mercoledì 18 novembre 2015





Geotermia, tecnologia, futuro sostenibile.

Ecco un pozzo geotermico, nel Comune di Castelnuovo di Val di Cecina,  della cui ubicazione mi sento un po’ responsabile, sia perché in quegli anni (1987-1993) ero sindaco, sia perché facevo parte della commissione preposta alla ubicazione sul terreno, dopo gli studi  geominerari,  del pozzo vero e proprio: il pozzo, Bruciano 1. L’iter autorizzativo e la valutazione d’impatto ambientale non furono rapidissimi, dato che il pozzo veniva a trovarsi in un’area particolarmente pregiata sul confine di tre province e di quattro comuni (Pisa-Siena-Grosseto e Castelnuovo di Val di Cecina-Radicondoli-Monterotondo Marittimo e Montieri). Ma alla fine tutto risultò in regola, anzi, con gli accorgimenti di poter eseguire più pozzi, oltre a quello verticale, direzionali, in modo da occupare la più ridotta porzione possibile di terreno. Il primo pozzo verticale, il Bruciano 1, fu perforato nel 1988 e raggiunse la profondità di 3344 metri. Risultò produttivo, ma fu chiuso in attesa della costruzione di una nuova centrale geotermoelettrica  ubicata in località Lungaiano di Cornia, e dopo la sua entrata in servizio vi fu allacciato mediante un vapordotto mimetico, senza lamina di rivestimento lucente, ma verde opaco. Da questo primo pozzo verticale ne furono perforati altri, sempre partendo dalla stessa piazzola, ma direzionali, con notevoli spostamenti al fondo. La profondità maggiore raggiunta fu di quasi 4000 metri. Recentemente è stato operato un ripristino del pozzo, con una trivella di modernissima concezione, dotata dei più innovativi e sofisticati automatismi, e adesso sono in corso le misure fisiche e chimiche del vapore geotermico. Stamattina questo era lo spettacolo del bianco vapore nell’ambiente naturale ancora “intatto”. Grazie geotermia, per dare alla Toscana il 25% dell’energia elettrica di cui ha bisogno, alleggerendo la dipendenza italiana dal petrolio e dalle altre fonti d’importazione. Siamo qui da oltre 200 anni, tra “soffioni”, centrali geotermiche,  CO2, H2S, e  vapordotti ed anche crimini (vedi l’uso di amianto per le coibentazioni di vapordotti ed altri macchinari), ma tuttavia in buona salute, non minore, statisticamente a quella che si riscontra nelle aree più “immuni” da tutto, cioè, quasi disabitate!

E l’unica cosa della quale ci si lamenta è “il progresso tecnologico” che ha introdotto i telecomandi, l’automazione, la robotica, le telecomunicazioni…in attesa degli eliporti per le squadre addette alla manutenzione delle oltre 30 centrali e decine di altri impianti sul vasto territorio. Certo, dai 2000 dipendenti + 1000 delle Ditte Appaltatrici dell’anno 1963, siamo ridotti a circa 1000, complessivamente e la fuga dei giovani ci penalizza. Anche il decentramento decisionale non ha portato utili, semmai ha impoverito quel patrimonio di cultura e di esperienze maturato a Larderello dal 1818 al 1963. Ma è acqua passata, in attesa di un “nuovo rinascimento”, difficile, ma possibile. 

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