lunedì 28 marzo 2016


I dodici numeri Santi.

Uno, sopra a Dio non c’è nessuno,
Due, son Padre e Figlio, in cui crediamo,
Tre, è lo Spirito Santo che ci tien per mano,
Quattro, gli Evangelisti che adoriamo,
Cinque, le Vergini delle lampade accese,
Sei, i giorni della Creazione,
Sette, i dolori di Maria,
Otto, le beatitudini dei poveri di spirito,
Nove, i  lebbrosi purificati da Gesù,
Dieci, i Sacri Comandamenti,
Undici, le stelle del sogno,
Dodici, i venerati Apostoli Santi.

Dimenticavo la Luna e il Sole…i pianeti,
le comete, l’Universo e il suo splendore:
ma a tutti Dio è superiore.  


LA PERLA (famose acque minerali e termali).

Foto scattate lunedì dell'Angelo 2016.







BAGNO A MORBO E PERLA (2^ serie di foto).














BAGNO AL MORBO/LA PERLA.

Terme antiche e moderne in abbandono. Foto di oggi Lunedì dell'Angelo 2016.


Come si legge sul  saggio di Umberto Sborgi e Angelo Galanti “Ricerche chimiche e chimico-fisiche sulle acque minerali della Perla (Pisa)”, pubblicato in Annali di Chimica Applicata, vol. 27, fsc. 5, Roma, 1937, “…la zona dei Soffioni Boraciferi della Toscana è ricchissima di Acque minerali-termali; ma in particolar modo ricco ne è il territorio del Comune di Pomarance (Pisa), tanto da far affermare al Tioli: <Pochi comuni non solamente d’Italia, ma d’Europa, possono, come quello di Pomarance, contare un numero sì grande di sorgenti di Acque mediche e di tanto valore terapeutico>. I principali gruppi di tali sorgenti sono quelli di San Michele e La Perla, che, con l’altro pure vicinissimo (a un chilometro circa), per quanto sotto il comune di Castelnuovo, di Bagno al Morbo, costituiscono un insieme di acque, fin dai tempi antichissimi conosciute e tenute in grande considerazione, come attestano le memorie di numerosi scrittori…E’ nostro intendimento riesaminare a fondo le Acque di questa Regione, interessanti di per sé e rappresentanti dei più svariati tipi…appartenenti ad una Regione delle più singolari d’Italia, ed anzi, del mondo, la Regione dei Soffioni Boraciferi. Le acque sono quella del Cacio cotto di Bagno al Morbo, di San Luigi, di San Giuseppe, dei Bagni, La Perla, San Michele. Tali acque furono già analizzate dal prof. Bertoni nel 1903, e dopo tale data tutte le sorgenti hanno subito alcune sistemazioni, specialmente per opera della Società Boracifera, che ne è divenuta proprietaria nel 1935. Seguono una ventina di pagine di analisi accuratissime ed infine le conclusioni: “…ciò che ha importanza fondamentale è la presenza in queste acque della Perla di elementi di tanto significato terapeutico e biologico quali lo stronzio, il bario, il litio, il potassio, il manganese, insieme a quantità di acido borico e di idrogeno solforato. UN CONSIMILE AGGRUPPAMENTO PORTA QUEST’ACQUA IN PRIMO PIANO NEL CAMPO IDROLOGICO, ED IN PRIMISSIMO POI SE SI CONSIDERA CHE, TRA LE MOLTE MIGLIAIA DI ACQUE MINERALI DEL GLOBO, LE STRONZIANIFERE ARRIVANO A POCHE CENTINAIA, ED UN QUARTO SOLO DI QUESTE SONO INSIEME BARITICHE E STRONZIANIFERE: INOLTRE, IN CONTENUTO DI STRONZIO, L’ACQUA DELLA PERLA SORPASSA LE CELEBRI ACQUE DI VICHY, BADEN BADEN, KARLSBAD, ST. MORITZ: E IN RAPPORTO AL RESIDUO FISSO L’ACQUA  DELLA PERLA E’ LA PIU’ RICCA FIN QUI NOTA, ANCHE IN PARAGONE ALL’ACQUA DI SALSOMAGGIORE E A QUELLA DI PIANCASALE…SENZA ENTRARE IN CAMPI CHE ESCONO DALLA NOSTRA COMPETENZA, NON CI SEMBRA DI ARRISCHIATO DIRE CHE TUTTO CIO’ RENDE AMPIO CONTO DELLA FAMA CHE DA GRAN TEMPO CIRCONDA QUESTE TERME DELLA PERLA, TANTO PIU’ NOTEVOLE IN QUANTO SPONTANEA E FORMATASI ALL’INFUORI DI OGNI RICHIAMO”.

Jula De Palma - Domani

venerdì 25 marzo 2016








BAGNO AL MORBO, ossia le Aquae Volaterranae, già descritte nella
Tabula Peutingeriana. Nel Comune di Castelnuovo di Val di Cecina,
Toscana.

Non è per fare pubblicità ad un mio saggio, pubblicato nell’anno 2000 e rapidamente esaurito,
<SOPRA LE TOMBE VECCHIE E’ PASSATO L’ARATRO. LA COMUNITA’ DI CASTELNUOVO DALL?INIZIO DEL XIV SECOLO ALLA MORTE DI MICHELE MARULLO (1500), che metto a promemoria questo breve estratto, ma per denunciare lo stato di totale abbandono nel quale si trovano le famose Terme.

Nell’anno 1477, nei verbali dei Consigli della Repubblica fiorentina e precisamente in quelli del mese di settembre, si trova scritto che le Terme del Bagno al Morbo sono molto nominate e le sue acque molto lodate e che, con opportune riparazioni sarebbe stato “el più degno Bagno che abbi tutta l’Italia”. E’ in questo periodo che a poca distanza, nel fossato, venne scoperta una sorgente d’acqua purgativa conosciuta col nome di !acqua di San Luigi. Lucrezia Tornabuoni, sposa fu di Piero di Cosimo di Giovanni de’ Medici, era una assidua frequentatrice delle terme di Bagno al Morbo ed anche in quest’anno, in maggio, vi si reca intrattenendosi a lungo e per quanto vi trovasse “stanze da archimisti e cimice che paiono capperi (così scrive Lucrezia al figlio Lorenzo il 10 maggio 1477), lo tiene in affitto  perpetuo per se e per i suoi figli e discendenti maschi  in infinito. Per ordine di Lucrezia un tale Oliviero, medico, “…ne ricercava e separava, distillava le acque e quelle della vena del “cacio cotto” trovava perfettissime  a scabie, agli asmatici et risolviva et mundificativa d’ogni macula del corpo, a dolori di giunture e di nerbi, e molte altre virtù si contengono in essa”. Lorenzo de’ Medici, “della patria sua splendidamente tiranno”, vi si recava annualmente, talvolta anche con madonna Clarice Orsini,  sua moglie,  e con un seguito numeroso di poeti, musici ed umanisti, senza badare alla incomodità del luogo e senza ricevervi che i soli familiari e vi si tratteneva  alternando la cura della sua indisposizione corporale con gli studi ed esercizi letterari che tanto lo dilettavano. La visione dei “Lagoni” viene richiamata da Lorenzo in una mirabile descrizione nel poema mitologico AMBRA, composto qualche anno più tardi:

Quando gonfiato e largo si restrigne
tra gli alti monti di una chiusa valle,
stridon frenate, turbide e maligne
l’onde, e miste con terra paion gialle:
e grave pietre sopra pietre pigne
irato a’sassi dell’angusto calle:
l’onde spumose gira e orribil freme,
vede il pastor dall’alto e, sicur, teme.
Tal fremito piangendo rende trista
la terra drento al cavo ventre adusta;
caccia col fumo fuor fiamma, acqua mista,
gridando, ch’esce per la bocca angusta,
terribile agli orecchi ed alla vista:
teme vicina il tuon alta e robusta
Volterra, e i lagoni torbidi che spumano:
e piove aspetta se più alto fumano.

Si prospetta in questi versi la spaventosa solitudine dei soffioni e dei lagoni, stretti nella valle del Torrente Possera, sulla quale incombono gli alti monti di Castelnuovo in una landa disabitata e selvaggia. Al Bagno al Morbo, nell’aprile 1484, Lorenzo riceverà da Bartolomeo Scala gli eleganti versi latini che quel Cancelliere della Repubblica fiorentina, buon letterato e poeta, frequentatore anch’esso del bagno per la sua podagra, aveva lì composti nell’estate precedente. Alcuni secoli dopo il naturalista Targioni Tozzetti prenderà visione di una relazione fatta dal dottor Pietro Leoni, medico personale di Lorenzo e di sua moglie Clarice, nella quale si afferma che “il Bagno a Morbo…tiene bagni di più sorti quasi lui solo, quanti insieme tutti gli altri d’Italia”. E’ infine noto che più grande potere curativo quelle acque lo esercitavano contro la sterilità delle donne. Pietro Leoni concluderà tragicamente la propria esistenza perché. essendosi sbagliato nella diagnosi di una malattia di Lorenzo, si getterà  per disperazione (o vi sarà gettato) nel pozzo della villa di Careggi a Firenze.

E pochi giorni or sono vi ho accompagnato una amica francese, letterata e ricercatrice storica, con la quale ho documentato in parte lo stato di incuria, abbandono e pericolosità  nel quale versa  Bagno al Morbo (per non parlare dell’adiacente ex Albergo termale La Perla, nonché della vicina Pieve Matrice di San Giovanni Battista a Morba!), nel constatare l’inefficienza globale delle italiche Istituzioni.  


lunedì 21 marzo 2016

Antonio Fini è morto!

Ieri è morto Antonio Fini, all’età di 64 anni. Era un “castelnuovino doc”, anche se cittadino del mondo. Amava la “compagnia” ed altre cose. Era un buontempone, si diceva, un po’ con “le tasche sfondate”, ma buono d’animo, forse troppo buono. Sono stato sempre un amico della sua famiglia, nonni compresi (la nonna era una eccezionale fungaia!), che abitavano a uscio con la casa dei miei nonni, parlo di quando Antonio non era ancora nato!, e successivamente, con suo zio Franco e con suo padre Mario, che frequentava la bottega di elettricità di mio zio Gino ed era un buon amico di Massimiliano, fidanzato con mia cugina Eleonora, che anch’io frequentavo. E’ sempre stato “democristiano”, cattolico, e successivamente un dirigente sindacale della Cisl-Flaei regionale, un mestierante, ma la nostra buona amicizia – nonostante la politica e l’ideologia ci dividessero -  non è mai venuta meno! Forse anche perché Mario l’avevo conosciuto a Siena, quando in estate andavo in vacanza da mio zio Zeffiro, “il Socio”, a Ravacciano, e lui corteggiava o era fidanzato con colei che sarebbe divenuta sua moglie, la bellissima Mara che abitava nei pressi della chiesa di San Martino, dietro Piazza del Campo. In realtà le belle donne senesi portate via da quella città furono due, due Mare! Antonio lavorava nella stessa fabbrica dove lavoravo io. Ha cambiato varie mansioni, ed infine era approdato a dirigere il Museo di Larderello, una attività che gli era congeniale data la sua facilità di rapporto con le persone. In pensione era approdato di nuovo a Castelnuovo, si era unito al gruppo dei “musicanti” paesani e faceva qualche sortita suonando la grancassa, un personaggio simpaticissimo. Anche “mecenate” perché aveva donato il suo archivio personale  alla Biblioteca Comunale! Si è trovato ammalato da poco tempo, ma in modo grave e non ce l’ha fatta a salvare la pelle. Ci parlavo spesso e l’ultima volta è stata pochi giorni fa’. Incredibile, abbiamo fatto anche delle risate, diceva di sentirsi molto meglio. Sono andato a dargli l’ultimo saluto stamattina, nella chiesina di San Rocco, mentre in tutto il paese nei capannelli delle persone si mormorava, attoniti e commossi, della sua improvvisa morte. C’è stata una continua processione  a dargli l’addio! Tra i suoi familiari mi sono intrattenuto con la sua mamma, Mara, ormai novantenne, ma lucidissima, al punto di ricordarsi di me dopo più di cinquant’anni che non ci vedevamo! Ed a ricordare Siena, la vecchia stazione ferroviaria, le mie cugine,  Ravacciano, San Martino e Salicotto, ed anche la sua bellezza, eleganza e civetteria! Molto charme la bionda Mara!

Il funerale ci sarà domani alle ore 15. Non mancherò. A Dio caro Antonio, ci mancherai.