni sindacali e la mobilitazione dei lavoratori hanno ottenuto un risultato positivo riuscendo a sbloccare una stasi che rischiava di compromettere seriamente non solo le soluzioni degli importanti problemi emersi negli ultimi anni nella nostra fabbrica, ma addirittura lo sviluppo stesso dell’espansione produttiva, elettrica e per usi diversificati, attraverso lo sfruttamento della geotermia.
        
         Si tratta adesso, al di là delle formule organizzative, che andranno pure adeguatamente studiate e valutate da parte di tutti i lavoratori, di rimboccarsi le maniche e mettersi seriamente al lavoro. Ciò deve valere in primo luogo per il gruppo dirigente che non può mascherare le proprie inefficienze e mancanza di volontà e responsabilità dietro l’alibi della “vertenza geotermia”. Per i lavoratori ciò vale minimamente perché si deve a loro se nella lunga crisi aperta da un reale vuoto di poteri, le cose a Larderello sono andate avanti. A loro ed a quel personale tecnico ed amministrativo che ha dimostrato di voler ancora bene al proprio lavoro e consente oggi di guardare con positività alla fase di sviluppo nazionale che la geotermia sta attraversando.

         Noi pensiamo, e lo abbiamo ripetuto tante volte, che per la geotermia, per i nostri comprensori, per la produzione di energia elettrica e per l’incremento di occupazione, ci sia un grande avvenire. Per questo non contano tanto le formule organizzative quanto le volontà politiche, gli investimenti, la professionalità manageriale, i rapporti democratici con i lavoratori e le loro organizzazioni.

         Certo, noi non possiamo garantire a nessuno che con le attuali decisioni dell’Enel tutto ciò si realizzerà. Come non avremmo potuto garantire  a nessuno un futuro migliore se le decisioni fossero state diverse.

         La situazione politica generale è, come ogni lavoratore conosce, molto deteriorata. Manca un quadro organico di direzione e l’Italia pare avviarsi a una crisi drammatica se non cadranno le arroganti preclusioni poste dalla Democrazia Cristiana per la costituzione di un Governo di Unità Nazionale. Gli Enti pubblici sono stati per troppo tempo organismi del sottogoverno e della spartizione del potere di vertice e ciò ha pesato enormemente sulla qualità gestionale. L’Enel non è indenne da ciò e se non si affermeranno nel suo gruppo dirigente uomini di chiara matrice democratica ed essenzialmente validi da un punto di vista professionale, nessuno potrà garantire quel ruolo di sviluppo e di progresso che il Paese ci chiede.

         Per quanto riguarda la geotermia valgono le stesse regole. Se la costituzione dell’Unità Nazionale Geotermica (Ung) sarà l’ennesima manovra trasformista e clientelare di accaparramento del potere e delle poltrone, se la qualità non prevarrà sulla lottizzazione politica, se aumenteranno i doppioni, i conflitti, gli sprechi e le ruberie, se il personale operaio sarà lasciato allo sbando e non si opereranno le improcrastinabili ristrutturazioni con il riconoscimento dei livelli di professionalità acquisiti, vorrà dire che avremo perduto una grande, forse irripetibile occasione. Non solo utile per noi, ma per il Paese intero.

         Non ci vogliamo innanzi tempo schierare tra i profeti di sventura e nemmeno tra gli entusiasti di quanto l’Enel ha fatto. Nemmeno vogliamo crearci alibi precostituiti per sfuggire la realtà dei problemi. Non siamo catastrofici: con la lotta siamo andati avanti (ed ora si tratta di proseguire per consolidare i successi) ed alla lotta non rinunceremo. Ma che sia una lotta positiva e decisa insieme ai lavoratori, per interessi di fondo, per l’apertura al futuro ed allo sviluppo e non per mantenere esclusivamente tutto immutato.  Mantenere l’esistente, adagiarsi nella pigrizia gestionale, gestire qualche piccolo ritaglio di potere personale, significherebbe la definitiva emarginazione della geotermia. Con questo spirito andremo agli appuntamenti dei prossimi giorni ed al confronto e dibattito con le altre organizzazioni sindacali e con tutti i lavoratori.  




[1] In due numeri di “Ifcl”, n. 3 marzo 1980 e numero “speciale 4 febbraio 1982” saranno pubblicati tutti i documenti relativi all’Unità Nazionale Geotermica ed al Settore Produzione e Trasmissione/Gruppo Impianti Geotermoelettrici.

martedì 6 febbraio 2018



L’INCOMPIUTA.

Non si tratta della celebre sinfonia n. 8 in si minore D.759, comunemente detta “Unvollendete”, ossia “l’incompiuta” di Franz Schubert, no! si tratta più prosaicamente della variante stradale che avrebbe dovuto baipassare, a monte della attuale SS 439, il centro abitato di Castelnuovo di Val di Cecina, per un tratto di poco più di 2 Km, partendo dalla località Pianaggello e  di nuovo immettendosi sulla 439 in località Piana. Una variante che avrebbe consentito al traffico pesante, derivante in parte dalle attività della geotermia Enel Green Power, in parte da essere l’unica strada di collegamento tra l’Alta Val di Cecina e la costa marittima tra Follonica e Venturina, traffico pesante che mette a rischio ogni giorno le persone nel tratto urbano tra la Croce del Convento e l’ex Mattatoio,  che crea inquinamento dell’aria e ruomori e danni alle strutture murarie.

I primi approcci pre-progettuali  e i rilievi in tutte le abitazioni ubicate sulla strada  nel centro urbano, risalgono alla seconda metà degli anni ’80. Lentamente parte il progetto, più volte rimaneggiato e finalmente, deciso e finanziato dopo il 2000. E poi, dopo 20 anni, il gran giorno dell’inizio dei lavori: 6 dicembre 2007 con termine previsto di 820 giorni, cioè alla fine del 2010. Lavori ormai sospesi da   5 o 6 anni causa frane alla carreggiata e mancato collaudo.

Ecco il cartello dell’inizio. Adesso questa grande strada  serve per le passeggiate, compiute in  sicurezza, dato che essa è chiusa alle due estremità da pesanti barriere di cemento. Negli anni tante promesse, cause legali, esposti e ricorsi, e la politica del tutto assente. Purtroppo questa variante stradale, se non dovesse essere completata e collaudata, non si potrà cancellare dal territorio come l’ecomostro termale di Roselle, ma rimarrebbe una ferita sempre aperta, in più soggetta ad ulteriore degrado e pericolo.

Caro presidente della Regione Toscana, invece di alzare il tiro sugli effetti “nocivi” delle attività geotermiche, che certamente esistono, anche se essi sono diminuiti nel corso degli anni, e lo saranno sempre di più, e considerato che Enel eroga cifre annuali a mo’ di “risarcimento” ai Comuni sedi di Impianto,  contestualmente anche una parte alla Regione Toscana, perché non prende di petto il problema di questa “incompiuta” risolvendo gli ostacoli che impediscono la ripresa dei lavori? E dato che Lei è stato almeno due volte alla Centrale Geotermica di Sesta, distante  6 o 7 chilometri da detta variante, venga di persona a rendersi conto della situazione e fare il punto sullo stato disastroso dell’altra viabilità “normale” , si fa per dire, semiparalizzata dalle frane.