mercoledì 7 marzo 2018






Son passati  40 anni!

PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI. CAP. 74.

Ove si parla di sciopero, di Cre ed Arca (1980)

         Per quanto riguarda lo sciopero e la sua autoregolamentazione è in corso nel Paese un vivace dibattito, all’interno del movimento sindacale, ma anche all’esterno, da forze che di fatto vorrebbero non tanto autoregolamentare il diritto allo sciopero sancito dalla Costituzione, ma decretarne la sua abolizione.
        
         Le nostre posizioni di lavoratori dell’energia sono molto chiare: diciamo NO! agli scioperi selvaggi, al buio totale, al danneggiamento economico del Paese e di milioni di lavoratori e cittadini. Siamo sempre per garantire i servizi essenziali, per gli scioperi articolati, a scacchiere, per singoli impianti produttivi, da effettuarsi con modalità ponderate ed in particolari giorni e periodi dell’anno. Sappiamo che per raggiungere così alti obiettivi occorre la piena adesione dei lavoratori, il loro convincimento “politico”, il loro sacrificio, mentre sovente non è facile respingere le tentazioni di sentirsi “uguali agli altri”, di “scioperare sul serio” e così via.
        
         Esistono poi questioni organizzative assai delicate, sulle quali non sempre le oo.ss. sono tempestive e chiare, come quelle che, parlando dei nostri impianti, dove abbiamo realtà assai complesse e difformi da quelle nazionali, riguardano i turnisti delle centrali elettriche, quelli a due turni delle officine di manutenzione, i turnisti degli impianti di perforazione ed i lavoratori a giornata. Abbiamo in questo senso inviato un documento alla nostra Segreteria Regionale sul quale intendiamo affrontare e approfondire la discussione con tutti i compagni. A tale scopo convocheremo prossimamente una riunione del Comitato direttivo e dei delegati iscritti alla Fnle-Cgil.

         Gli ultimi dati riguardanti lo sciopero generale nazionale del 15 gennaio 1980 e quello del 13 febbraio 1980 (per protestare contro il terrorismo e l’assassinio di Vittorio Bachelet) negli impianti geotermici di Larderello, che abbiamo pubblicato in modo completo nello scorso numero del “giornalino”, non sono tra i più esaltanti. In particolare ci sembrano assai gravi le defezioni verificatesi nello sciopero del 13 febbraio, dove in alcuni reparti (impiegati) i non scioperanti sono stati superiori agli scioperanti (177 non scioperanti, 134 scioperanti).

         Questa caduta di tensione ideale, questo segnale di indifferenza è tanto più grave quanto più minaccioso e drammatico è l’attacco alla democrazia che presupporrebbe unità di popolo, partecipazione, protesta, per sconfiggere il terrorismo e anche per far crescere e maturare l’esigenza profonda del cambiamento della Società e per una più alta qualità della vita.

         Certo, di fronte ad un assenteismo dalle lotte in misura così marcata non è il caso di lanciare i soliti anatemi, ma di fare uno sforzo per capire, per analizzare le nostre insufficienze, per rimuovere indifferenza e grigiore sempre più presenti tra i lavoratori.

         All’assemblea del 13 febbraio, tenuta durante le ore di sciopero, erano presenti poche decine di lavoratori, tutti animati da un senso di ripulsa del terrorismo e consapevoli dello sforzo di unità e partecipazione a cui il sindacato li aveva, ancora una volta chiamati. Ma la gran parte degli altri lavoratori o era rimasta sul posto di lavoro o se ne era andata a casa. La fine dell’assemblea ha coinciso con l’uscita dei non scioperanti dalla sbarra dello Stabilimento di Larderello: mi ha colpito, tra loro, insieme a qualche compagno, la presenza di tanti amici democristiani, di coloro cioè che in Vittorio Bachelet hanno visto colpita l’immagine migliore dei loro ideali.

         Come sono lontani i tempi dell’assassinio di Aldo Moro, dei cortei di protesta, della Messa nella chiesa dello Stabilimento e della critica feroce a chi, sbagliando, ed erano pochi, in quell’occasione non partecipò allo sciopero! E’ forse, quella di oggi, per chi non ha sentito la motivazione interna di partecipare, una colpa minore?

         E che dire di coloro, e sono tanti, che puntualmente mandano il certificato di malattia o prendono una o più giornate di ferie in coincidenza con le giornate di lotta? C’è chi vorrebbe che il sindacato costringesse la Direzione a non concedere le ferie in queste occasioni, ma io penso che non è con una costrizione delle libertà individuali che si rafforza l’effettiva egemonia sindacale e si migliora la partecipazione dei lavoratori e pertanto dovremo sempre di più agire sul lato ideale e morale, che non su quello amministrativo, per avere più adesione e solidarietà nelle lotte.

         Per quanto riguarda, infine, il documento conclusivo della Conferenza Nazionale di Organizzazione della Fnle, tenuta a Bari alla fine di gennaio 1980, sulla quale abbiamo già effettuato una riunione del Comitato direttivo, mettiamo in evidenza la parte relativa ai problemi della gestione dei Cre e delle Arca.

         Le elezioni dell’Arca (Nazionale e Distrettuali) si svolgeranno il 15 e 16 aprile e avverranno, per il rifiuto della Flaei e della Uilsp a concordare liste e programmi unitari, su liste separate. Non vogliamo drammatizzare queste elezioni e speriamo che anche gli altri lo facciano; comunque esse vadano ci sarà bisogno, successivamente, di convergenze unitarie per la gestione di importanti attività che acquistano, per la loro natura di servizi collettivi, una sempre maggiore importanza nella vita dei lavoratori e delle loro famiglie. Quindi, meno lacerazioni ci saranno tra le oo.ss. tanto più andranno avanti i reali interessi dei lavoratori.

         Noi vediamo semmai un grande pericolo nello scollamento che c’è tra questi Organismi, il sindacato e la base e pensiamo che sarà determinante un maggiore apporto critico, di idee e collaborazione per farli sempre meglio funzionare ed essere più vicini al corpo sociale.
         Per il ruolo propulsore che ha avuto la Fnle, per il suo impegno nella gestione, pur con gli inevitabili errori, per il richiamo e la ricerca unitaria da sempre sostenuta con il coinvolgimento delle strutture di base, noi chiediamo ai compagni ed ai lavoratori uno sforzo di attività per assicurare il voto alle liste della Fnle.

         Anche per le elezioni del Consiglio del Cre di Larderello, dopo aver concordato liste e programmi unitari, siamo arrivati ad una clamorosa rottura. La Uilsp infatti non ha inteso mantenere fede agli impegni pretendendo di fatto una lista bloccata, onde poter assicurare matematicamente l’elezione di qualche suo rappresentante. Il nostro non può che essere un duro giudizio negativo sui modi e sui fini di tale operazione, fatta più per scopi di “bottega” che per gli interessi dei lavoratori. Noi terremo fede al programma unitario e lo assumiamo pienamente come Fnle-Cgil di Larderello; presenteremo la nostra lista e ci impegniamo, superato questo momento di divisione da noi non voluto, a ricercare un modo unitario di gestione del Cre, così come abbiamo fatto in passato nonostante pesassero su di noi cospicue ed immotivate pregiudiziali.

         Il momento politico in cui si colloca la nuova gestione che attende i Cre e le Arca è caratterizzato dalla iniziativa dell’Enel che, dopo aver tentato la carta diretta del totale disimpegno, è poi ripiegato su una funzione di “controllo” che potrebbe voler significare non tanto e non solo una contrapposizione alle scelte ed ai controlli economici, ma addirittura una funzione frenante e decisionale sulle scelte politiche che devono appartenere esclusivamente ai lavoratori.

         E’ anche per questo motivo che guardiamo con preoccupazione al disinteresse che avvertiamo tra i lavoratori, alla scarsa sensibilità del movimento sindacale che delega ad alcuni rappresentanti la gestione delle attività ricreative, culturali e assistenziali, ed ora agli elementi di divisione che, ne siamo certi, non aiuteranno la ricerca per i Cre e le Arca di un ruolo più attivo, partecipato, aperto ad interessi più generali dei territori, nello spirito di superare forme ancora presenti di corporativismo, sprechi, paternalismo, che in un recente passato, con il trapasso della gestione padronale a quella diretta dei lavoratori, ci siamo impegnati a cancellare definitivamente.

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