venerdì 8 dicembre 2017

Mina - Bésame mucho (1967)

Tania Libertad (CESARIA EVORA ) - Historia De Un Amor






PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI.
CAP. 57.

Ballata del “Sasso 22”

Un sondaggio davvero importante,
messo nella zona delle Porrine,
aveva sollevato le speranze
che si fosse all’inizio e non alla fine.

La geotermia a Larderello non è morta,
tutti i nemici metteremo al passo,
con un foro profondo sarà risorta
e questo foro lo faremo al Sasso.

Scorre la Possera sotto il ponte,
fumano ancora i soffioni:
-allegri ragazzi! la paga
ci assicurano i nuovi padroni!-

Uno sforzo supremo, europeo,
vede impegnata l’alta dirigenza,
con uno spirito nuovo, euclideo,
che intreccia praticume e scienza.

L’otto di marzo questa grande impresa
inizia trepidante il suo cammino:
di circa due miliardi sarà la spesa
se ci assistono la tecnica e il destino.

Scorre la Possera sotto il ponte,
fumano ancora i soffioni:
- allegri, ragazzi! La paga
ci assicurano i nuovi padroni! -

 La Cgil aveva denunciato
i ritardi, i doppioni e la confusione
di un reparto burocratizzato
dove manca l’organizzazione.

Cambiar, cambiar, sempre cambiare,
purché tutto alla fine resti uguale,
cambiare tutto per non cambiar niente
ripete il novello dirigente.

Scorre la Possera sotto il ponte,
fumano ancora i soffioni:
- allegri, ragazzi! La paga
ci assicurano i nuovi padroni! -
                          
A Latera viene giù l’impianto,
a Bagnore invece è tutto un pianto,
avanzamenti più non se ne fanno:
ogni nuovo sondaggio è un nuovo danno.

Anche al Sasso le cose vanno male
tanti dottori sono al capezzale:
questo pozzo così reclamizzato
per troppo tempo è stato trascurato.

Da cinque mesi ormai non si fa un metro,
né per parte, né avanti, né indietro,
non si apre più la strada lo scalpello
nel pozzo fatto a forma di succhiello.

Un miliardo in più se n’è già andato,
-         addio Sasso mio tanto amato!
E alla fine i partners europei
non saranno davver così babbei.

Scorre la Possera sotto il ponte,
fumano ancora i soffioni:
- allegri, ragazzi! La paga
ci assicurano i nuovi padroni! –

Chi pagherà le spese
di questa razza mediocre e padrona
legata al potere borghese,
al denaro, all’intrallazzo, alla poltrona?


Come sempre pagheranno gli operai,
gli utenti, gli oscuri cittadini:
pagherà “pantalone”
le spese del mancato soffione!

Ma ora l’acqua non scorre più in giù,
anche i soffioni non soffiano più:
la paga insicura è in prospettiva
in una attività non produttiva.

Davvero ora occorre cambiare,
la classe operaia può e deve governare,
uniamoci tutti e diamo uno scossone
a questo traballante carrozzone!



PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI.
CAP. 58.

Primavera 1979[1]

Ancora nebbie nelle valli
e freddi venti che spogliano
anzitempo l’albicocco fiorito
in questa primavera che tarda,
ancora vesti pesanti
e sguardi di fanciulle malinconici
ai vetri appannati
                              di pioggia.
Sono giorni di timide speranze
sofferte lungamente nel buio
questi che viviamo trepidando
con l’ansia antica
che accende il futuro
di fantastiche armonie,
è la vita nuova
che ci stringe in una morsa
dolce e possente
di legami, parole, ricordi,
che credevamo irreali,
a scuotere il torpore
dalle membra impigrite.
E’ questa nostra lotta
                                meravigliosa
questi compagni
mai così tanto amati
che ci svelano l’essenza
della stagione dai grandi cieli azzurri
che con ansia spiamo
sulle tenere foglie
                          dei platani.



[1] Il 3 e 4 giugno 1979 si svolgeranno le elezioni politiche anticipate, seguite, il 10 giugno, da quelle per il primo Parlamento europeo. Infine il 17 e 18 si terranno le elezioni amministrative in Sardegna. Avvenimenti di eccezionale rilevanza ai quali i militanti di “sinistra” guardano con ansia e speranza.

mercoledì 6 dicembre 2017

PASSIONI, SPERANZE, ILLUSIONI.
CAP. 56.

Lettera al “giornalino”: l’Assemblea è sovrana?

         “Ti scrivo queste due righe sperando di ottenere una risposta esauriente alla domanda: l’Assemblea è sovrana? Il motivo che mi ha indotto a rivolgerti questa domanda è il modo in cui è stata condotta l’assemblea dei lavoratori Enel di Larderello, in data 16 marzo 1979, per l’approvazione della bozza di proposte per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro.
         Non entro nella validità o meno della bozza, ma mi è sembrato e credo di non essere stato l’unico, che coloro che conducevano l’assemblea siano venuti per ottenere velocemente (ed abbiano insistito a tale scopo con le solite tattiche dei rigiri di parole), un parere positivo globale sulla bozza mentre, invece, l’assemblea chiedeva la discussione e la votazione punto per punto.
         Se il comportamento tenuto in questa occasione non è episodico non si meraviglino, poi, gli esponenti sindacali se i lavoratori li individuano come controparte qualcuno che tenta ad ogni costo di importi qualcosa. Ho fiducia che gli esponenti sindacali cerchino di portare avanti gli interessi dei lavoratori, però non considero nessuno infallibile e ritengo opportuno pertanto che, quando i dirigenti del sindacato partecipano ad una assemblea di lavoratori, siano a “disposizione” e “obbligati” a prendere atto di ciò che chiede l’assemblea.
         Queste considerazioni non vogliono essere una critica fine a se stessa, ma devono servire ad iniziare all’interno del sindacato una discussione per il suo rafforzamento ed evitare che possa nascere, dopo aquila, timone ecc., anche “turbina selvaggia”. Cordialmente ti saluto, Lorenzo Vangelisti.”


“Caro compagno, mi pare che, dopo la seconda assemblea di tre ore tenuta il 22/3/79, una parte delle tue argomentazioni trovi un’adeguata risposta e chiarimento e sia emerso un corretto comportamento sindacale e una sostanziale democrazia. Sulla sovranità dell’assemblea però il discorso si complica.
         Non sempre assemblearismo vuol dire democrazia e viceversa. Le originali esperienze italiane sulla funzione e il ruolo dei gruppi dirigenti, i partiti e i movimenti sindacali, pur variando a seconda della matrice ideologica, si integrano con la partecipazione delle larghe masse di cittadini e di lavoratori, nelle forme dirette. Spesso, data la complessità dei problemi, le assemblee, specialmente quelle di base, sono messe nella impossibilità di proporre linee politiche o sindacali, che trovino cioè riscontro di carattere più generale. Comunque la loro funzione è sempre di grande importanza, specialmente se riescono a liberarsi dall’egemonia e dalla strumentalizzazione di qualche singolo “capopopolo”, assumendo un ruolo collettivo di proposta e di controllo.
         Noi della Cgil diamo un giudizio positivo sulle due assemblee di Larderello per l’alta partecipazione dei lavoratori e la passionalità degli interventi che solo raramente hanno assunto toni di contrapposizione qualunquistica e antisindacale. Specialmente dai lavoratori delle officine è venuto un contributo meditato che dovrà essere tenuto di conto. Tuttavia ci sono stati alcuni limiti che è bene evidenziare: nelle scelte ci si è lasciati influenzare da chi ha “parlato” meglio (anche se ha portato dati non corretti), si sono eletti due delegati facenti parte dei tecnici ed intellettuali e non legati a quelle categorie operaie che tutti si dice di voler valorizzare. Lo sforzo del sindacato per la difesa dei lavoratori, per la ricerca di forme nuove di partecipazione, per la trasformazione di questa nostra società (compresa l’eliminazione dei tanti “lacci e lacciuoli” che il sistema ha pazientemente annodato intorno a noi) è grande, ma ancora non si è pienamente dispiegato.

         Pesano ritardi e contrasti, divisioni palesi e nascoste, pesa il comportamento corporativo di gruppi e strati sociali alla difesa di interessi ristretti, pesa il ruolo dell’informazione di massa che tende a presentarci o come taumaturghi o come colpevoli dei mali sociali, pesa sul sindacato la latitanza di tante altre componenti della società. Noi giochiamo a carte scoperte e su noi si scaricano le maggiori tensioni del sistema. E’ dunque il momento di stringere le fila, di rafforzare il sindacato, di portare all’interno le voci nuove e appassionate dei compagni e dei lavoratori. Pur nella sua importanza l’assemblea è solo un momento parziale della partecipazione. La sovranità non vuol dire né organizzazione né continuità. Senza non c’è speranza per i movimenti che hanno al centro della loro azione la liberazione dell’uomo e la costruzione di una società nuova”.

lunedì 4 dicembre 2017







TRACCE.

Le cose del passato vengon sole;
il soffio delle cose senza nome,
senza vita, senza ombra.
Sorgono dagli sterpi
del tempo, dal velluto
delle cose marcite,
escono da una scorza
nuda e incavata: e volano
le libellule, intorno.
Le dolcezze d’un tempo,
d’una vita lontana,
le riconosco. Non tutte.
Tante le ho scordate.
E’ scomparsa la donna agile e viva
con le mutandine rosso sangue,
e una stellina ammiccante,
e m’è rimasta questa nostalgia
come tutte le cose
che non hanno un nome.

(T.Arghezi)

sabato 2 dicembre 2017








ACCADEMIA DEI SEPOLTI (Volterra).

Ieri 
sera a Volterra. Il giorno non prometteva bene, per una bella grandinata! Poi il cielo s'è rischiarato e da Volterra si potevano ammirare le colonne del vapore endogeno di Larderello, Castelnuovo e Sesta (Radicondoli). L'Accademia dei Sepolti, antica e prestigiosa Istituzione del XVI secolo, della quale faccio parte, ha presentato la RASSEGNA VOLTERRANA. Rivista d'arte e di cultura, anno XCII/2016, nella quale compare anche un mio saggio sulla poetessa Dina Ferri (Radicondoli,1908-Siena,1930). La breve presentazione è stata molto applaudita. Grazie a Ircani Paola, Umberto Bavoni, Cecilia Guelfi, Alessandro Furiesi, Damiano Dainelli  ed ai molti Accademici presenti, amici, che mi accolgono sempre con caloroso affetto.

venerdì 1 dicembre 2017






Mio padre

Mio padre suona
la sua fisarmonica
triste e allegra
nella sera.

Mio padre
s’accompagna
col battito dei piedi
mentre le mani forti
scorron sulla tastiera.

Mio padre
è un eterno fanciullo:
la vita non fu buona
con lui,
ma il sorriso non
l’abbandona.

Amo mio padre,
proprio lui, così
com’è.


(1954-1956)