giovedì 6 dicembre 2012





Massa Marittima, 9 dicembre 2012, ore 16,30,
Centro Studi Storici Agapito Gabrielli.

Gentili signore e signori, cari amici del Centro Studi Storici Agapito Gabrielli, essere qui, con voi, mi da gioia, ma anche ansia per il tema che un po’ troppo frettolosamente ho deciso di svolgere, cioè quello relativo alla figura di Norma Parenti, mito e simbolo delle più alte virtù della vostra città largamente celebrata, un’eroina nazionale, la cui breve vita e tragica morte sono diffusamente note, almeno quanto ancora ignota ed oscura è la verità storica che la riguarda.

Come ho avuto modo di dire in altri contesti massetani, ho iniziato abbastanza presto a seguirne le tracce, nel 1962, ma le ricerche, condotte saltuariamente, anche per difficoltà logistiche oltre che per miei limiti culturali, sono progredite di poco e lentamente fino al 2003, cioè alla stesura del mio lavoro <La piccola banda di Ariano>, una storia locale della Resistenza nelle Colline Metallifere entro la quale compaiono tre figure di donne ed altri soggetti generalmente trascurati fino ad allora nella storiografia della Resistenza (IMI,  deportazione di ebrei toscani, preti e antifascisti dei CLN).

Dopo tale lavoro mi sono dedicato ad altri settori della ricerca, in particolare alla microstoria del nostro territorio, basata su registrazioni orali confluite largamente in un testo di <Storie castelnuovine> che abbraccia un periodo che va dagli inizi dell’’800 fino ai nostri giorni, in fase di ultimazione.

Naturalmente non ho mai dimenticato né Norma né gli altri avvenimenti della Resistenza nelle Colline Metallifere, sia tenendo alcune conversazioni a Massa Marittima, sia predisponendo un opuscolo più aggiornato rispetto alla <Piccola banda di Ariano> (2004), inoltre, sia collaborando alla messa in scena di due drammi popolari, il primo a Bresso (Milano) il 25 aprile 2005, ripetuto al Teatro dei Vari di Colle di Val d’Elsa (2006) ed il secondo, nell’estate di quest’anno a Montecastelli Pisano, entrambi con larga partecipazione di pubblico. Ho anche indagato la vicenda dell’eventuale coinvolgimento nell’uccisione di Norma da parte del fascista Giovanni Nardulli, ma il fatto che alcuni testimoni lo indichino partito da Massa Marittima il 9 giugno 1944 sembrano escluderlo, almeno come esecutore diretto. Anche le carte del processo svoltosi ad Asti, che portò alla condanna a morte del Nardulli, non contengono riferimenti al caso di Norma, anche se accennano all’interessamento per la sua persona da parte delle Autorità grossetane per 11 delitti compiuti dal Nardulli in tale provincia, mettendo in risalto le sue tendenze sessuali e molestie di donne. Un saggio è infine apparso sul web nel portale dell’ANPI.

In più ho fornito il materiale di base per la stesura di un profilo di Norma in un testo che parla delle “eroine del ‘900”. Questo libro, frutto di un importante giornalista toscano dell’Avvenire, dovrebbe uscire nella primavera prossima e spero che sia possibile presentarlo in anteprima a Massa Marittima. E’ in occasione della sua visita ai luoghi di Norma che l’amica Antonella Cocolli ci ha regalato una foto inedita e bellissima di Norma (quella che ha dato lo spunto a Dino Petri di realizzare il magnifico ritratto esposto in questa sala). Si tratta di una delle pochissime fotografie che la ritraggono in una posa naturale, insieme al figlioletto, Alberto Mario, nato da pochi mesi.

Quest’anno, infine, ho tenuto la relazione celebrativa del XXV Aprile a Volterra insieme a Valdo Spini sul tema della donna nella lotta di Liberazione, con al centro la figura di Norma Parenti. Nonostante le sue origini per metà volterrane, la sua storia era lassù completamente sconosciuta!

Diversi altri autori, locali e nazionali, hanno parlato di Norma, sia in opere generali sulla Resistenza sia in libri ed articoli di memorie. Ma i progressi di conoscenza, come ho accennato, non sono progrediti di molto.

Capirete che quando mi sono messo a riflettere e stendere questa relazione su cosa avrei potuto aggiungere di nuovo alla storia di Norma Parenti stasera, con voi, sia stato preso da un senso di sgomento. Per fortuna Dino ed Irene, che ringrazio per il loro preziosissimo contributo, ci offriranno un intermezzo d’arte, immagini e musica, credo alla fine della mia prolusione e prima di eventuali domande da parte vostra, alle quali, se possibile, cercherò di rispondere.

Ormai i testimoni diretti degli avvenimenti della primavera 1944 si sono rarefatti, ed anche le memorie disponibili finora sono quasi tutte di seconda e di terza mano, raccolte da chi era allora bambino, alle quali ben poco si potrà aggiungere pur attraverso ricerche accurate e pazienti  che rompano l’involucro, quasi immutabile icona, che si è sedimentato sulla sua figura, tramandando stancamente luoghi, date, fatti, non sempre reali, per offrirci una immagine più vera. (già il ritrovamento di una fotografia inedita di Norma può essere considerato un avvenimento eccezionale!)

Parlando in una iniziativa promossa da un Centro di Studi Storici come il nostro, non ripeterò la biografia corrente di Norma, per soffermarmi sull’origine della medesima, nel tentativo di introdurre elementi di correzione, indicando al contempo possibili nuove strade di ricerca anche alla luce di un importante documento con il quale chiuderò la mia esposizione: la perizia necroscopica di Norma.

Dunque, vediamo succintamente come è apparsa la figura di Norma in alcuni importanti saggi, tra quelli più rilevanti che ho consultato. 

Il primo e fondamentale rimane quello di Angelo Antonio Fumarola <Essi non sono morti>, stampato a Roma nella primavera 1945 (a meno di un anno dalla uccisione di Norma), con la presentazione del Ministro per la guerra, Jacini. Vi compaiono le biografie delle medaglie d’Oro della Guerra di Liberazione, tra loro 3 donne, 3 toscane, ed una è Norma! A tale data le Medaglie d’Oro sono 47. Da pagina 255 a pagina 261 si sviluppa la biografia di Norma, accompagnata da un suo ritratto, e dalla motivazione della sua onorificenza, il testo che conosciamo e che compare anche sul volume di Angelo Lombardi sulla storia di Massa Marittima.

Ciò significa che Fumarola ha raccolto memorie coeve alla vita di Norma, redatte da testimoni o Autorità politiche o militari, depositarie di documenti originali elaborati all’interno delle Brigate partigiane o dai CLN o Sindaci nominati dagli Alleati, e perciò di grande interesse storico e documentale. Tuttavia è d’obbligo porre qualche riserva di attendibilità dato che,  come è avvenuto per le relazioni scritte dai Comandanti o dai Commissari Politici delle formazioni partigiane, esse sono state scritte sotto una rigida autocensura (o censura vera e propria) perciò in molti casi risultano parziali, o tendenziose, nel mettere in risalto solo le gesta eroiche ed il coraggio degli uomini della propria formazione, tacendo su quelle più azzardate e improduttive, e soprattutto eliminando eventuali erronei comandi che portarono a perdite o ferimenti, come pure tacendo su dissidi interni, defezioni, ed esecuzioni sommarie di presunte spie o traditori. Anche nel caso di Norma Parenti le relazioni ufficiali dicono poco o nulla. E così è stato per le relazioni successive dei CLN locali, ad esempio in quella del Comitato di Massa Marittima che esamina l’attività svolta dal 1943 fino alla data del suo scioglimento, l’8 luglio 1946, si parla soltanto “…del ricordo vivissimo della perdita di Norma Parenti Pratelli strappata dalle braccia della madre all’affetto del proprio figlio in tenerissima età e barbaramente uccisa alle porte della Città”. Per il figlio di Norma, così come per altri 9 orfani di partigiani, si effettuerà l’oblazione di lire 2000  a favore di Parenti Aston, già membro del CLN medesimo.

Tuttavia, al di là della mancanza di note biografiche di Norma, sarebbe stato molto importante aver documentato il percorso per il conferimento della medaglia d’oro: quando fu conferita tale onorificenza? Dove si trova la documentazione allegata alla proposta? E chi furono i promotori? Domande finalizzate ad ottenere un più esatto inquadramento della figura di Norma, e a ricostruire la sua appartenenza come patriota, ad una tra le varie formazioni partigiane che gravitavano intorno a Massa Marittima, e cioè la Banda Camicia Rossa, formalmente inserita nella III Brigata Garibaldi e poi nel Raggruppamento “Monte Amiata” con una operazione compiuta praticamente “a tavolino”; la Banda Camicia Bianca, inserita nel Raggruppamento Monte Amiata”, il Gruppo Tirli; la Banda di Montepescali; il Distaccamento Camicia Rossa e la XI e la XII Banda Autonoma… Un quesito sembra  trovare soluzione nel ponderoso lavoro di Claudio Biscarini <Storia del raggruppamento Monte Amiata”, pubblicato nel 2005, che cita Norma a pagina 244, nel bilancio delle vittime del “Raggruppamento Monte Amiata”: <…le perdite del Raggruppamento assommano a 174 morti, 322 feriti. Tra essi 3 medaglie d’Oro conferite a Mario Mencattelli (Fulmine), Modesta Rossi in Polletti uccisa con il figlioletto a Solaia di Monte San Savino il 29 giugno 1944, e Norma Parenti Partelli, fucilata a Massa Marittima, Banda Camicia Rossa”.

Anche se manca un “promotore certo” credo che la proposta di medaglia d’Oro per Norma nasca dalla “ripartizione” delle onorificenze nella prima fase post liberazione tra le componenti principali della Resistenza: militari, comunisti, socialisti e azionisti, democratico cristiani, liberali, con un rilievo accentuato per i cattolici. Questo è quanto si ricava dal volume di Fumarola, nel quale figurano le medaglie d’oro decretate entro la primavera 1945, cioè senza la presenza del Nord Italia: nel periodo 8 settembre 1943 – 19 maggio 1945, come ho prima detto, furono conferite 47 medaglie d’oro, di cui 45 alla memoria e 2 a viventi. Le donne decorate furono 3: Enriques Anna Maria; Lorenzoni Maria Assunta (Tina); e Parenti Norma, una comunista, una apolitica, una cattolica.

Il libro di Fumarola prende lo spunto da un profilo di Norma apparso in un piccolo opuscolo della serie “Eroine del secondo Risorgimento d’Italia”, edito da NOI DONNE (allora rivista delle donne socialiste, comuniste e democraticocristiane), Roma, 1944,  dove compare già la motivazione della medaglia d’oro, con la data giugno 1944, Massa Marittima. Nella tavola XX^ del Fumarola c’è il ritratto di Norma, forse ritoccato, riprodotto nella 3^ serie delle vignette PRO VITTIME POLITICHE, una emissione di chiudilettera, rara e ricercatissima dai collezionisti filatelici, in quanto utilizzati anche per uso postale.

Il profilo biografico di Norma compare successivamente in un volume edito dal CDP nel 1966, <Donne Italiane nella Resistenza> con la prefazione di Nilde Jotti. Il testo si limita soltanto a riproporre l’opuscolo dell’UDI stampato nel 1944, compresa l’immagine, della quale però si sbaglia la dicitura: “a destra l’eroina di Massa Carrara Norma Parenti Pratelli”, uno degli errori che accompagneranno le notizie su Norma fino ai nostri giorni.

Adesso facciamo un bel salto e arriviamo al 2001, al Dizionario della Resistenza, Einaudi,  due volumi, un’opera prestigiosa  che, con l’Atlante Storico della Resistenza Italiana, Mondadori, si colloca ad un livello altissimo nell’editoria italiana.

Tra le descrizioni delle località più importanti della Resistenza figura GROSSETO (la nota relativa di circa due pagine è stata redatta da t.i., cioè Ivano Tognarini, presidente dell’Istituto Storico Regionale Toscano della Resistenza. E’ una sintesi accurata e se ci fosse stato tempo converrebbe leggerla per intero, comunque la nota termina con un riferimento a Norma: <…la provincia grossetana è la prima in Toscana ad essere liberata e in numerosi casi – a Grosseto, Pitigliano a Roccastrada – i partigiani svolgono un ruolo decisivo nello scontro finale. Il costo per la Liberazione è molto elevato: eccidi, stragi (come quella dei minatori di Niccioleta), rastrellamenti; episodi barbari e feroci – come quello di cui rimane vittima Norma Parenti, giovane, coraggiosa e attiva patriota di Massa Marittima”. Nulla di più. In questo volume le medaglie d’Oro sono salite dalle iniziale 47 a 603 e le donne italiane decorate dalle iniziali 3 a 19. Le toscane sono al momento 5, quattro alla memoria ed una, Vera Vassalle, all’epoca vivente, morta nel 1985.

Per concludere questa sommaria panoramica bibliografica veniamo all’ultima opera edita nel 2004 da Carocci e scritta da due note ricercatrici e storiche grossetane, Luciana Rocchi e Stefania Ulivieri, delle quali una, Luciana Rocchi, notissima anche a Massa Marittima: “Voci, silenzi, immagini. Memoria e storia di donne grossetane, 1940-1980”. Un libro molto importante e, come vedete, segnato da innumerevoli post-it gialli! In esso si parla più diffusamente di Norma Parenti. Cominciamo per ordine di pagina ad esaminare questo più aggiornato escursus su Norma. Parto dall’indice a pg. 262: Pratelli Parenti N., 55, 68-70, 75, 84, 98, 106, 123, 210. Dunque Norma Parenti viene citata in ben 11 pagine. Vediamo cosa c’è di nuovo: a pg. 55 c’è la testimonianza della vostra concittadina Gabriella Cerchiai, bambina nel 1944, in una registrazione effettuata il 24 novembre 1999. Gabriella afferma di ricordare le donne massetane:…che andavano ai funerali di Norma e di questi partigiani> proseguendo esaltando il senso di coralità che si ebbe nella pietosa composizione del cadavere di Norma : <…svegliarono nella notte la mia mamma, con la notizia dell’uccisione di Norma. Ella prese delle lenzuola dal baule. Con una amica, Uliana Marliani, che era una partigiana, andarono insieme ad Anita Salvadori e con altre persone, ma erano in sette o otto, ad un casolare di campagna dove i nazisti insieme ai fascisti avevano trucidato Norma. Loro la ricomposero e aiutati da due contadini portarono il cadavere a Massa Marittima. A Massa intanto c’era un gran subbuglio, anche se la città era piantonata dai fascisti e dai nazisti. Però riuscirono a fare il funerale di Norma, malgrado i divieti, perché la pressione fu tanta. Andarono come sempre solo le donne, coi bambini>.

Ebbene, questa versione si discosta dalle relazioni di altri testimoni diretti, ma, soprattutto, sulle modalità del funerale, che avvenne con una grandiosa partecipazione popolare, probabilmente
con la presenza dei soldati alleati, degli uomini del CLN di Massa Marittima, ma non dei partigiani che entrarono in Massa nel pomeriggio del 26 giugno. Le modalità del funerale e anche la data o l’ora del medesimo sono confuse: se il cadavere di Norma e quello di Giovanni Moschini vennero prelevati da Coste Botrelli nella tarda mattina del giorno 24 giugno, dove furono portati? La trattoria familiare, sopra la quale abitava Norma era ancora devastata dallo scoppio della bomba a mano lanciata dai nazifascisti la sera del 23, tuttavia non si può escludere che l’abbiano portata lì per deporla nella bara e poi nel tardo pomeriggio fare il funerale, non sappiamo se transitando dalla Cattedrale, oppure direttamente alla Cappella funeraria del Cimitero, dalla quale, con ogni probabilità, fu trasferita nella Camera Mortuaria a disposizione delle Autorità, prima della definitiva inumazione, dato che la sepoltura avvenne nella nuda terra non essendo stata eretta la tomba monumentale come oggi la vediamo.

A pg. 68 si riporta un breve ricordo di Uliana Marliani, una delle due donne della scarsa presenza femminile nei Gruppi di difesa della donna e della Resistenza della provincia di Grosseto (l’altra è Emma Mattioli, comunista di Roccastrada), a cui fa seguito un’ampia nota su Norma Parenti: <…di una massetana è anche il nome più celebrato della Resistenza in provincia di Grosseto, Norma Pratelli Parenti, seviziata e uccisa dai nazifascisti in circostanze non ancora del tutto chiarite il 22 giugno 1944>.

Come sappiamo e abbiamo detto, Norma fu uccisa nella notte tra il 23 ed il 24 giugno, con molta probabilità prima della mezzanotte (a tale proposito ricordo che forse andrebbe corretta la data che compare sulla sua pietra tombale), come attesta il Certificato di morte registrato all’Anagrafe del Comune di Massa Marittima il 25 giugno alle ore 9,15 dal quale Norma risulta deceduta il 23 giugno alle ore 22,30.

La nota dice giustamente che manca ancora uno studio accurato sulla vicenda di questa donna…forse per la brutalità della sua uccisione, che avrebbe potuto provocare reazioni sociali in città dato il coinvolgimento di fascisti repubblicani massetani, anche se la maggior parte dei loro capi, come sappiamo, lasciò Massa per il Nord il giorno 9 giugno 1944. D’altra parte si afferma che non appartenendo Norma ad alcun gruppo politico-partitico ben definito, venivano meno le sollecitazioni alle componenti del CLN e dei partiti e movimenti antifascisti a voler fare propria la sua memoria. Massa viveva un clima infuocato e la “memoria divisa” non riguardava solo fascisti e antifascisti, ma anche quella tra antifascisti ed ex partigiani di tradizione repubblicana da una parte, e comunisti e azionisti dall’altra. Prevalse dunque la retorica nel tracciare l’immagine di Norma secondo lo stereotipo di: vittima sacrificale, mossa da pietà, giovane sposa e madre. Questi attributi si condensano in una misteriosa poesia scritta e datata giugno 1944, anonima e introvabile, (le cui parole coincidono con quelle della motivazione della medaglia d’Oro, riportate da tutti i testi che conosciamo). Dunque il presunto autore della poesia sarebbe colui o colei che ha scritto il testo della motivazione?

Anche la sfida al divieto di sepoltura del cadavere del partigiano Guido Radi, giovane di Belforte (SI), che aggiungerà il suo nome di battaglia “Boscaglia”, a quello della XXIII Brigata Garibaldi,  ricorderebbe più la legge del cuore, il mito di Antigone, che non un’adesione consapevole di Norma alla Resistenza, cosa che si è dimostrata non veritiera, come attesta la relazione del CLN di Massa. A tratteggiare in modo più ampio il carattere di Norma scrive Marcella Vignali negli atti di un convegno svoltosi nel 1975 a Lucca sul tema Clero e Resistenza in Toscana, a proposito della provincia di Grosseto, parlando  di una relazione del Vescovo Giovanni Piccioni al teatro Mazzini di Massa Marittima, senza indicarne la data, testo peraltro introvabile e non censito all’Archivio Storico Vescovile, dove più volte mi sono recato per esaminare documenti di quel periodo. Forse qualche documento si troverà nell’Archivio segreto della Curia di Massa Marittima (nel 1999 non accessibile) e, dopo, non ho più tentato, ma ne dubito poiché nella Relazione della Diocesi di Massa Marittima e Piombino, pubblicata nel 1995 a cura della Commissione Episcopale Toscana (da pagina 357 a 374) non si fa il benché minimo accenno a Norma Parenti. D’altra parte, come sappiamo, nonostante la presenza di numerosi preti e religiosi antifascisti nelle file della Resistenza armata, tra i quali alcune figure di spicco della Diocesi di Massa, la Chiesa ha sempre avuto una evidente ritrosia nel rivendicare tale ruolo attivo nella resistenza, ritenuta, a torto, un terreno molto pericoloso per la predominanza dei comunisti, lasciando per decenni Norma nel limbo, e, di fatto, consegnando la sua memoria ai comunisti e ai movimenti laici. Questo atteggiamento si può far risalire alla adunanza dei vescovi toscani riuniti a Firenze il 20 aprile 1944, nella quale vennero impartite disposizioni che vietavano al clero ogni forma di adesione tanto alla RSI – il risorto fascismo dopo il 25 Luglio e l’8 settembre 1943 – quanto al movimento clandestino di resistenza, il CLN, di cui i partigiani già costituivano le formazioni di lotta armata. 

Si giunge così al momento fatidico dell’uccisione di Norma: “…una sera, che Norma era ritornata da una ennesima spedizione alle soglie della macchia per convogliare un gruppo di mongoli verso i partigiani…(il “mito” del traditore mongolo è ricorrente e liberatorio per tutti e dispiace che anche recentemente la rivista nazionale dell’ANPI, PATRIA, la riporti per l’ennesima volta!), chiamata da un gruppo di nazifascisti…devastata la piccola trattoria con una bomba…presa lei e la mamma Rosa ? (la mamma si chiamava Roma Camerini !)…cannonate…Norma riuscì a fuggire e a rifugiarsi in un podere vicino di un tale Meschini ? (Giovanni Moschini !), ma qui fu rintracciata e orribilmente uccisa insieme al contadino che le aveva dato rifugio…”.  Si aggiunge, forse un po’ troppo frettolosamente, che l’ultimo recentissimo lavoro (in realtà il mio) non aggiunge nulla a questo profilo…ma, a rileggerlo, mi pare proprio il contrario!

A pagina 70 le tre pagine ove si parla più ampiamente di Norma si concludono con una rielaborazione di Gabriella Cerchiai, piuttosto interessante, affermando che forse è possibile – e utile – fare una storia della memoria di Norma Parenti, più che una biografia dando infine ragione del lungo oblio dei massetani, e confrontarla con la retorica di quell’opuscolo dell’UDI del 1944, che ne “santifica” acriticamente il martirio.

A pagina 84 si esamina il radicamento dei Gruppi di difesa della donna locali nel primo dopoguerra e di Silvana Zannerini nell’UDI di Massa Marittima. Una di loro, Uliana Marliani, sarà consigliere e poi nel 1950 assessore al Comune di Massa Marittima. Tuttavia le donne massetane faranno come gli uomini e si contrapporranno tra loro, secondo rigidi schemi partitici. E il dato dell’oblio che ha avvolto la vita e la storia di Norma Parenti è almeno in parte riconducibile a queste caratteristiche.

 Ci spostiamo a pg.90 nota 75, e qui, per fortuna, “tra le poche pubblicazioni contenenti informazioni di qualche interesse…le autrici inseriscono il mio lavoro <La piccola banda di Ariano> unitamente alle sole altre due opere citate! Le ringrazio!

A pagina 123, nella nota 115, si sbaglia il nome e invece di Norma Parenti, citata nell’indice, si scrive Norma Marchetti!

A pagina 210 Norma viene citata in un intervento tenuto nell’agosto 1944 a Grosseto da Wanda Parracciani che vale la pena riportare, senza indulgere oltre nell’analisi di assimilazione della “compagna” Norma Parenti al suo partito: <…numerose sono le donne che nella provincia di Grosseto hanno impugnato le armi accanto ai loro fratelli e ai loro fidanzati nelle gloriose brigate d’assalto garibaldine….specie le contadine che hanno sempre aiutato i partigiani alla macchia…e queste lottatrici hanno avuto anche le loro martiri, le loro eroine. Fra queste la compagna Norma Pratelli di Massa Marittima, giovane madre, trucidata dalla barbarie nazi-fascista e proposta per la medaglia d’oro alla memoria>.

Questa lunga disamina ci conferma la nebbia, la superficialità, l’imprecisione testuale, che ancora, in anni a noi vicini, avvolgono la vicenda “reale” di Norma Parenti e della sua famiglia. Dalla intervista a suo cugino, Sergio Parenti, alcuni elementi sono affiorati. Troviamo inoltre lo zio, Aston Parenti, membro del CLN, ma praticamente niente sappiamo di suo marito, Mario Pratelli, che tanta influenza ebbe sulla giovane donna. Compare in due o tre episodi, come antifascista e comunista, poi alla macchia perché braccato dalla “milizia” repubblicana, ma nessuno parla di lui come presente ai funerali della moglie, né si trova attivo nella ricerca dei responsabili dell’uccisione. Compare in uno o due documenti come facente parte del comitato per l’epurazione, forse con la carica di Commissario? Non è chiaro. Di fatto sparirà rapidamente dalla scena di Massa Marittima, per dove? Perché? Come ho detto, il commento di Gabriella Cerchiai definisce la sua vicenda post bellica come “singolare”, un aggettivo che incuriosisce e sarebbe importante conoscere qualcosa di più.

Ed ora, per concludere, vi leggerò, la Relazione peritale circa la morte di Norma Parenti. Si tratta di un documento che ho cercato per dieci anni senza mai poterlo ottenere o esaminare. Ma, come qualche volta accade, è stato il documento a cercare me! Esso getta un fascio di luce sulla morte di Norma e, come sempre, la verità prende le distanze tra le differenti versioni finora note, precisandone minuziosamente i confini.

 LETTURA INTEGRALE DELLA PERIZIA DI MORTE DI NORMA PARENTI

 Finale da improvvisare:

Se Irene c’è e canta, dire due parole sull’Arte (Dino, la pittura, la musica, la poesia), che, probabilmente, più della storia, inciderà sulle coscienze e tramanderà il ricordo di Norma, come è avvenuto per i martiri e gli eroi del nostro Risorgimento che hanno contrassegnato le celebrazioni del 150° anniversario.

Ringraziare gli organizzatori del Centro di Studi Storici Agapito Gabrielli del quale sono un modestissimo affiliato, e tutti i partecipanti a questa iniziativa, scusandomi di lacune e qualche piccolo errore fatto in buonafede e se ci fossero delle domande sintetiche avremo ancora qualche minuto a disposizione per altrettante risposte sintetiche, oppure potrò mostravi qualche documento, ma per chi volesse qualcosa di più invito a scrivermi al mio indirizzo di posta elettronica: karl38cg@libero.it, risponderò sempre.


Nessun commento:

Posta un commento