venerdì 8 dicembre 2017
Un
sondaggio davvero importante,
messo
nella zona delle Porrine,
aveva
sollevato le speranze
che
si fosse all’inizio e non alla fine.
La
geotermia a Larderello non è morta,
tutti
i nemici metteremo al passo,
con
un foro profondo sarà risorta
e
questo foro lo faremo al Sasso.
Scorre
la Possera sotto il ponte,
fumano
ancora i soffioni:
-allegri
ragazzi! la paga
ci
assicurano i nuovi padroni!-
Uno
sforzo supremo, europeo,
vede
impegnata l’alta dirigenza,
con
uno spirito nuovo, euclideo,
che
intreccia praticume e scienza.
L’otto
di marzo questa grande impresa
inizia
trepidante il suo cammino:
di
circa due miliardi sarà la spesa
se
ci assistono la tecnica e il destino.
Scorre
la Possera sotto il ponte,
fumano
ancora i soffioni:
-
allegri, ragazzi! La paga
ci
assicurano i nuovi padroni! -
La Cgil aveva denunciato
i
ritardi, i doppioni e la confusione
di
un reparto burocratizzato
dove
manca l’organizzazione.
Cambiar,
cambiar, sempre cambiare,
purché
tutto alla fine resti uguale,
cambiare
tutto per non cambiar niente
ripete
il novello dirigente.
Scorre
la Possera sotto il ponte,
fumano
ancora i soffioni:
-
allegri, ragazzi! La paga
ci
assicurano i nuovi padroni! -
A
Latera viene giù l’impianto,
a
Bagnore invece è tutto un pianto,
avanzamenti
più non se ne fanno:
ogni
nuovo sondaggio è un nuovo danno.
Anche
al Sasso le cose vanno male
tanti
dottori sono al capezzale:
questo
pozzo così reclamizzato
per
troppo tempo è stato trascurato.
Da
cinque mesi ormai non si fa un metro,
né
per parte, né avanti, né indietro,
non
si apre più la strada lo scalpello
nel
pozzo fatto a forma di succhiello.
Un
miliardo in più se n’è già andato,
-
addio Sasso mio
tanto amato!
E
alla fine i partners europei
non
saranno davver così babbei.
Scorre
la Possera sotto il ponte,
fumano
ancora i soffioni:
-
allegri, ragazzi! La paga
ci
assicurano i nuovi padroni! –
Chi
pagherà le spese
di
questa razza mediocre e padrona
legata
al potere borghese,
al
denaro, all’intrallazzo, alla poltrona?
Come
sempre pagheranno gli operai,
gli
utenti, gli oscuri cittadini:
pagherà
“pantalone”
le
spese del mancato soffione!
Ma
ora l’acqua non scorre più in giù,
anche
i soffioni non soffiano più:
la
paga insicura è in prospettiva
in
una attività non produttiva.
Davvero
ora occorre cambiare,
la
classe operaia può e deve governare,
uniamoci
tutti e diamo uno scossone
a
questo traballante carrozzone!
PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI.
CAP. 58.
Primavera 1979[1]
Ancora
nebbie nelle valli
e
freddi venti che spogliano
anzitempo
l’albicocco fiorito
in
questa primavera che tarda,
ancora
vesti pesanti
e
sguardi di fanciulle malinconici
ai
vetri appannati
di pioggia.
Sono
giorni di timide speranze
sofferte
lungamente nel buio
questi
che viviamo trepidando
con
l’ansia antica
che
accende il futuro
di
fantastiche armonie,
è
la vita nuova
che
ci stringe in una morsa
dolce
e possente
di
legami, parole, ricordi,
che
credevamo irreali,
a
scuotere il torpore
dalle
membra impigrite.
E’
questa nostra lotta
meravigliosa
questi
compagni
mai
così tanto amati
che
ci svelano l’essenza
della
stagione dai grandi cieli azzurri
che
con ansia spiamo
sulle
tenere foglie
dei platani.
[1] Il 3
e 4 giugno 1979 si svolgeranno le elezioni politiche anticipate, seguite, il 10
giugno, da quelle per il primo Parlamento europeo. Infine il 17 e 18 si
terranno le elezioni amministrative in Sardegna. Avvenimenti di eccezionale
rilevanza ai quali i militanti di “sinistra” guardano con ansia e speranza.
mercoledì 6 dicembre 2017
PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI.
CAP. 56.
Lettera al “giornalino”: l’Assemblea è sovrana?
“Ti scrivo queste due righe sperando di ottenere una
risposta esauriente alla domanda: l’Assemblea è sovrana? Il motivo che mi ha
indotto a rivolgerti questa domanda è il modo in cui è stata condotta
l’assemblea dei lavoratori Enel di Larderello, in data 16 marzo 1979, per
l’approvazione della bozza di proposte per il rinnovo del contratto collettivo
di lavoro.
Non entro nella validità o meno della
bozza, ma mi è sembrato e credo di non essere stato l’unico, che coloro che
conducevano l’assemblea siano venuti per ottenere velocemente (ed abbiano
insistito a tale scopo con le solite tattiche dei rigiri di parole), un parere
positivo globale sulla bozza mentre, invece, l’assemblea chiedeva la
discussione e la votazione punto per punto.
Se il comportamento tenuto in questa
occasione non è episodico non si meraviglino, poi, gli esponenti sindacali se i
lavoratori li individuano come controparte qualcuno che tenta ad ogni costo di
importi qualcosa. Ho fiducia che gli esponenti sindacali cerchino di portare
avanti gli interessi dei lavoratori, però non considero nessuno infallibile e
ritengo opportuno pertanto che, quando i dirigenti del sindacato partecipano ad
una assemblea di lavoratori, siano a “disposizione” e “obbligati” a prendere
atto di ciò che chiede l’assemblea.
Queste considerazioni non vogliono
essere una critica fine a se stessa, ma devono servire ad iniziare all’interno
del sindacato una discussione per il suo rafforzamento ed evitare che possa
nascere, dopo aquila, timone ecc., anche “turbina selvaggia”. Cordialmente ti
saluto, Lorenzo Vangelisti.”
“Caro compagno, mi pare che, dopo la seconda assemblea
di tre ore tenuta il 22/3/79, una parte delle tue argomentazioni trovi
un’adeguata risposta e chiarimento e sia emerso un corretto comportamento
sindacale e una sostanziale democrazia. Sulla sovranità dell’assemblea però il
discorso si complica.
Non sempre assemblearismo vuol dire
democrazia e viceversa. Le originali esperienze italiane sulla funzione e il
ruolo dei gruppi dirigenti, i partiti e i movimenti sindacali, pur variando a
seconda della matrice ideologica, si integrano con la partecipazione delle
larghe masse di cittadini e di lavoratori, nelle forme dirette. Spesso, data la
complessità dei problemi, le assemblee, specialmente quelle di base, sono messe
nella impossibilità di proporre linee politiche o sindacali, che trovino cioè
riscontro di carattere più generale. Comunque la loro funzione è sempre di
grande importanza, specialmente se riescono a liberarsi dall’egemonia e dalla
strumentalizzazione di qualche singolo “capopopolo”, assumendo un ruolo
collettivo di proposta e di controllo.
Noi della Cgil diamo un giudizio
positivo sulle due assemblee di Larderello per l’alta partecipazione dei
lavoratori e la passionalità degli interventi che solo raramente hanno assunto
toni di contrapposizione qualunquistica e antisindacale. Specialmente dai
lavoratori delle officine è venuto un contributo meditato che dovrà essere
tenuto di conto. Tuttavia ci sono stati alcuni limiti che è bene evidenziare:
nelle scelte ci si è lasciati influenzare da chi ha “parlato” meglio (anche se
ha portato dati non corretti), si sono eletti due delegati facenti parte dei
tecnici ed intellettuali e non legati a quelle categorie operaie che tutti si
dice di voler valorizzare. Lo sforzo del sindacato per la difesa dei
lavoratori, per la ricerca di forme nuove di partecipazione, per la
trasformazione di questa nostra società (compresa l’eliminazione dei tanti
“lacci e lacciuoli” che il sistema ha pazientemente annodato intorno a noi) è
grande, ma ancora non si è pienamente dispiegato.
Pesano ritardi e contrasti, divisioni
palesi e nascoste, pesa il comportamento corporativo di gruppi e strati sociali
alla difesa di interessi ristretti, pesa il ruolo dell’informazione di massa
che tende a presentarci o come taumaturghi o come colpevoli dei mali sociali,
pesa sul sindacato la latitanza di tante altre componenti della società. Noi
giochiamo a carte scoperte e su noi si scaricano le maggiori tensioni del
sistema. E’ dunque il momento di stringere le fila, di rafforzare il sindacato,
di portare all’interno le voci nuove e appassionate dei compagni e dei
lavoratori. Pur nella sua importanza l’assemblea è solo un momento parziale
della partecipazione. La sovranità non vuol dire né organizzazione né
continuità. Senza non c’è speranza per i movimenti che hanno al centro della
loro azione la liberazione dell’uomo e la costruzione di una società nuova”.
lunedì 4 dicembre 2017
TRACCE.
Le cose del
passato vengon sole;
il soffio
delle cose senza nome,
senza vita,
senza ombra.
Sorgono
dagli sterpi
del tempo,
dal velluto
delle cose
marcite,
escono da
una scorza
nuda e
incavata: e volano
le
libellule, intorno.
Le dolcezze
d’un tempo,
d’una vita
lontana,
le riconosco.
Non tutte.
Tante le ho
scordate.
E’ scomparsa
la donna agile e viva
con le
mutandine rosso sangue,
e una stellina
ammiccante,
e m’è
rimasta questa nostalgia
come tutte
le cose
che non
hanno un nome.
(T.Arghezi)
sabato 2 dicembre 2017
ACCADEMIA DEI SEPOLTI (Volterra).
Ieri
sera a Volterra. Il giorno non prometteva bene, per una bella grandinata! Poi il cielo s'è rischiarato e da Volterra si potevano ammirare le colonne del vapore endogeno di Larderello, Castelnuovo e Sesta (Radicondoli). L'Accademia dei Sepolti, antica e prestigiosa Istituzione del XVI secolo, della quale faccio parte, ha presentato la RASSEGNA VOLTERRANA. Rivista d'arte e di cultura, anno XCII/2016, nella quale compare anche un mio saggio sulla poetessa Dina Ferri (Radicondoli,1908-Siena,1930). La breve presentazione è stata molto applaudita. Grazie a Ircani Paola, Umberto Bavoni, Cecilia Guelfi, Alessandro Furiesi, Damiano Dainelli ed ai molti Accademici presenti, amici, che mi accolgono sempre con caloroso affetto.venerdì 1 dicembre 2017
Mio padre
Mio padre suona
la sua fisarmonica
triste e allegra
nella sera.
Mio padre
s’accompagna
col battito dei piedi
mentre le mani forti
scorron sulla tastiera.
Mio padre
è un eterno fanciullo:
la vita non fu buona
con lui,
ma il sorriso non
l’abbandona.
Amo mio padre,
proprio lui, così
com’è.
(1954-1956)
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