mercoledì 7 ottobre 2015


Il "vecchio sismografo".


Scorcio della fabbrica vista dal "vecchio sismografo".



Casa in Via Elisabella.


Mensa Aziendale (a sin) e "dormitorio".


Scorcio della parte vecchia della chimica, con a sin. in alto, il fabbricato progettato dall'architetto Giovanni Michelucci.


Panoramica

LARDERELLO.


E’ uno dei luoghi che più amo. Non soltanto il villaggio-fabbrica, ma tutto il sistema produttivo che risale agli inizi dell’800. Le immagini di ciò che non esiste più, le storie degli umili-grandi protagonisti, le relazioni scientifiche, i filmati, l’odore…Ormai da quasi 25 anni ho lasciato il mio posto di lavoro al secondo piano del Palazzo degli Uffici, e salvo una o due volte non ci sono più ritornato. Voglio mantenere il ricordo di com’era, fino a che la memoria mi sosterrà. Ho troppa paura della delusione che potrei provare, dove tutto è cambiato. Adesso, da qualche anno, vado alla “Piscina” riscaldata e coperta di Larderello, accompagnando i miei nipoti, un maschio di 11 anni e una femmina di 7 anni. Nel tempo dell’attesa, quando ne ho voglia, passeggio sul bordo esterno della Fabbrica, magari arrivo al vecchio sismografo, alla Chiesa del Michelucci e al Bar o alla COOP, o in farmacia, oppure faccio “il giro del ponte” cioè da dietro il Torrino e la strada della Possera, risalendo al Villino e percorrendo il ponte monumentale costruito da Francesco de Larderel. Mi piace soffermarmi sul ponte, ad osservare le pietre delle spallette, e le varietà di fossili che vi sono imprigionati…Alcune sere fa, ho scattato queste fotografie, sono le case del nucleo originario del primo Ottocento – ristrutturate più volte – che mantengono però la planimetria e qualche particolare, come il nome: via Elisabella, via Ottavia, via Elisa, oltre alle vedute che si aprono su alcuni scorci della Fabbrica: le ex officine elettromeccaniche e fonderia, falegnameria, motoristi, e poi la Piazza Leopolda con la chiesa e la torre, e l’imponente struttura dei fabbricati della chimica…ma di tutto questo ne ho scritto in un libro pubblicato nel 1998 e ormai introvabile, credo il mio “capolavoro”: FABBRICA AMICA.  

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