lunedì 12 gennaio 2015



La sonda, i sondisti.

Ho trovato una vecchia fotografia tra le mie scartoffie,  una sonda di perforazione, e la didascalia dice: “manovre per levare i ferri al Soffionissimo n. 4, Larderello 7.3.1936”. Era l’epoca dei “soffionissimi” che ottennero anche la copertina di Beltrame sulla Domenica del Corriere. All’esplosione del primo soffionissimo di Larderello si udiva il rombo anche a 30 chilometri di distanza e nelle abitazioni degli operai e impiegati si misero i materassi davanti a porte e finestre tant’era il rumore, fino a che il pozzo non fu imbrigliato! Naturalmente a quel tempo le perforazioni avvenivano all’interno degli stabilimenti, vicino agli antichi borghi medievali, Montecerboli, Castelnuovo, Monterotondo, Serrazzano, Sasso Pisano…dato che in quei luoghi furono costruite le  Centrali Geotermoelettriche e gli impianti per la produzione dell’acido borico. Una ricchezza, non solo per la “Regione Boracifera”, ma per la Toscana e l’Italia! Da molto tempo non si vedono più torri di perforazione nelle vicinanze dei nostri paesi, oggi si costruiscono grandi piazzole, per eseguire dalle stesse più pozzi, verticale e deviati, vicino ai nuovi impianti di produzione, e quelli antichi, Centrale 3, Centrale 2, Centrale di Castelnuovo ed altre son diventate monumenti, ben più grandi sculture di quelle di Henry Moore! Cambiano i tempi e le sensibilità “ecologiche”, crescono i malumori e le opposizioni addirittura all’impiego dell’energia geotermica come fonte rinnovabile, si paventano disastri ambientali, terremoti, radioattività, inquinamento delle acque, rumore, gas incondensabili nell’aria e chi sa quali disastri sotterranei per la reiniezione nel sottosuolo delle acque reflue della condensazione del vapore…per non parlare dell’inquinamento visivo delle strutture geotermiche, centrali, vapordotti, acquedotti, strade…dato anche che le moderne tecnologie hanno falcidiato gli organici operai e impiegatizi, un tempo provenienti dal territorio locale e quindi, naturale risarcimento alla massiccia presenza industriale.  Naturalmente c’è un po’ di verità in questi timori, anche se le misure adottate hanno attenuato tutti i tipi di impatto ambientale, come si dice. D’altra parte, pensiamo ai nostri territori in termini di “fine della mezzadria e fuga dalla terra”, emigrazione, abbandono dei vecchi borghi medievali, delle vecchie “fattorie” e “castelli”, delle pievi millenarie e sparse nelle campagne: l’ambiente eufemisticamente dichiarato “intatto”, senza la presenza dell’uomo, si rimodella da solo anche se i cambiamenti avverranno in tempi “geologici”, ma sono in corso, come le frane e l’inselvatichimento dei boschi. E’ ovvio che l’abbandono genera degrado. I migranti sono transitori, sono stati una boccata di ossigeno sociale, ma non ci illudiamo. Anche loro, non appena superata la prima fase di adattamento, cesseranno di tagliare i boschi e di fare i lavori non professionali, precari e di fatica, e cosa potrebbero trovare i loro figli, da noi, se anche la nostra risorsa principale venisse osteggiata e ridotta, se cessassero gli incentivi alla geotermia come energia rinnovabile per Regioni ed Enti locali territoriali? Dall’inizio degli anni ’70 le nostre popolazioni si sono mobilitate ed hanno lottato per chiedere sviluppo produttivo industriale ottenendo grandi successi, fino a portare a livello nazionale la questione della differenziazione delle fonti primarie di energia, per diminuire la dipendenza estera  e, soprattutto, dal petrolio. Uno dei nostri slogan era “Geotermia, fonte di vita!” altro che causa di declino e degrado. Certo sono cambiate e cambiano incessantemente le situazioni, l’innovazione tecnologica ha più che dimezzato il personale occupato; dentro le centrali geotermiche non ci sono più lavorati “turnisti”, anzi, non c’è più nessuno! Tra un po’ di tempo le squadre di manutenzione si sposteranno rapidamente a mezzo elicotteri e altre decine di impiegati saranno cancellati dalle macchine elettroniche. Perciò è più che mai urgente fare un salto di qualità anche nei settori della ricerca e dell’approvvigionamento della risorse, e cioè del settore delle “perforazioni” del sottosuolo, a partire dalla ricerca di nuovi campi geotermici. E la sonda non sta mai ferma, in essa si alternano squadre di lavoratori e tecnici, giorno e notte, giorni feriali e feste comandate…e sono questi lavoratori un vero e proprio “simbolo” della nostra esperienza e genialità. Basti pensare che uno dei contributi principali a tirar fuori le decine di minatori cileni intrappolati nella profondità della terra è stato proprio un tecnico dell’Enel di Larderello, che ha messo ha disposizione il suo sapere acquisito sul campo! Abbiamo diffuso cultura geotermica in tutto il mondo, non lo dimentichiamo mai! E Larderello è il luogo simbolo di questa cultura, una vera Capitale Morale Mondiale della geotermia. Dal 1991, dopo 40 anni di vita in fabbrica, a Larderello, sono in pensione. In quei quaranta anni ho cambiato reparti, uffici, incarichi, ma il mio amore è rimasto legato al “grandioso reparto” delle perforazioni, a quegli uomini veri che ho conosciuto nella giovinezza, i “sondisti”. Per loro scrissi  questa poesia, nel 2003:


Sulla dolce collina
dove ragazzo battevo la coccola,
oltre le arcate del ponte
e rade vigne depredate dai frosoni,
al Montalbano cinto da pietre
segnate dal fuoco di antichi nemici,
un derrik di luce
schiara le radure notturne
e le paure ancestrali
di uomini lupo, terribili fiere.

Al tepore del capanno
quasi Dei mi stringono
amici, nel flusso dei ricordi,  della sorte,
delle lotte, degli amori, e, ahimè,
della tragica e violenta morte.

Dove sono gli azzurri eroi?
e il cucciolo bastardo, della sonda
allegra sentinella? Lalle, Paolo, Zola,
Maso, Libertario, Armido,
Fabbrino, Oris, Pasquino…
il Moro, il Ciuco, e Bachino?

Il lavoro come un poema
di aste e scalpelli, preventer,
bentonite, vibrovaglio e terra, termometri,
chiavi rotary, argano, cunei e maglio;
il castello altissimo
scalare come una montagna,
quasi un gioco, e mai taceva
del rock bit il rombo possente,
che macinava la roccia d’ere lontane,
cretaceo, lias, retico, permiano,
argille, calcari, anidrite, quarzite…

Il drillometro regolava la vita,
laggiù, nel profondo,
al confine del tempo primordiale,
mentre vivide stelle vegliavano fredde
sui destini dei popoli e l’ordito del mondo,
sempre in bilico tra la pace e la guerra,
il bene e il male.
Magica notte! magica luce boreale al
Palazzaccio! E ingenuo cuor che palpiti
di nostalgia per un’amante tradita

nel fuggir rapido del tempo e della vita!

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