lunedì 25 novembre 2013



Bollo etrusco al "Bagnone del Sasso".

Castel del Sasso in Val di Cornia: 2000 anni di “santità (III)


            In queste località sembra aver sostato S. Pietro, evangelizzando ed organizzando primi nuclei di comunità cristiane dedicati al Santissimo Salvatore. Non è certamente casuale la costruzione, alla metà del secolo VIII (752-753), di una potente Abbazia benedettina nella foresta demaniale dei re Longobardi, nei pressi di Monteverdi, in località Palatiolo (Palazzuolo), che fin dall’atto di dotazione redatto nel luglio 754 da Valfredo, figlio di Ratcauso cittadino pisano, fu posta sotto la protezione di San Pietro ed era immune da qualsiasi dipendenza civile e vescovile. I vastissimi possedimenti fondiari dell’Abbazia contribuirono a mantenere e rafforzare la venerazione per S. Pietro in tutto il territorio delle Colline Metallifere toscane ed anche a CastriNovi o Castellum Novum de Montanea (Castelnuovo, Castelnuovo di Montagna, ovvero Castelnuovo di Val di Cecina), prima della fine del XII secolo, fu fondata a suo nome una nuova chiesa subito fuori le mura, in località I Canali, chiesa successivamente scomparsa, al pari del fosso e del ponticello che lo scavalcava, i cui toponimi non lasciano dubbi interpretativi sui legami spirituali che univano la comunità locale del SS. Salvatore all’Apostolo Pietro: fosso di San Pietro, ponte di San Pietro8.

Scrive don Bocci: «…Si andava a Roma per le vie dell'Apostolo Pietro, che sbarcò a Grado di Pisa, evangelizzò le zone del basso Valdarno e della Tuscia Marittima, ove ritornò varie volte fino all'epoca del Quo vadis Domine, che avvenne non a Roma sull’Appia, ma in località Montalpruno di Bibbona nelle colline del Cecinese. Queste vie dell’andata, anche se più difficili, furono praticate e vissute, in epoche diverse, con varie soste penitenziali, da personaggi famosi della cristianità, come San Guglielmo d'Aquitania e San Rocco di Montpelier…», santi francesi che percorsero nel medioevo un cammino di pellegrinaggio alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo a Roma. In un interessante documento sulla leggenda del Quo vadis Domine, don Giovanni Costagli, parroco di San Martino a La Sassa, scrive: «…il romitaggio del grande S. Guglielmo al Poggio al Pruno intorno all’anno 1150, al tempo del papa Eugenio III, richiama qui numerosi eremiti…e si diffonde la venerazione popolare verso alcune pietre quali reliquie che attestano i viaggi di Pietro…nel 1367 anche San Rocco, il classico santo pellegrino medievale, dimorò per un po’ di tempo nei paraggi…una leggenda collega La Sassa ai primi anni del cristianesimo, quando nei boschi di Poggio al Pruno sarebbe avvenuto l’incontro tra San Pietro e Cristo Redentore. Presso il Botro della Canonica, in località La Chiesa, dove oggi sono visibili alcune rovine parzialmente coperte dalla vegetazione e dove Pietro si sarebbe rifugiato dalle persecuzioni dei Romani, gli sarebbe apparso il Redentore il quale gli avrebbe rivolto la famosa frase “Quo vadis?” Ricevuto l’invito di seguirlo a Roma e di accettare il martirio, Pietro avrebbe lasciato questi luoghi, dove, a conferma dell’incontro, sarebbe rimasta l’impronta del piede di Cristo su una pietra, al margine della strada. La leggenda spiega il particolare culto per il Cristo Redentore che da secoli è radicato a La Sassa»9.

                                                                                                          (continua)



8 M. BOCCI, La devozione a S. Pietro Apostolo nella città e diocesi, in: «Volterra», a. VI, n. 6, giugno 1967, pp. 23-26; A. COLLETTI, Cronologia di Monteverdi Marittimo, dattiloscritto, Monteverdi Marittimo, s.d., pp. 34; G. GIULIANI, Il monastero di S. Pietro di Monteverdi dalle origini (sec. VIII) sino alla metà del sec. XIII, Tesi di laurea, rel. Prof. M. L. Ceccarelli Lemut, Università di Pisa, a.a. 1989-90; id., Il monastero di S. Pietro in Palazzuolo, in S. P. P. SCALFATI, (a cura di), L’Abbazia di S. Pietro in Palazzuolo e il Comune di Monteverdi, Pisa, Pacini, 2000, pp. 9-38; C. GROPPI, Né latino né tedesco né lombardo né francesco. La Comunità di Castelnuovo dalle sue origini alla fine del XIII secolo, Volterra, Migliorini, 1996, pp. 98-99.
9 BOCCI, Sasso Valdicornia, cit., pp. 6-7; G. COSTAGLI, I luoghi della fede, Parrocchia S. Martino, La Sassa, Oratorio del Redentore, dattiloscritto, 1999, pp. 4; P. DE SIMONIS, Miracoli in Toscana, prodigi, luoghi, protagonisti, Firenze, Medicea, 1997, pp. 62-64; R. FERRETTI, L’immaginario collettivo sui monti di Castiglione, il ciclo folklorico di S. Guglielmo, Grosseto, s.e., 1989, p. 14 e sgg.; P. PISANI, Santi, beati e venerabili nella provincia di Grosseto, Siena, Cantagalli, 1993, pp. 39-45; PROVINCIA DI GROSSETO, Viaggio in Maremma nei luoghi di fede, tra le figure e le testimonianze storiche e religiose, Cassino, La Nuova Grafica, 1999, pp. 11-30.

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