domenica 15 aprile 2012


Il ritratto

A distinguir me paro las voces de los ecos,
y escucho  solamente, entre las voces, una.

Mi guardo e stento
a riconoscermi. Perché
continuo ad osservare
l’inesausto lavorio
del tempo sul mio volto?
Le rughe,
gli occhi arrossati,
l’acne rasacea
che non dà scampo?
Non sono stato
sempre così, mi dico
attonito
ora che una luce siderale
m’ha sfiorato,
e spando mattina
e sera di Garnier
l’essenza.
Nulla si può rimediare,
ma, lo spero, attenuare.
E’ come il sogno della
                Rivoluzione
che si stempera
in socialdemocrazia
rendendo felici gli uomini
                potenti,
mentre i popoli miti
non avranno redenzione.
Oh! i vent’anni,
il primo dei grandi amori,
i dolori delle dipartite,
le ferite sui corpi indifesi,
le promesse tradite!
Nulla ho serbato, nulla
ho dimenticato
                d’allora.
Solo un ritratto vorrei
mostrarti che non c’è più,
di quella bellezza solare
a Follonica,
nel giorno d’estate
nel dimesso giardino
di Ettore Socci,
le mani intrecciate
alta la testa
luminoso il sorriso
e lo sguardo
                oltre
l’azzurro mare.
Dolce e bello il mio
viso,
di rifle vestito
e la rossa camicia,
lei in veste leggera
di fiori e frusciante
sul corpo di donna
                invitante.
Vorrei inserire cd-copia
del mio cervello
nel tuo portatile,
farti vedere il sognato
il vissuto, desiderato,
                amato,
mostrarti gli universi,
                gli astri,
gli abissi insondabili
senza materia
e senza memoria,
intera la mia storia,
e chiederti:

kannst du mir helfen? 

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